Cefalù continua a confermarsi una delle mete turistiche più importanti della Sicilia, ma per compiere un vero salto di qualità servono infrastrutture, servizi e una strategia condivisa tra pubblico e privato. È questa la riflessione di Francesco Randone, vicepresidente di Federalberghi Palermo, che analizza l’andamento turistico del 2025 e le prospettive per la stagione estiva 2026, soffermandosi anche sui temi dell’overtourism, della qualità dei servizi e della necessità di ripensare il modello turistico dell’Isola.
“Per quanto riguarda Cefalù nel 2025 abbiamo mantenuto più o meno le stesse presenze dell’anno precedente. Ci siamo difesi abbastanza bene“, spiega Randone.
Per il 2026, però, qualche segnale di rallentamento si è già visto. “Nel mese di aprile c’è stata una leggera flessione, ma probabilmente è qualcosa che succede a livello internazionale, soprattutto sugli scali e sugli hub internazionali, dove alcune rotte sono state bloccate e altre hanno avuto rallentamenti”.
Nonostante questo, le prospettive per la stagione estiva restano positive. “Per la stagione attuale, che è già in corso, le previsioni sono comunque delle previsioni che ci lasciano ben sperare”.
Secondo il vicepresidente di Federalberghi Palermo, Cefalù ha ancora enormi margini di crescita. “È una destinazione che ha grandi potenzialità e che può sicuramente crescere e migliorare sia sotto l’aspetto strutturale sia sotto l’aspetto della qualità, del target e della clientela”.
Un percorso che, però, non può ricadere soltanto sugli operatori privati. “Gli imprenditori investono ogni anno per migliorare la qualità delle strutture e dei servizi, ma da soli non riusciamo a fare questo salto di qualità. Servono strategie e idee condivise con le pubbliche amministrazioni per migliorare infrastrutture, qualità e servizi della destinazione”.
Il tema centrale resta quello della qualità del turismo e della gestione dei flussi. Negli ultimi anni il dibattito sull’overtourism è diventato sempre più acceso, soprattutto nelle località ad alta vocazione turistica.
“Per migliorare la qualità del flusso turistico le aziende private continuano a investire, cercando di puntare su un target migliore e offrendo servizi sempre più qualificati ai clienti“, sottolinea Randone. “Ma deve crescere tutta la destinazione insieme, non soltanto le singole strutture”.
Da qui il confronto con altre realtà internazionali. “Guardando cosa hanno fatto i nostri competitor fuori dalla Sicilia, forse siamo ancora indietro“, osserva. “La qualità dei servizi pubblici deve migliorare, dalla viabilità alla fruizione delle bellezze che abbiamo”.
Randone cita alcuni dei punti strategici di Cefalù su cui intervenire. “Parlo del lungomare, della Rocca, del porto turistico, che dovrebbe essere qualificato meglio per poter ospitare un turismo nautico di livello, capace di portare anche un target più alto. Come tante altre destinazioni, Cefalù subisce un turismo mordi e fuggi che crea problematiche soprattutto sul traffico, sulla viabilità e anche sulla vivibilità della città, che è dimensionata per numeri ben precisi”.
Un fenomeno che, secondo Randone, rende ancora più urgente la necessità di una pianificazione capace di coniugare crescita turistica e sostenibilità urbana.



