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Dietro le quinte dei lavori all'Ars

“Una provocazione verso l’opposizione”: cosa c’è dietro la polemica del voto segreto sui debiti fuori bilancio

mercoledì 1 Aprile 2026
Stefano Pellegrino

Sala d’Ercole torna ad affrontare l’arduo test del voto segreto. Questa volta, però, a destrare sorpresa non sono stati i franchi tiratori, ma l’esito schiacciante della votazione. Un pomeriggio anomalo è andato in scena a Palazzo dei Normanni. Per la prima volta, dopo mesi e mesi di fragilità e crepe, il centrodestra è riuscito a non scivolare sullo scrutinio segreto. Una prova posta sui debiti fuori bilancio. Un episodio che non è passato inosservato, tra i volti increduli dei deputati di opposizione. Ma vediamo, tra incongruenze e perplessità, cosa è successo.

Pellegrino: “L’opposizione faccia pace con se stessa”

Superati in scioltezza la variazione di bilancio, in relazione alla cancellazione del debito delle Regioni nei confronti dello Stato riguardante le anticipazioni di liquidità, e l’ordine del giorno sul bilancio consolidato, che ha le sembianze di una vera e proprio luce in fondo al tunnel per i 259 Asu dei Beni Culturali, il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha posto in votazione quattro disegni di legge relativi ai debiti fuori bilancio, rispettivamente dei mesi di luglio, agosto, febbraio e gennaio. A sorpresa a chiedere il voto segreto non è stato né il Partito Democratico, né il Movimento 5 Stelle, bensì il capogruppo di Forza Italia Stefano Pellegrino. Ad evidenziare per primo lo stupore di questa scelta è stato il deputato pentastellato Luigi Sunseri, con i colleghi che hanno estratto il tesserino al momento della votazione, e che ha puntato il dito contro l’incoerenza del centrodestra (CLICCA QUI).

A fare chiarezza, ai microfoni de ilSicilia.it, appena terminati i lavori d’aula è stato lo stesso Pellegrino: “E’ stata una provocazione nei confronti dell’opposizione per capire cosa avrebbero fatto in caso di voto segreto. Loro si sono dimostrati per quello che sono togliendo le schede. Noi non le togliamo. Magari si vota e ci sono dei franchi tiratori. Loro invece rispetto ai loro comportamenti ordinari, l’atteggiamento ordinario dello scrutinio segreto, non hanno voluto partecipare al voto. Si tratta veramente di una contraddizione. Devono fare pace con loro stessi“.

Non si placano le polemiche

Le polemiche sono proseguite anche in serata, con le opposizioni che hanno ricordato e ribadito la fermezza dimostrata dai colleghi di centrodestra nell’impiego del voto segreto, un mezzo che contrasterebbe con la trasparenza delle attività parlamentari. Proprio l’abolizione del voto segreto, tanto auspicata dagli alleati, è uno dei punti principali della modifica al Regolamento Ars, bozza ai raggi X dell’apposita Commissione presieduta da Gaetano Galvagno (CLICCA QUI).

Per il capogruppo del Movimento 5 Stelle Antonio De Luca il voto segreto “per la maggioranza è pessimo, ma solo a convenienza. Per i debiti fuori bilancio Forza Italia, il partito di Schifani, lo ha riabilitato. Glielo ricorderemo quando si dovrà votare la modifica del regolamento annunciata dal presidente Galvagno e tanto cara al presidente Schifani che cercano in tutti i modi di tenere assieme i cocci di una maggioranza ormai in frantumi. Questa maggioranza non finisce mai di sorprendere. Oggi ha superato se stessa, toccando i più alti livelli di incoerenza mai visti in questo parlamento“.

In scia anche il Partito Democratico con il vicecapogruppo Mario Giambona: “Schifani e la sua maggioranza lo dicano con chiarezza: il voto segreto smette di essere un problema quando serve a coprire divisioni interne o a evitare assunzioni di responsabilità. È esattamente quanto accaduto oggi in Aula, durante l’esame dei debiti fuori bilancio: si predica trasparenza e si pratica l’esatto opposto. Ancora più grave è il comportamento del presidente della Regione, Renato Schifani, che non ha esitato ad avallare e utilizzare questo stesso strumento proprio nella seduta di oggi. È la dimostrazione plastica di un doppio standard: il voto segreto si attacca quando è scomodo e si invoca quando è utile. Altro che battaglia di principio, siamo davanti a un uso disinvolto delle regole istituzionali“.

Perché il voto segreto? Tutte le ipotesi

La mossa certamente è inaspettata. Un’altra lettura potrebbe essere legata ad una prova di forza, dopo giorni complicati e ad alta tensione dovuti all’esito del referendum. Ma non solo. Al termine dei lavori, intervistato da ilSicilia.it, il presidente della Regione Renato Schifani, ha risposto sorridendo e tirando corto, senza entrare troppo nel merito: “Questione tecnica(CLICCA QUI).

Proprio dietro le “questioni tecniche” potrebbe celarsi la verità. Già, perché porre il voto segreto su dei provvedimenti estremamente tecnici e ordinari come i debiti fuori bilancio e non su altro se si trattava solamente di una dimostrazione? L’operazione in realtà sarebbe più complessa. Dietro, infatti, vi sarebbe la necessità di coprire chi era pronto a votare contro. Dalla mancata approvazione dei debiti fuori bilancio ne conseguono responsabilità personale e grave irregolarità contabile. Insomma, secondo alcune voci raccolte tra i corridoi di Palazzo dei Normanni si sarebbe trattata dell’ennesima operazione per tentare di mettere una pezza ai possibili e ipotetici scivoloni di un centrodestra ormai sempre più in affanno tra i banchi di Sala d’Ercole.

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