La Sicilia affronta una delle crisi idriche più complesse degli ultimi decenni. Dopo anni di siccità e precipitazioni sotto la media storica, la gestione delle risorse idriche è tornata al centro del dibattito pubblico, economico e politico.
La stagione delle piogge degli ultimi mesi ha riportato qualche sollievo, ma il quadro resta critico e segnato da difficoltà strutturali.
I numeri sugli invasi: aumento rispetto al passato, ma non basta
Secondo gli ultimi dati ufficiali della Regione Siciliana, al 13 marzo 2025 i bacini artificiali dell’isola contenevano complessivamente circa 345 milioni di metri cubi d’acqua, con un incremento di circa 15% (46 milioni di metri cubi) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente grazie alle piogge di fine inverno.
Tuttavia, questi numeri non raccontano l’intero problema. Alcuni invasi importanti, come Garcia e Trinità, sono praticamente vuoti o sotto la soglia di guardia, secondo le recenti segnalazioni delle associazioni cooperative locali, che mostrano un sistema di gestione idrico “inadeguato e lontano dagli standard necessari”.
Anche secondo i dati degli ultimi mesi viene fuori come numerosi bacini siciliani restano molto lontani dalle capacità ottimali di invaso. Le precipitazioni autunnali, deboli e irregolari, non hanno permesso di ripristinare volumi adeguati, lasciando la regione in uno stato di forte vulnerabilità idrica. In alcune aree interne, dove gli invasi minori rappresentano l’unica fonte per agricoltura e usi civili, la situazione è definita dagli stessi sindaci “insostenibile”.
Nello specifico, nel mese di dicembre, l’Ancipa ha raggiunto i 12,51 mmc. Il lago Arancio5,27; il Castello 5,07; il Cimia 1,76; il Comunelli 0,10; il Disueli 0,04; il Don Sturzo 30,73; il Fanaco 1,68; il Furore 0,89; il Gammauta 0,09; il Garcia 6,08; il Gorgo 0,35; il Lentini 77,43; il Nicoletti 4,58; l’Olivo 3,03; il Paceco 2,13; il Piana degli Albanesi 5,68; il Piano del Leone 1,52; il Poma 15,26; il Pozillo 3,11; il Prizzi 1,31; il Ragoleto 4,83; il Rosamaria 15,62; il Rubino 1,24; il San Giovanni 4,81; il Santa Rosalia 9,06; lo Scalzano 3,72; lo Sciaguana 4,01, il Trinità 5,10 e il Zafferana 0,01.
Inoltre, parte dell’acqua accumulata dopo le piogge è stata svuotata perché gli invasi non sono collaudati per il riempimento massimo, un paradosso che sottrae risorse preziose in un momento di forte domanda.
Solo qualche settimana fa, infatti, è stato aggiornato il Piano di tutela delle acque della Regione Siciliana, che attraverso l’Autorità di bacino della Presidenza, ha redatto l’aggiornamento del Piano di tutela delle acque alla luce delle novità introdotte dalla recente normativa nazionale e comunitaria e anche in considerazione della persistente crisi idrica legata ai prolungati periodi di siccità che interessano il territorio regionale.
Si tratta di uno strumento fondamentale per il soddisfacimento dei fabbisogni civili, agricoli e produttivi, nonché per la tutela della qualità delle acque e la salvaguardia degli ecosistemi acquatici.
Il documento analizza l’utilizzo delle risorse idriche e pianifica le misure e gli interventi necessari per una gestione sostenibile, nonché per la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici e delle situazioni di emergenza idrica. L’elaborato, che sarà sottoposto per un periodo minimo di sei mesi a tutti gli stakeholders per una consultazione pubblica, propone un’analisi della disponibilità delle risorse, della domanda e dei principali usi (potabile, irriguo, industriale), valutando le pressioni esercitate sui corpi idrici superficiali e sotterranei e le strategie di gestione adottate, tra cui investimenti infrastrutturali, riduzione delle perdite, misure di efficienza, sistemi di monitoraggio e pianificazione per eventi estremi.
Agricoltura e economia sotto stress
Il settore agricolo, tradizionale cuore dell’economia siciliana, paga il prezzo più alto. Le associazioni di categoria e i consorzi denunciano perdite di raccolto fino al 70% in alcune aree della provincia di Trapani e problemi gravi per colture come agrumi, olive e foraggi. La siccità prolungata ha portato molte aziende a dichiarare che la crisi idrica non è più solo un’emergenza stagionale, ma un disastro sistemico annunciato.
Il problema è aggravato da infrastrutture antiquate e reti idriche vetuste: secondo dati ISTAT oltre il 50% dell’acqua immessa nella rete viene dispersa a causa di perdite, rendendo ancora più difficile soddisfare i bisogni irrigui e potabili.
Le istituzioni regionali ammettono la serietà della situazione ma rivendicano interventi e progetti per fronteggiarla.
Il vicepresidente e assessore all’Agricoltura, Luca Sammartino, ha incontrato i sindaci dell’ATI di Trapani per illustrare misure emergenziali e progetti strutturali, tra cui il collegamento tra le dighe Arancio e Garcia per trasferire risorse idriche tra invasi, con tempi di realizzazione previsti a breve.
La giunta regionale, guidata dal presidente Renato Schifani, ha più volte espresso la volontà di rafforzare i progetti infrastrutturali idrici e chiedere lo stato di emergenza nazionale, per garantire approvvigionamento potabile, agricolo e zootecnico.
Incentivi e interventi per il settore
Per mitigare l’impatto economico sugli agricoltori e sulle imprese, la Regione, insieme allo Stato, ha già previsto ingenti aiuti economici negli scorsi anni (circa 40 milioni di euro) destinati alle aziende colpite dalla siccità e per interventi di irrigazione d’emergenza.
Tra gli strumenti messi in campo abbiamo in primis contributi e bandi per l’adeguamento delle infrastrutture aziendali, come cisterne, impianti di irrigazione a goccia e tecnologie di efficientamento idrico. La semplificazione delle procedure per l’accesso ai finanziamenti pubblici e fondi europei per investimenti in sistemi di accumulo e utilizzo delle acque meteoriche. E progetti di manutenzione straordinaria delle reti idriche e interventi per ridurre perdite nelle condotte primarie.
Verso un modello di gestione più resiliente?
Nonostante qualche miglioramento nei livelli degli invasi, resta la consapevolezza che la gestione delle risorse idriche in Sicilia deve cambiare profondamente: dall’efficientamento delle reti alla manutenzione degli invasi, passando per politiche integrate di uso dell’acqua che guardino al clima e alle esigenze future.




