Subito 50 milioni di euro in campo per fronteggiare lo stato di emergenza regionale, che avrà la durata di dodici mesi, e permettere alla Sicilia falcidiata dal ciclone Harry di rialzarsi. E’ questo l’annuncio arrivato nella tarda mattinata di giovedì, nel corso della conferenza stampa, dal presidente della Regione Renato Schifani, a Palazzo d’Orleans, al termine della giunta straordinaria. All’ordine del giorno anche il via libera alla richiesta del riconoscimento dello stato di emergenza di rilievo nazionale.
Le prime stime della Protezione civile regionale parlano di oltre 740 milioni di euro di danni, cifra da cui sono esclusi i danni economici subiti dalle attività produttive, ricettive e turistico-balneari causati dalla sospensione delle stesse per il tempo necessario al ripristino delle strutture, e i danni al settore agricolo la cui valutazione sarà fornita dall’assessorato dell’Agricoltura. Inoltre, è stata richiesta anche una ricognizione delle infrastrutture portuali siciliane (CLICCA QUI).
Da dove arriveranno le risorse?
Ma che cosa prevede la delibera di giunta?
Vediamo nel dettaglio. In prima battuta la nomina del Commissario delegato alla realizzazione degli interventi necessari, individuato nel dirigente generale del Dipartimento regionale della protezione civile Salvo Cocina.
Nel documento, inoltre, sono indicati i capitoli da cui attingere per ricavare le risorse necessarie per garantire i primi interventi urgenti. In totale si tratta di 50 milioni di euro. Nello specifico saranno 12,5 milioni per interventi di parte corrente e 37,5 milioni per interventi spese in conto capitale.
Per gli interventi di parte corrente saranno impiegati: 8 milioni dal fondo di riserva spese impreviste; 3 milioni dal fondo regionale per gli interventi di parte corrente conseguenti alla dichiarazione dello stato di crisi e di emergenza regionale di competenza del dipartimento protezione civile; 1,5 milioni dalle spese di prima assistenza e per pronto intervento in occasione di pubbliche calamità o per la difesa della salute o per l’incolumità pubblica e per l’acquisizione di mezzi e servizi diretti a fronteggiare i danni conseguenti agli stati di emergenza in Sicilia.
Per gli interventi in conto capitale saranno impiegati: 2,5 milioni dal fondo per le emergenze di conto capitale per la realizzazione di lavori per fronteggiare l’emergenza e mitigare la crisi di competenza del dipartimento protezione civile; 1,432 milioni dagli interventi in emergenza e post emergenza in ordine a eventi calamitosi verificatisi nel territorio della regione; 4,5 milioni giungeranno dalla revoca delibera di giunta n.202/2022 che riguarda il complesso immobiliare afferente il compendio produttivo della Pumex S.p.A. in Lipari (Messina); 10 milioni giungeranno dalla revoca della delibera di giunta n. 24/2020 che riguarda i protocollo di intesa tra la Regione Siciliana e il Comune di Palermo per la ristrutturazione e la rifunzionalizzazione del Padiglione 20 della ex Fiera del Mediterraneo da destinare a Centro congressi nella città di Palermo; 19 milioni giungeranno dalle risorse ex art. 38 Statuto a seguito della cancellazione, al 31/12/2024, delle somme perenti relative al cap 672426.
Ma non solo. Dai fondi globali arriveranno ulteriori risorse, con un disegno di legge finanziario che dovrà essere approvato dall’Ars. Dalla delibera di giunta si apprende che “20 milioni di euro, di cui 3 milioni di euro per spese correnti e 17 milioni di euro per spese in conto capitale, nonché 10 milioni di euro destinati a reintegrare, anche parzialmente, gli stanziamenti di alcuni capitoli che verranno utilizzati con la presente deliberazione e, in particolare, 8 milioni di euro per il Fondo spese impreviste e 2 milioni di euro per i capitoli di spesa del Dipartimento regionale della protezione civile“.
La fotografia dell’Isola
Durante la conferenza, è stato fornito un prospetto relativo alla stima dei danni causati dal ciclone Harry. La provincia più colpita è quella di Catania, in cui saranno necessari oltre 244 milioni di euro di investimenti. Seguono Messina (202,5 milioni), Siracusa (159,8 milioni), Agrigento (33 milioni), Ragusa (29,9 milioni), Palermo (23,2 milioni), Trapani (18,1 milioni), Caltanissetta (15,8 milioni) ed Enna (14,8 milioni). Il settore più colpito è quella della viabilità, il quale registra 273,8 milioni di euro di danni. Criticità riguardano inoltre il mondo delle attività produttive (73,9 milioni), porti (85,7 milioni), edilizia pubblica (58,7 milioni), edilizia residenziale (46,6 milioni), dissesto idrogeologico (112,9 milioni), ristori (51 milioni) e danni di altro genere (39,7 milioni).
Ma entriamo più nel dettaglio all’interno della relazione stilata dalla Protezione civile regionale.
L’analisi pluviometrica mostra che nel periodo compreso fra le 00:00 del 19 gennaio e le 06:00 di 21 gennaio, sono stati raggiunti valori cumulati di pioggia superiori a 400 mm in diverse stazioni della rete di monitoraggio idro-meteo del Drpc Sicilia, tutte ubicate nella parte orientale dell’Isola. Nella sola giornata di martedì 20 gennaio, sono stati registrati valori di cumulate di pioggia superiori a 250 mm a Mascalucia e a Carlentini.
Un ruolo fondamentale è stato ricoperto in prima battuta delle informazioni tempestive della Protezione civile regionale e in un secondo momento dalle ordinanze e dalle restrizioni portate aventi nelle ore più critiche dai sindaci. Nella giornata di martedì 20 si registrano 333 Centri operativi comunali attivati e n. 379 scuole chiuse, con 242 organizzazioni di volontariato attivate, 1131 volontari e 296 mezzi in azione. Nella giornata di mercoledì 21, invece, si registrano 283 Centri operativi comunali attivati e 516 scuole chiuse, con 113 organizzazioni di volontariato attivate, 430 volontari e 105 mezzi in azione.
Le fortissime mareggiate “abbattutesi soprattutto nelle giornate del 19, 20 e 21 gennaio alimentate dalle raffiche di vento fino a tempesta, le copiose precipitazioni che hanno raggiunto in alcune aree cumulate nelle 48 ore maggiori di 400 mm, hanno determinato danni alle infrastrutture stradale lungo le coste, con distruzione della sede stradale, delle opere di protezione e dei sottoservizi, danni alle infrastrutture portuali e ferroviarie, ad edifici privati, aziende, strutture ricettive ed edifici pubblici. Nello specifico i Comuni della costa ionica del Siracusano, del Catanese e del Messinese e in parte del Ragusano e dell’Agrigentino” mentre “il considerevole aumento delle portate dei corsi d’acqua ha determinato l’esondazione di numerosi fiumi e torrenti, fra cui l’Anapo e il Porcaria nel Siracusano, con allagamenti di centri abitati e sottopassi“.



