Palermo è la città più trafficata d’Italia. Non è una sensazione diffusa tra gli automobilisti e nemmeno l’ennesima lamentela da bar. Lo certificano i numeri del TomTom Traffic Index, uno dei principali report internazionali sulla congestione urbana, basato sui dati reali di milioni di spostamenti.
Secondo l’ultima edizione dell’indice, il capoluogo siciliano guida la classifica nazionale per livello di congestione, superando città come Roma, Milano e Napoli. Un primato poco invidiabile che fotografa una mobilità urbana sempre più lenta e inefficiente.
I numeri della congestione
Il capoluogo siciliano è da sempre associato, anche nella cultura popolare, a un traffico caotico e “tentacolare”, come recitava lo zio avvocato nel film Johnny Stecchino. Ma quanto c’è di vero in questa fama? Il dato più significativo è il livello medio di congestione, che a Palermo supera il 50%. In termini concreti si intende un tragitto che, in condizioni ideali, richiederebbe 30 minuti, ne impiega oltre 45 nelle ore di punta. La velocità media di percorrenza si ferma, invece, intorno ai 27 km orari, una delle più basse tra le grandi città italiane.
Ancora più eloquente è il tempo perso in strada, un automobilista palermitano trascorre quasi 100 ore all’anno bloccato nel traffico. Ore sottratte al lavoro, alla vita privata, alla produttività complessiva della città.
Le cause sono sicuramente strutturali e stratificate. Palermo paga decenni di sviluppo urbano sbilanciato sull’uso dell’auto privata, una rete stradale spesso inadeguata ai flussi attuali e un trasporto pubblico che fatica a essere competitivo per capillarità, frequenza e affidabilità.
Ma il traffico “puro” non è l’unico fattore che rende difficili gli spostamenti a Palermo e nella sua provincia. Buche, cantieri permanenti e manutenzione stradale carente contribuiscono a creare un mix esplosivo. Le strade dissestate sono una costante lamentela dei cittadini, tombini sprofondati, asfalti rattoppati e voragini improvvisate mettono a rischio sicurezza. A questo si aggiungono cantieri infiniti, doppie file croniche, carenza di parcheggi di interscambio e una cultura della mobilità sostenibile che stenta a decollare.
Il risultato è una città in cui spostarsi, anche per pochi chilometri, diventa ogni giorno una sfida.
L’impatto su ambiente e salute
Il traffico non è solo un problema di tempo. L’elevata congestione contribuisce in modo necessariamente diretto all’inquinamento atmosferico, aumentando le emissioni di CO₂ e di polveri sottili. Secondo gli esperti di mobilità urbana, una città bloccata è anche una città più rumorosa, più stressante e meno vivibile.
Le conseguenze si riflettono sulla salute dei cittadini e sull’attrattività turistica ed economica di Palermo? Certo, parliamo di una città che purtroppo fatica a presentarsi come una metropoli moderna ed efficiente.
Bisogna “uscire dall’ingorgo”
Negli ultimi anni non sono mancati interventi e annunci, l’estensione delle zone a traffico limitato, nuove linee del tram, promozione della mobilità dolce. Tuttavia, i dati indicano che le misure adottate non sono ancora sufficienti a invertire la tendenza.
Gli esperti concordano su un punto. Senza un deciso cambio di paradigma, investimenti seri nel trasporto pubblico, integrazione tra i diversi mezzi, riduzione dell’uso dell’auto privata, Palermo rischia di consolidare questo primato negativo anche negli anni a venire.
Un primato da rovesciare
In sintesi, i dati del TomTom Traffic Index 2025 attestano chiaramente che Palermo è attualmente la città più trafficata d’Italia in termini di congestione media. A questo si aggiunge una situazione di degrado stradale e cantieri cronici che rende lo spostamento quotidiano un’impresa ancora più ardua rispetto ad altre realtà urbane.
Essere la città più trafficata d’Italia non è solo una statistica, ma è lo specchio di un modello urbano che mostra tutti i suoi limiti. La sfida è trasformare questi numeri in un punto di partenza, non di arrivo.
Perché una città che scorre meglio è anche una città che vive meglio.





