Il Palermo torna a riassaporare il sapore amaro della sconfitta. Dopo quattordici risultati utili consecutivi i rosanero scivolano a Pescara. Termina 2-1 la ventisettesima giornata del campionato di serie B. All’Adriatico aria di festa. La Cenerentola del campionato, e peggior difesa, alza la testa e lancia un chiaro segnale alle dirette concorrenti. I siciliani, dal canto loro, subiscono un vero e proprio shock, cadendo rovinosamente e rischiando di perdere il contatto con le prime della classe al comando della classifica.
L’approccio dei rosanero è sbagliato e non basta il solo Pohjanpalo per sistemare le cose. Rientrato dall’esperienza oltreoceano, a distanza di quattordici anni, Insigne si riprende il Pescara donando nuova linfa ad una squadra che sembrava già aver perso le speranza. Ma non è ancora detta l’ultima e il carattere dimostrato contro i rosa ne è l’esempio. A sugellare il ribaltone è stato infine Meazzi, con il colpo di grazia finale. Il Pescara si rivela così vero e proprio tallone d’Achille per mister Inzaghi, che già nel 2019, con il suo Benevento dei record, aveva subito un inaspettato ko. Un monito lanciato dal tecnico in conferenza stampa, ma che a conti fatti sembra non essere bastato.
E’ 3-4-2-1 per la formazione palermitana: Joronen tra i pali; Peda, Magnani e Ceccaroni in difesa; Pierozzi e Augello quinti, rispettivamente a destra e a sinistra; capitan Segre e Ranocchia cuore del centrocampo; Palumbo e Johnsen alle spalle di Pohjanpalo. A questo giro è dunque il norvegese a spuntarla, strappando il posto a Le Douaron, tra i più in forma nelle ultime uscite. Assente, a causa di una sindrome influenzale, invece Bani, nonostante figurasse tra i convocati alla vigilia.
Avvio sottotono per la compagine del tecnico piacentino, che fatica nel giro palla e nel palleggio. La peggior difesa della serie B non è da sottovalutare. Tante cose sono cambiate dal 5-0 della partita di andata al Barbera. I delfini sfoggiano il meglio del calciomercato invernale, affidandosi totalmente nelle mani di Brugman e Insigne. La lontananza per tanti anni dal campionato italiano e una condizione fisica non del tutto brillante non condizionano l’ex Napoli che tra tunnel, numeri, giocate e conclusioni si conferma giocatore dalla tecnica sopraffina e ben al di sopra della categoria.
Il primo guizzo del club di viale del Fante arriva al settimo minuto. Sfruttando un corner in favore dei padroni di casa, Palumbo scappa via lungo la corsia mancina. Saio intercetta goffamente il pallone che taglia l’area giungendo nei radar di Segre, ma il numero 8 non riesce a coordinarsi bene, sfoderando un destro al volo debole e decisamente fuori misura. Botta e risposta degli abruzzesi, con la conclusione di Insigne da una punizione dal limite dell’area deviata sopra la traversa da Joronen. Il Palermo si riaffaccia dalle parti di Saio appena tre minuti dopo: la cavalcata di Augello termina con un ottimo suggerimento per Johnsen, il numero 7 aggancia male, ma la conclusione è insidiosa al punto da costringere Saio ad allungare il guantone, deviando in angolo.
Gli ospiti arretrano e scompaiono con il passare del tempo. Sempre meno incisivi e lucidi i rosa corrono più di qualche rischio, senza mai accarezzare l’idea concreta di poter riscrivere il tabellino. I siciliani soffrono non solo le incursioni dell’attaccante rimpatriato dopo l’esperienza oltreoceano, in particolar modo Peda e Segre, ma anche gli ultimi venti metri di campo, dimostrandosi fin troppo evanescenti e rendendo sempre più evidente il divario e la distanza tra i reparti. Emblematica la prestazione opaca di Augello: tanti palloni tra i piedi, riuscendo a capitalizzare poco o nulla. Unico tentativo degno di menzione la parabola di Palumbo per l’incornata di Pierozzi, rispedita al mittente da Saio. Il Pescara gioca e si diverte, scrollandosi dalle spalle il peso della classifica. A stretto giro di posta ci provano prima Russo e poi Acampora. Nel recupero il brivido: Insigne su punizione detta i tempi per lo schema; Di Nardo taglia la difesa e con la punta del piede destro scavalca Joronen, senza però inquadrare lo specchio della porta.
Al rientro dagli spogliatoi Inzaghi corre ai ripari, pronto a dare uno scossone alla propria squadra: fuori l’ammonito e gravemente in difficoltà Peda, dentro Bereszynski. La ruota inizia a girare: ottimo lavoro di Segre a centrocampo, scambio telecomandato con Johnsen e assist tra le linee per Pohjanpalo. Il finlandese non se lo lascia ripetere due volte e alla prima vera occasione del match buca la rete: 0-1.
La gioia dura pochi istanti. Proprio nel maggior momento di difficoltà che Insigne si carica gli abruzzesi sulle spalle. Al cinquantacinquesimo Joronen sbaglia il rinvio, intercettato da Di Nardo di testa. Tanto basta per innescare il numero 11, che in scioltezza supera l’estremo difensore finlandese: 1-1. Sulle ali dell’entusiasmo i padroni di casa sono inarrestabili, con Joronen è costretto a superarsi su Russo e il tiro potente e velenoso di Faraoni.
Urgono cambi e al sessantaduesimo è il momento di Blin e Le Douaron al posto di Ranocchia e Johnsen. Partita macchiata da qualche errore di troppo per il numero 10, totalmente da dimenticare per l’ex Cremonese. La sfida non cambia volto neanche al sessantottesimo, con l’uscita di Insigne al posto di Meazzi. Proprio quest’ultimo, seguito poco dopo da Russo tentano persino il sorpasso. Sul finale il tecnico piacentino termina i cambi nel giro di appena cinque minuti: fuori Segre dentro Gomes, fuori Magnani dentro Veroli.
Il numero 72 si trasforma, involontariamente, in protagonista, ma in negativo. All’ottantasettesimo succede così l’inevitabile. Meazzi tenta la conclusione dal limite sporcata dalla deviazione di Veroli. Spiazzato Joronen e il Pescara la ribalta: 2-1.



