La carriera lavorativa o i figli? E’ questo il quesito che piomba ancora e inesorabilmente nella vita quotidiana delle donne siciliane strette tra la voglia di maternità ed un territorio fin troppo sterile nel riuscire a produrre delle risposte concrete. A testimoniare e certificare tale immobilismo sono due dati lampanti: il drastico calo delle nascite avvenuto negli ultimi anni e il tasso di occupazione femminile che, nonostante tutto, fatica a decollare. Ma ad oggi è ancora pensabile dover scegliere tra una delle due possibilità senza poter trovare una soluzione capace di conciliare e far convivere sfera privata e professionale?
Certamente non esiste un solo fattore o una sola causa, ma alcuni tasselli potrebbero rivelarsi più determinanti di altri. E’ il caso degli asili nidi. Proprio su questo tema verte il disegno di legge presentato all’Ars dal leader di Controcorrente Ismaele La Vardera e nato da un’idea di Cristiana Rizzo, presidente del dipartimento Pari opportunità del movimento.
Il disegno di legge “Disposizioni urgenti per il Piano straordinario ‘Mille Asili’ e per lo sviluppo dei servizi educativi 0-3 anni in Sicilia” è sbarcato a Palazzo dei Normanni a fine novembre. Poi un silenzio lungo tre mesi. A fine febbraio La Vardera ha così inviato una mail indirizzata al presidente della VI Commissione Salute, Servizi Sociali e Sanitari, Pippo Laccoto, con la richiesta di calendarizzare il ddl, un provvedimento che “riveste carattere strategico per il sistema dei servizi alla persona in Sicilia, in quanto finalizzato a colmare il significativo divario territoriale nell’offerta di asili nido e servizi educativi per la prima infanzia, sostenere le famiglie, favorire la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro e promuovere lo sviluppo educativo precoce dei bambini. La persistente carenza di posti disponibili e la disomogeneità dell’offerta sul territorio rendono infatti necessario un intervento normativo organico e urgente, capace di attivare nuove strutture, potenziare i servizi esistenti e garantire l’utilizzo tempestivo delle risorse già programmate“.
Ma ad oggi tutto ancora tace. E neanche gli auguri speciali via social di tutto il movimento di Controcorrente in occasione dell’8 marzo, con l’appello di avviare l’esame del ddl all’Assemblea regionale, per il momento, sembrano aver fatto effetto.
I numeri in Sicilia
In Sicilia solo il 13,9% dei bambini tra 0 e 2 anni dispone di un posto nei servizi educativi della prima infanzia, contro una media nazionale del 30%. Ben lontano dal nuovo obiettivo europeo del 45% per il 2030. Ad usufruire dei servizi educativi comunali o convenzionati con i Comuni è 6,6% dei bambini. A questi numeri si aggiunge l’incapacità della Sicilia nell’investire sulle famiglie: 391 euro per bambino, meno della metà della media italiana, che supera i mille euro.
Numeri per nulla incoraggianti che riguardano anche l’occupazione femminile, in Sicilia tra i tassi più bassi d’Europa. Donne che rinunciano al lavoro o accettano impieghi part-time involontari, Comuni senza asili nido, liste d’attesa interminabili, mancanza di orari flessibili e famiglie costrette ad arrangiarsi.
Il ddl
Cosa prevede dunque “Mille Asili”? Il nome è già abbastanza esplicativo. Si tratta di un piano pluriennale per creare, ampliare o riattivare mille nuove strutture pubbliche o convenzionate. Una rete diffusa in tutti i Comuni, compresi i più piccoli e quelli più emarginati nelle aree interne. Quattro sono i pilastri su cui si regge il ddl: la gratuità o quasi-gratuità per la maggior parte delle famiglie; orari flessibili e servizi; incentivare il lavoro femminile; il congedo parentale per i padri.
La proposta prevede così l’istituzione di un sistema di fasce per rendere gratuiti i nidi per le famiglie con redditi medio-bassi e con agevolazioni per tutte le altre. Gli asili dovranno così rispecchiare le esigenze delle famiglie e rispondere alle loro criticità con una rete regionale per la prima infanzia: orari estesi, servizi estivi, nidi aziendali e intercomunali, micro-nidi di prossimità, convenzioni con imprese e cooperative locali.
Torna alla ribalta anche il tema relativo al congedo parentale per i padri, che potrà essere utilizzato in forma continuativa o frazionata e fruito anche in modalità part-time, nel rispetto delle esigenze familiari e organizzative. La Regione sarà chiamata o sostenere economicamente, tramite contributi o integrazioni al reddito, i lavoratori che usufruiscono del congedo, con priorità per coloro che appartengono a nuclei a basso Isee. Attenzione focalizzata anche sui datori di lavoro che favoriscono la piena fruizione del congedo parentale, per i quali sarà prevista la possibilità di accedere ad incentivi regionali, certificazioni di qualità sul welfare aziendale e misure premiali nei bandi pubblici. Una misura che, al col tempo, permetterebbe di ridurre la domanda di servizi 0-3, consentendo una programmazione più efficiente dei posti disponibili. Un’interazione, quella tra congedo e rete dei nidi, che punta a creare un sistema misto più resiliente e sostenibile in termini di costi pubblici.
Un progetto ambizioso che punta a triplicare l’attuale investimento regionale attraverso fondi europei (Fse+, Fesr), Pnrr residuo, cofinanziamento pubblico-privato e una riorganizzazione efficiente della spesa sociale regionale. Il ddl, inoltre, prevede l’istituzione di un rapporto annuale sulla prima infanzia per misurare il numero di posti creati, di bambini che accedono ai nidi, la variazione dell’occupazione femminile e la riduzione delle disuguaglianze territoriali.
Un’occasione persa già a livello nazionale
Si torna così a parlare di congedo parentale per i padri, a poche settimana di distanza dalla bocciatura della Camera dei Deputati che ha approvato una serie di emendamenti soppressivi presentati dalla Commissione Bilancio a seguito di rilievi sulle coperture finanziarie. La proposta di legge unitaria delle opposizioni sul congedo paritario prevedeva un congedo di 5 mesi per ciascun genitore con retribuzione garantita al 100% dello stipendio, rispetto all’attuale sistema che prevede percentuali variabili tra l’80% e il 30%.
Eppure l’Italia negli ultimi anni ha assistito ad un incremento significativo nell’utilizzo del congedo di paternità. I dati Inps mostrano che tra il 2013 e il 2022 la percentuale di padri che hanno usufruito di questo diritto è più che triplicato. Un cambiamento che riflette un desiderio crescente dei padri di essere più presenti nella vita dei figli fin dai primi giorni. Oggi il congedo obbligatorio per i padri è di soli 10 giorni. Il congedo paritario in tal senso poterebbe benefici anche alle madri, riducendo, anche in maniera sensibile il divario di genere nel mondo del lavoro, promuovendo una cultura della cura condivisa.
La Sicilia si muove così in direzione opposta. Che possa trasformarsi e rivelarsi promotore di questa iniziativa?
La sfida mancata del Pnrr
In realtà quando si parla di asili nido è impossibile non fare riferimento anche alle tante sfide mancate. Il Pnrr è una di quelle. La Missione 4 “Piano asili nido e scuole dell’infanzia” destina circa 3,3 miliardi di euro totali per nuovi posti nido e scuole dell’infanzia, mirati a ridurre il divario territoriale. I progetti, però, procedono a rilento a pochi mesi ormai dalla scadenza, prevista a giugno. In Sicilia, secondo i dati ReGiS (la piattaforma del ministero dell’Economia e delle Finanze) dello scorso ottobre una delle situazioni più allarmanti, dove i pagamenti effettuati sono fermi al 26,1% dei finanziamenti complessivi. Nel complesso si tratta di 239 progetti finanziati e solo 16 completati, il 6,7%.



