Nessun riscatto dopo Monza. Neanche il caldo abbraccio del Renzo Barbera è riuscito a far riassaporare il dolce sapore dei tre punti agli uomini di Pippo Inzaghi. In una partita ricca di emozioni, con tante occasioni per i rosa, e un pizzico di sfortuna, oltre a qualche sbavatura di troppo costata cara, il Palermo non riesce ad andare oltre il pari contro la Juve Stabia. Termina così 2-2 la trentunesima giornata del campionato di serie B, spezzando il filotto di nove di vittorie consecutive, ad un passo dalla cifra tonda. A segno, davanti ai 23.733 tifosi presenti tra gli spalti ad assistere alla gara, Pohjanpalo e Bani, Leone e Mosti per gli ospiti. I siciliani restano così al quarto posto in classifica, a quota 58.
Il tecnico piacentino rivede una pedina per reparto. Inamovibile in porta Joronen. Difesa a tre con Bereszynski, al posto di Peda, capitan Bani e Ceccaroni. Quinti, rispettivamente a destra e a sinistra, Pierozzi e Augello. A centrocampo Segre questa vota con Blin, in sostituzione dello squalificato Ranocchia. In avanti Pohjanpalo, supportato alle spalle da Palumbo e da Johnsen. Per il norvegese ritorno da titolare per far rifiatare Le Douaron.
La partenza è delle migliori. Pressing alto e fiato sul collo dei campani. I rosa mantengono saldo il giro palla per i primi dieci minuti. Poi una piccola sbavatura e il tabellino magicamente si trasforma. Gli ospiti sfruttano una punizione a ridosso della propria area di rigore per innescare la ripartenza e mandare in blackout la difesa rosa. Okoro sfugge dalla grinfie di Bani, accende i motori e scappa via. Il duetto con Mosti, bravo a saltare Bereszynski, incanta la retroguardia e il contatto tra Joronen e il numero 90 si rivela fatale: giallo per il finlandese e calcio di rigore. Confermata la decisione al var, dal dischetto Leone non sbaglia: 0-1.
Il club di viale del Fante subisce il colpo, perde lucidità, precisione e smalto nei passaggi. Il numero dei contrasti e delle seconde palle vinte cala e la porta di Confente appare sempre più come un miraggio. Per assistere alla prima ghiotta chance a tinte rosanero bisognerà attendere il venticinquesimo minuto di gioco: azione tutta sviluppata lungo la corsia mancina, Augello e Johnsen confezionano per Pohjanpalo, ma il sinistro del bomber vichingo non è ben angolato e l’estremo difensore gialloblù respinge in corner.
Le incursioni delle vespe si dimostrano sempre più pungenti, punzecchiando i meccanismi arrugginiti del centrocampo, oggi meno omogeneo e compatto del solito. Un vero e proprio buco in mezzo al campo, complice anche di una manovra offensiva poco fluida e priva di fantasia. L’ultimo quarto d’ora è di totale assedio per la formazione di casa. Un possesso che si rivela però inconcludente, capace di portare i primi frutti solo alla soglia del quarantesimo, con l’assist al bacio di Palumbo per l’incornata di Segre, ma la sfera colpisce l’incrocio dei pali, tra lo stupore dei tifosi tra gli spalti del Barbera. Non bastano neanche i tre minuti di recupero e l’ultimo corner non aggiusta le cose, con Pierozzi che di testa spedisce alto sopra la traversa.
Al rientro dagli spogliatoi Inzaghi cambia rotta e spinge il piede sull’acceleratore: fuori Bereszynski, dentro Le Douaron. Il Palermo suona subito la carica, con un tiro da circa 25 metri di Johnsen, tra i giocatori più in ombra e sottotono del primo tempo e tanti palloni sbagliati sulla trequarti. Nonostante le buone impressioni di Monza, a cui va il merito di aver regalato qualche guizzo, l’ex Cremonese spreca così la chance regalatagli dal tecnico. In assenza di idee e spinta propulsiva, in mancanza di Ranocchia, Palumbo si ridisegna “tutto-campista”, onnipresente su ogni palla e burattinaio della manovra rosanero.
Appena dieci minuti dopo il mister piacentino riequilibra l’undici in campo, con l’ingresso di Rui Modesto per Blin, e Pierozzi spostato sul braccetto di destra. Prestazione non disastrosa per il francese, ma comunque insufficiente e non abbastanza per riscattare l’espulsione casalinga contro il Mantova. Al sessantesimo l’episodio che svolta la gara. Dagli sviluppi di un calcio d’angolo Confente colpisce e atterra Bani: calcio di rigore. Alla battuta Pohjanpalo non resiste alla tentazione del gol, siglando il gol del pareggio: 1-1.
Appena cinque minuti dopo i siciliani alzano la freccia e trovano il ribaltone. Ancora una volta degli sviluppi di un corner i padroni di casa mettono a dura prova la tenuta degli uomini di Abate. Ceccaroni mette nel mirino la porta, ma la deviazione di Okoro stampa la traversa. Il pallone resta sulla linea di porta e a quel punto Bani, dimenticato dalla difesa campana, non deve far altro che appoggiare in rete: 2-1.
Dopo oltre settanta minuti martellanti i rosa abbassano la guardia. Una disattenzione che costa caro ai palermitani. Cacciamani sfugge agilmente dalla leggera pressione di Rui Modesto, crossando in area. Ceccaroni intercetta e allontana, ma la sfera termina tra i piedi di un dimenticato e isolato Mosti che calcia senza esitazione: 2-2.
All’ottantaquattresimo Inzaghi tenta il tutto per tutto, sfruttando gli scatti e la freschezza di Gomes e Vasic e i centimetri di Magnani. Fuori Segre, uscito poco dopo l’ultima chance, con un colpo di testa di poco alto sopra la traversa, Pierozzi e Ceccaroni. La reazione, però, avviene tra le fila della Juve Stabia, con Cacciamani che prova a ripetersi dopo il centro della gara di andata. A dire di “no” il muro Joronen. Gli ultimi tentativi sono sul finale di Le Douaron, prima di testa, poi in rovesciata.



