Come già sappiamo, secondo quanto viene fuori dai dati, il 2024 intero è stato il più arido, caratterizzato da temperature più alte e scarsità di piogge senza precedenti, confermando fino a questo momento questa tendenza. Il 2025 non è da meno. Il 2023, invece, il quarto anno consecutivo con precipitazioni al di sotto della media storica. Abbiamo visto nei mesi scorsi che gli invasi sono sempre più secchi e le ultime piogge non sono riuscite a riempirle, solo a marzo, per esempio si conta meno del 90% di acqua. Secondo i dati raccolti da Anbi (Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue), l’osservatorio risorse idriche, si tratta di un valore così basso che non si registrava addirittura dal 2010. Secono di dati Sias, invece, per i primi 3 mesi del 2026, si preannuncia essere un anno positivo. Non ci resta che sperare.
Le alte temperature degli ultimi anni hanno prosciugato gli invasi rendendo la situazione idrica sempre più problematica. E se consideriamo già la scarsa disponibilità di acqua. Se prima sapevamo che pioveva una certa quantità di acqua di pioggia, 700 millimetri circa, adesso il dato è variato, sceso fino a 400 millimetri d’acqua. E varia di mese in mese, tanto che alcune dighe sono arrivate a riempirsi per le frequenti piogge registrate nei primi giorni dell’anno. Dighe che però, pur riempiendosi, hanno superato le soglie di sicurezza e sono costrette a scaricare l’acqua in mare per evitare rischi strutturali, come nel caso della diga di Trinità nel Trapanese, dove gran parte dell’enta raccolta non può essere trattenuta fino al completamento dei lavori di adeguamento.
A febbraio (clicca qui) le due circolazioni depressionarie registrate nel mese appena trascorso, denominate Nils (Ulrike dall’Università di Berlino) con picco delle piogge il 12 e Oriana, attivo tra il 16 e il 17, sono transitate questa volta a latitudini nettamente più elevate e in Sicilia saranno ricordate più per i venti occidentali e le mareggiate sul settore tirrenico che per le piogge, relativamente scarse soprattutto in occasione del secondo evento. Anche questi due eventi contribuiscono però a descrivere un quadro nel quale i settori occidentale e tirrenico sono stati nettamente favoriti per le piogge, mentre il settore ionico, specie nelle porzioni delle province di Catania e Siracusa, a causa della ventilazione sfavorevole sono stati interessati marginalmente dalle piogge per tutto il periodo.
Ma cosa è successo nel mese di marzo?
Con l’arrivo di alcuni nuclei depressionari di origine atlantica sul Nord Africa e sulla penisola iberica, a partire dal 6 hanno dapprima prevalso precoci fenomeni ad evoluzione diurna, capaci di produrre locali fenomeni intensi per lo più nelle aree interne, tra i quali l’isolato nubifragio registrato il giorno 8 dalla stazione SIAS Mussomeli (CL) con intensità di 54 mm/h.
Nella seconda decade del mese a questo tipo di circolazione è gradualmente subentrato un quadro più instabile, che si è consolidato con l’arrivo di masse d’aria di origine artica marittima, che a loro volta hanno dato luogo alla formazione di un’intensa circolazione depressionaria denominata “Jolina”, che dallo Stretto di Sicilia si è spostata verso la Libia e che nei giorni tra il 15 e il 17 ha prodotto piogge diffuse, molto abbondanti soprattutto tra il versante orientale dell’Etna e i Peloritani, permettendo ad esempio l’accumulo di ben 184 mm in 24 ore presso la stazione Linguaglossa Etna Nord (CT).
Il quadro è rimasto instabile per il successivo arrivo a più riprese di masse d’aria di origine balcanica e artica, in grado di attivare ulteriori circolazioni cicloniche che più o meno direttamente hanno continuato ad interessare la Sicilia fino alla fine del mese, spesso anche con eventi di grandine particolarmente rilevanti come quello registrato in provincia di Ragusa il 24 tra Chiaramonte Gulfi e Monterosso Almo con accumulo al suolo di quasi 10 cm. Anche le nevicate si sono verificate a più riprese in alta quota, riuscendo a scendere anche sotto 800-900 m s.l.m. tra il 27 e il 28.
Grazie a tutti questi eventi l’accumulo medio mensile è stimato in base ai dati Sias, per l’incertezza sulla neve, intorno a 110 mm, a fronte di una norma di marzo pari a 81 mm per il periodo 2003-2022. La maggior parte del territorio regionale ha registrato accumuli superiori a 80 mm, con limitate aree con accumuli inferiori sulla fascia meridionale, nella parte interna della Piana di Catania e nella parte centro-meridionale della provincia di Trapani. Il massimo accumulo mensile sulla rete Sias risulta quello registrato ad Antillo (ME) con 290 mm, mentre il massimo accumulo giornaliero di 157,4 mm registrato a Linguaglossa Etna Nord il giorno 16 è forse affetto da errore per scioglimento di neve caduta il giorno precedente. Pachino (SR) con 29 mm ha registrato invece l’accumulo mensile più basso.
Il numero medio mensile di giorni piovosi risulta pari a 11,3, anch’esso valore nettamente superiore alla norma di marzo, pari a 8,8. Il massimo numero di giorni piovosi, 19 è stato registrato dalla stazione Montalbano Elicona (ME), mentre Mazara del Vallo, Salemi e Castelvetrano (TP) hanno registrato solo 6 giorni piovosi. Il primo trimestre del 2026 si chiude così con circa 400 mm di accumulo medio regionale, valore che negli ultimi 30 anni è stato superato solo nel 2015.
Gli eventi di marzo, pur consistenti e pur incontrando terreni spesso già saturi, si sono in genere distribuiti in un numero elevato di giorni, limitando così i danni da piogge in eccesso alle zone con più difficile regimazione delle acque di superficie. Prosegue il beneficio per il sistema degli invasi, in ulteriore progressivo recupero dopo tre anni di precipitazioni inferiori alle medie.




