La tutela della biodiversità animale, la valorizzazione delle razze autoctone e l’innovazione tecnologica come strumento per rendere più competitivo il comparto. Sono questi alcuni dei temi al centro della partecipazione dell’Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia alla 114ª Antica Fiera del Castello di Mussomeli, in programma dal 28 al 30 agosto. Una manifestazione che riunisce allevatori, produttori, tecnici, istituzioni e visitatori e che quest’anno si inserisce anche nel percorso internazionale “The Road to Terra Madre”, promosso da Slow Food in vista di Terra Madre Salone del Gusto 2026.
Il momento centrale della presenza dell’Istituto sarà il Concorso per il miglioramento delle razze ovine e caprine autoctone siciliane, in programma sabato 29 e domenica 30 agosto nell’area dell’esposizione zootecnica di contrada Castello. Sabato saranno protagoniste la pecora Comisana e la Capra Rossa Mediterranea, mentre domenica sarà la volta della pecora Barbaresca e della Valle del Belìce. Le valutazioni saranno effettuate con il contributo tecnico degli esperti dell’Istituto e di ASSONAPA, l’Associazione nazionale della pastorizia.
Dietro il concorso, però, c’è una questione più ampia che riguarda la conservazione di un patrimonio genetico legato al territorio. “Mantenere in purezza le razze autoctone significa conservare il risultato di una selezione avvenuta nel tempo, che ha adattato gli animali agli ambienti in cui vivono e ha permesso loro di esprimere al meglio le proprie produzioni, dal latte alla carne e ai derivati”, spiega Vincenzo Pernice, direttore generale dell’Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia. Oggi, aggiunge, ricerca, innovazione e studi genetici permettono di affiancare alla selezione tradizionale nuovi strumenti per qualificare e preservare queste razze.
L’Istituto svolge in questo senso un ruolo diretto attraverso la selezione, il mantenimento in purezza e i controlli nelle aziende. Un’attività che, secondo Pernice, sta incontrando una crescente attenzione da parte degli stessi allevatori. “La situazione delle principali razze siciliane è assolutamente positiva”, sostiene il direttore generale. “Negli ultimi anni sono aumentate le richieste degli allevatori per effettuare i controlli. Un segnale che ndica una maggiore consapevolezza del valore della selezione genetica e della qualità degli allevamenti“.
A favorire questo processo sarebbe anche il ricambio generazionale. “Ci sono tanti giovani che si sono inseriti in agricoltura e molti di questi riguardano il settore della zootecnia”, sottolinea Pernice. Un fenomeno che può rappresentare una leva importante soprattutto nelle aree interne dell’Isola. “I giovani allevatori sono le migliori leve di sviluppo delle aree dove si fa zootecnia in Sicilia e possono essere le migliori sentinelle contro lo spopolamento delle aree interne”, aggiunge.
Il concorso di Mussomeli rappresenta proprio uno degli strumenti attraverso cui mostrare concretamente il lavoro di selezione. Il “miglioramento” delle razze, spiega Pernice, deve essere inteso sia dal punto di vista qualitativo sia quantitativo. “La selezione punta a individuare gli animali capaci di esprimere le migliori caratteristiche produttive, ma anche requisiti sanitari e conformità agli standard della razza. Gli animali selezionati possono diventare riproduttori e contribuire così al miglioramento degli allevamenti”, conclude.
Ma accanto alla biodiversità c’è un’altra sfida, quella della modernizzazione delle aziende. A porre l’accento sull’innovazione è Giovanni Siino, commissario straordinario dell’Istituto Zootecnico Sperimentale per la Sicilia, che definisce l’Ente “la casa di tutti gli allevatori della Sicilia“. Il punto, secondo Siino, è accompagnare la tradizione con strumenti tecnologici capaci di rendere il lavoro più efficiente e attrattivo soprattutto per le nuove generazioni.
“Il clima e il mercato sono due elementi che incidono sulla tenuta delle aziende, ma quello che noi stiamo cercando di fare è portare innovazione tecnologica“, spiega Siino. “Dalle sale di mungitura automatizzate alla robotizzazione di alcune attività negli allevamenti, l’obiettivo è colmare quello che il commissario definisce un ritardo del Mezzogiorno rispetto alle realtà più avanzate del Nord Italia e di altri Paesi europei”.
La tecnologia, inoltre, può diventare uno strumento per favorire il ricambio generazionale. L’Istituto ha già avviato attività formative e strumenti digitali destinati alle aziende, con l’obiettivo di rendere più immediato anche l’accesso ai risultati dei controlli effettuati dai propri laboratori. “L’innovazione attira i giovani, che possono rappresentare il punto di incontro tra l’esperienza degli allevatori più anziani e una gestione più moderna delle aziende “La sfida, dunque, non riguarda soltanto la conservazione delle razze autoctone, ma la capacità di costruire attorno a esse un sistema produttivo moderno. Ed è proprio questo il messaggio che l’Istituto porta a Mussomeli”.
La Fiera diventa così un’occasione di confronto tra passato e futuro della zootecnia siciliana. Da una parte le razze che raccontano la storia agricola dell’Isola e che necessitano di essere preservate, dall’altra una nuova generazione di allevatori chiamata a trasformare quelle tradizioni attraverso ricerca, genetica e innovazione.





