Un frammento del passato che non viene semplicemente conservato, ma interrogato e trasformato in una nuova immagine collettiva. È questo il cuore di “Antiquarium”, il progetto di produzione artistica site-specific realizzato da Daniele Franzella per “Factus – Festival di Arte Contemporanea TUSA“, presentato e inaugurato il 24 e 25 luglio alla presenza del sindaco Angelo Tudisca.
A Tusa l’arte contemporanea non arriva come elemento estraneo, ma entra dentro la trama storica e paesaggistica di un territorio stratificato, dove il borgo medievale dialoga con le tracce dell’antica Halaesa Arconidea. Il progetto costruisce un ponte tra epoche diverse. Lo fa attraverso due interventi pensati come parti di un’unica narrazione. Il primo è una nuova scultura monumentale permanente, collocata presso l’antica porta della città, in Largo Notarile. Il secondo è una mostra personale dell’artista, ospitata negli spazi del sito archeologico di Halaesa Arconidea fino al 20 settembre.
Il lavoro di Franzella nasce da una riflessione sul destino delle immagini nel tempo. La sua ricerca artistica si muove nel territorio complesso della memoria, della rappresentazione e della trasformazione della forma. L’artista non guarda al passato come a un modello da riprodurre, ma come a un archivio vivo da attraversare, scomporre e reinterpretare. La scultura diventa così un luogo di passaggio tra ciò che è stato e ciò che continua a cambiare attraverso lo sguardo contemporaneo.
La scultura come dialogo tra antico e contemporaneo
Il punto di partenza di “Antiquarium” è la statua tradizionalmente identificata con Claudio Pulcro. L’opera risale all’età antonina e proviene dall’antica Halaesa Arconidea. Oggi è conservata nell’Antiquarium di Tusa. Anche la storia del reperto entra nel progetto. Rinvenuta nel XVII secolo, la statua è stata spostata più volte nel corso dei secoli all’interno del tessuto urbano, prima della definitiva collocazione museale.
Nel linguaggio di Franzella convivono il rigore dello studio storico e una forte tensione immaginativa. La sua scultura guarda alla tradizione classica, al naturalismo delle forme e alla funzione simbolica del ritratto, ma introduce una riflessione sul concetto stesso di autenticità. Ogni immagine del passato, infatti, non rimane immobile, ma cambia significato ogni volta che una comunità la osserva, la interpreta e la inserisce in un nuovo contesto.
La collocazione dell’opera nella porta d’ingresso del centro storico rafforza questo significato. La scultura diventa una soglia ideale tra la città contemporanea e il paesaggio archeologico di Halaesa Arconidea, un segno pubblico che non celebra semplicemente il passato, ma lo riattiva come parte del presente. Il luogo non è soltanto lo spazio che accoglie l’opera, ma entra nella costruzione dell’opera stessa.
Halaesa
La mostra personale di Daniele Franzella all’interno del sito archeologico di Halaesa Arconidea amplia il percorso iniziato con la scultura urbana. Le opere dell’artista entrano in dialogo con i reperti antichi, creando un confronto tra forme lontane nel tempo ma accomunate dalla stessa necessità: dare un corpo alla memoria.
Halaesa diventa così più di uno scenario espositivo. Il paesaggio archeologico si trasforma in un museo aperto, dove la storia non è separata dal presente ma continua a produrre nuove interpretazioni. È proprio questa relazione tra opera, luogo e comunità il centro della ricerca di Factus: utilizzare l’arte contemporanea per riaprire il significato dei patrimoni e restituirli alla collettività.
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