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L’intervista

Di Paola (M5S): “La salute non conosce confini elettorali. Sulle alleanze prima i temi, poi il candidato”

lunedì 17 Agosto 2026
Nuccio Di Paola

Cambiare metodo. Dagli ospedali siciliani al gioco delle alleanze, passando per la corsa a Palazzo d’Orléans, per Nuccio Di Paola il nodo da sciogliere è uno: come cambiare la Sicilia prima ancora di decidere chi dovrà guidarla.

Nell’intervista rilasciata a ilSicilia.it il vicepresidente dell’Ars e coordinatore regionale del M5S parte dalla sanità, dove chiede di superare i “feudi della politica”, perché “la salute non conosce confini elettorali”, per allargare poi lo sguardo alla costruzione di un’alternativa al centrodestra. In vista delle Regionali del 2027, la parola d’ordine è “sintesi politica” mettendo da parte, almeno per il momento, nomi e leadership rivendicate.

Lei ha detto “La tutela del diritto alla salute non può andare in vacanza”. Con la mobilitazione “Sanità x tutti” nei mesi estivi avete girato gli ospedali della Sicilia per riportare i riflettori sul disastro sanitario siciliano, qual è il bilancio?

“Il bilancio purtroppo, è disastroso, soprattutto negli ospedali periferici. E voglio essere chiaro su una cosa: il problema non sono i medici, gli infermieri o il personale sanitario, che spesso fanno miracoli lavorando in condizioni difficilissime. Il problema è un sistema che negli anni la politica ha progressivamente distrutto, frammentato e lottizzato.

Abbiamo costruito una sanità seguendo troppo spesso i confini della politica e dei collegi elettorali, invece dei bisogni di salute dei cittadini. Come se una malattia, prima di colpirti, guardasse in quale provincia o collegio elettorale vivi.

Questo modello non regge più. La sanità siciliana deve cominciare a lavorare davvero in rete: grandi ospedali, presìdi periferici e territorio devono essere parti dello stesso sistema, non nove mondi separati.

La nostra battaglia è questa: meno feudi della politica e più rete sanitaria. Perché la salute non conosce confini elettorali.

Il Cdm ha impugnato la norma che prevede l’incompatibilità dei manager della sanità che ricoprono incarichi politici, qual è il cavillo tecnico e quali saranno i vostri prossimi passi?

La destra e il governo Meloni evidentemente non vogliono togliere le mani dalla sanità. Non sono bastati gli scandali e le commistioni tra politica e sanità che abbiamo visto in questi anni.

Noi auspichiamo che Schifani difenda la norma davanti alla Corte Costituzionale e vigileremo affinché non venga soppressa, facendo così venire meno l’oggetto del contendere.

Abbiamo uno Statuto autonomistico e ci sono argomenti giuridici importanti da far valere davanti alla Corte. Per una volta Schifani scelga di difendere una legge siciliana e gli interessi dei siciliani, invece di allinearsi agli interessi del suo partito e del governo Meloni.

Noi siamo pronti alla battaglia. Vediamo se lo è anche lui”.

Parliamo dei prossimi appuntamenti elettorali, a livello nazionale la nuova legge elettorale influenzerà anche il campo largo siciliano, visto che il Nazareno rivendica la leadership della coalizione?

“Credo nelle leadership collettive, soprattutto in un momento storico in cui nel mondo aumentano autoritarismi e persone sole al comando.

Abbiamo una responsabilità enorme verso gli italiani e i siciliani: costruire un’alternativa credibile alle destre. Per questo le leadership non si rivendicano dal Nazareno o da qualche segreteria: si conquistano sul campo, con consenso e capacità di unire.

Meno primogeniture e più generosità. Altrimenti il favore più grande lo facciamo proprio alla destra”.

Primarie sì o no? Cosa si può fare per evitare l’esito delle scorse primarie, quelle del 2022?

“Rispetto lo strumento delle primarie, ma una coalizione che vuole battere il centrodestra e riformare profondamente la Sicilia deve essere capace prima di tutto di fare una sintesi politica.

Oggi dobbiamo unire, non dividerci in tifoserie sui nomi. Confrontiamoci sulle scelte: il Movimento 5 Stelle, ad esempio, propone di superare le nove ASP e costruire una sanità finalmente in rete. I nostri alleati cosa ne pensano?

Partiamo da questo. Perché prima di scegliere chi deve guidare la Sicilia, decidiamo insieme dove vogliamo portarla.

Sunseri ha fatto le sue veci alla convention di Palermo targata Sud Chiama Nord. Questa alleanza a che punto è? Ci sono state delle trattative?

Il M5S non ha mai paura del confronto e ai tavoli porta le proprie idee. Noi abbiamo scelto da anni di stare nel campo progressista, non per convenienza, ma sulla base dei nostri valori. E tra questi c’è quello di tenere sempre alta l’asticella morale.

Faccio un esempio: io stesso in Commissione Bilancio ho contestato duramente la gestione della SAS da parte di un ex amministratore indicato e candidato alle regionali 2022 con Cuffaro. Oggi quello stesso ex amministratore risulterebbe vicino alle file di De Luca.

Le alleanze si possono costruire, certo. Ma i nostri principi non sono merce di trattativa. Sul resto, valuti lei”.

Molti deputati del Movimento hanno lasciato la bandiera dei 5stelle per aderire a Controcorrente, è una questione che potrebbe creare qualche attrito tra i due partiti in vista di una possibile alleanza per le Regionali?

Con gli alleati mi confronto sui temi, non sui nomi o sulle persone. Il M5S ha sempre scelto di valorizzare la propria base, i propri amministratori locali e la società civile.

Il nostro obiettivo non è fare campagna acquisti nei palazzi, ma convincere a tornare alla politica quelle migliaia di siciliani che oggi scelgono di non votare.

Noi non siamo mai andati a cercare deputati eletti con altri partiti per ingrossare il nostro gruppo”.

⁠Il campo largo siciliano sembra avere già diversi aspiranti alla candidatura per la presidenza della Regione. Anche il suo nome viene indicato tra i possibili candidati. A oggi, però, non c’è stato un tavolo unitario tra le forze di opposizione. È previsto un confronto dopo l’estate per arrivare a una sintesi e individuare una figura condivisa?

Che ci siano più personalità che si mettono a disposizione è una ricchezza, non un problema. Prima però decidiamo quale Sicilia vogliamo costruire, quali riforme fare e quale programma realizzare.

Poi scegliamo la squadra che dovrà mantenere gli impegni presi con i siciliani e, infine, l’allenatore capace di farla giocare bene e vincere.

Se invece partiamo dall’allenatore prima ancora di costruire la squadra, sbagliamo metodo. Guardiamo al futuro: la Sicilia ha bisogno di una nuova stagione, non di restaurazioni del passato”.

Alla luce della sua esperienza politica e del suo profilo fortemente legato alla lotta alla mafia, Beppe Antoci potrebbe rappresentare una figura capace di unire l’intero campo largo?

“Ho fortemente sostenuto la candidatura di Beppe Antoci alle Europee del 2024 e credo stia facendo un buon lavoro da eurodeputato. È un profilo che da anni porta avanti con coerenza i valori della legalità e della lotta alla mafia.

Ma, come dicevo prima, partiamo dal programma, costruiamo la squadra e poi scegliamo insieme chi è più adatto a guidarla”.

È un’alternativa possibile quella di replicare il modello Silvia Salis, quindi puntare su una figura civica, anche in Sicilia?

“Il civismo è importantissimo per il M5S e per l’alternativa che stiamo costruendo. I sindaci, ad esempio, sono figure che amministrano, decidono e si confrontano ogni giorno con i problemi reali dei cittadini.

Ma la Sicilia ha bisogno di un Presidente che sia un allenatore che conosca bene il campo e anche tutti i meandri della politica siciliana, capace di costruire e guidare una squadra.

Non possiamo riproporre i modelli Schifani, Musumeci o Crocetta: presidenti che a un certo punto si sono staccati dalla squadra e, soprattutto, dai siciliani. Il prossimo Presidente dovrà stare in campo, non in tribuna”.

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