Nel territorio dell’Alto Belice Corleonese i campi prenderanno il via lunedì 20 luglio 2026 per concludersi domenica 27 settembre 2026. Le iniziative, promosse dalle cooperative Placido Rizzotto – Libera Terra e Pio La Torre – Libera Terra, sono realizzate in collaborazione con il Presidio di Libera di San Giuseppe Jato, SPI CGIL Palermo e Legacoop Sicilia.
I partecipanti saranno ospitati presso la foresteria E!State Liberi! in contrada Dammusi, bene confiscato alla mafia e oggi luogo di accoglienza, formazione e impegno civile.
Saranno otto i campi previsti, rivolti a giovani e adulti provenienti da tutta Italia, tra cui gruppi delle Cooperative di Consumo Italiane e partecipanti dalla Val Pusteria.
Durante il soggiorno, i campisti saranno coinvolti in attività di cura e valorizzazione dei beni confiscati gestiti dalle cooperative Libera Terra, in sinergia con il Consorzio Sviluppo e Legalità. Il percorso formativo includerà incontri con testimoni, visite ai luoghi simbolo della memoria – come il Giardino della Memoria e il Memoriale della Strage di Portella della Ginestra – e momenti di approfondimento sulla storia dell’Alto Belice Corleonese, territorio ferito ma capace di costruire un forte movimento antimafioso fondato sui diritti e sulla dignità del lavoro.
Collaboreranno inoltre realtà del territorio impegnate nella promozione della memoria come impegno nel presente: il CIDMA, il Laboratorio della Legalità, la Camera del Lavoro di Corleone, l’Associazione Portella della Ginestra, l’Associazione Kaleidos Cultura e Natura, il locale circolo ANPI e Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato.
“Vogliamo che i partecipanti vedano con i propri occhi i benefici del riutilizzo sociale dei beni confiscati – afferma Francesco Citarda, Presidente della Cooperativa Placido Rizzotto – Libera Terra – La nostra terra non è mai stata piegata al volere mafioso: è una comunità che rivendica diritti e dignità, a partire dal lavoro. Attraverso l’impegno quotidiano delle cooperative Libera Terra, dimostriamo che è possibile generare valore economico, sociale e culturale, promuovendo le eccellenze agroalimentari del territorio e costruendo filiere sane, trasparenti e rispettose delle persone e dell’ambiente. La buona cooperazione è questo: unire competenze, responsabilità e visione per trasformare beni un tempo simbolo di potere mafioso in luoghi di produzione etica, qualità e futuro. È questo il messaggio che vogliamo trasmettere ai campisti: che il cambiamento è possibile, concreto e già in atto da tempo”.





