Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, indagato dalla procura di Palermo per corruzione, peculato e falso ideologico, ha chiesto di essere processato con il giudizio immediato, rito che consente di “saltare” l’udienza preliminare.
Per il politico di Fratelli d’Italia i pm avevano chiesto il rinvio a giudizio il 2 dicembre scorso. Galvagno comparirà davanti al gip il 21 gennaio per un passaggio formale. Il giudice infatti non potrà che accogliere la richiesta e a quel punto il processo verrà rinviato davanti al tribunale e seguirà il giudizio ordinario.
Il rinvio a giudizio era stato chiesto anche per altre 5 persone tra cui l’ex portavoce di Galvagno Sabrina De Capitani, l’imprenditrice Caterina Cannariato e l’autista del presidente Roberto Marino. Anche Marino ha fatto istanza di ammissione al giudizio immediato.
Da quanto apprende l’Ansa, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno ha concordato con i propri legali di chiedere il rito immediato “per fare chiarezza il prima possibile” con lo scopo di dimostrare la propria estraneità ai fatti che gli vengono contestati dalla Procura di Palermo, che lo accusa di peculato, falso ideologico e di un episodio di corruzione.
Come avvenuto nella fase delle indagini durante le quali la Procura ha poi escluso che Galvagno abbia avuto utilità personali, il presidente dell’Assemblea confida nel dibattimento e nel contraddittorio tra le parti “per dimostrare la sua correttezza nell’espletamento delle sue funzioni”.
Una linea difensiva che conferma la posizione che Galvagno espresse in occasione della seduta parlamentare sulla mozione di sfiducia al governatore, quando disse di volere affrontare “seriamente” l’indagine che lo coinvolge.
Secondo i pm, Galvagno e De Capitani, avrebbero piegato gli interessi pubblici a quelli privati della Cannariato, rappresentante in Sicilia della Fondazione Marisa Bellisario e vicepresidente della Fondazione Tommaso Dragotto, facendo finanziare dalla Presidenza dell’Ars una serie di eventi come un’apericena del costo di 11mila euro per l’evento “Donna, Economia e Potere” che si tenne a Palermo a ottobre del 2023 e realizzato dalla Fondazione Bellisario.
L’indagato avrebbe poi fatto avere dalla presidenza dell’Ars un contributo di 15mila euro e dalla Fondazione Federico II altri 12.200 euro per l’evento “La Sicilia per le donne” che si svolse a Palermo e Catania il 25 novembre 2023 alla Fondazione Tommaso Dragotto e avrebbe fatto inserire nella legge di bilancio del 2023, durante una seduta da lui presieduta, 100mila euro destinati allo svolgimento dell’evento “Un Magico Natale” edizione 2023 sempre in favore della Fondazione Tommaso Dragotto.
E ancora, avrebbe fatto inserire nella legge di bilancio del 2024 un contributo di 98mila euro in favore della Fondazione Tommaso Dragotto, destinato allo svolgimento dell’evento “Un Magico Natale” edizione 2024; in cambio, Galvagno avrebbe ottenuto tra l’altro un incarico di consulenza legale da parte della A&C Broker srl (società legalmente rappresentata dalla Cannariato) per la cugina Martina Galvagno; la nomina di Franco Ricci, compagno della De Capitani nel Cda di Sicily By Car spa (società della famiglia della Cannariato).
A Galvagno e all’ex autista Marino sono poi contestati il reato di peculato per l’uso a fini privati dell’auto di servizio, un’Audi 6, che sarebbe stata per 60 volte a disposizione del presidente, dell’autista, della segreteria e dell’ufficio di gabinetto per scopi personali. Infine, Marino e Galvagno rispondono di truffa e falso: l’ex autista avrebbe dichiarato decine di missioni mai fatte e vidimate da Galvagno, intascando circa 19mila euro per rimborsi spese e diarie.
Processo: fissata l’udienza per il 4 maggio
E’ stata fissata al 4 maggio l’udienza, davanti alla terza sezione del Tribunale di Palermo, per il processo al presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno, i cui legali avevano chiesto il giudizio immediato, saltando l’udienza preliminare che era prevista il 21 gennaio.
Ne danno notizia i difensori di Galvagno, accusato dalla Procura di Palermo di corruzione, peculato e falso ideologico. “L’obiettivo è di fare chiarezza il prima possibile”, dicono gli avvocati.




