Iacolino indagato, Schifani convoca la giunta per sospendere il neo direttore del Policlinico di Messina
Redazione
martedì 10 Marzo 2026
La Procura di Palermo ha disposto una serie di perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici del direttore generale del Policlinico di Messina ed ex parlamentare europeo del Pdl Salvatore Iacolino. Nominato alla guida del nosocomio della Città dello Stretto la settimana scorsa, Iacolino è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dall’aver agevolato Cosa nostra nell’ambito dell’inchiesta che oggi ha portato all’arresto per corruzione di un dirigente regionale e di un imprenditore mafioso.
Schifani convoca la giunta per sospendere Iacolino
Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha convocato, oggi alle 17, la giunta regionale per adottare il provvedimento di sospensione dalle funzioni di Salvatore Iacolino, direttore generale del Policlinico di Messina, dopo le notizie di stampa relative a un’indagine della Procura di Palermo che lo riguarda.
Il presidente ha inoltre firmato un atto di indirizzo rivolto ai dirigenti generali dei dipartimenti regionali e ai responsabili degli uffici speciali, con cui si dispone un rafforzamento dei controlli sulle autodichiarazioni presentate dai dirigenti in ordine alle eventuali cause di impedimento per la prosecuzione delle funzioni. Gli uffici dovranno verificarne periodicamente la veridicità.
Nel documento si stabilisce inoltre che, in caso di richieste di trattenimento in servizio oltre i limiti ordinari di età, i dipartimenti dovranno valutare non solo eventuali cause ostative, ma anche la condotta morale tenuta nell’esercizio delle funzioni pubbliche. L’iniziativa rientra nell’azione di rafforzamento della trasparenza e del controllo all’interno dell’amministrazione regionale.
L’accusa
Secondo i magistrati della Dda di Palermo, guidati dal procuratore Maurizio de Lucia, il manager avrebbe messo a disposizione del boss di Favara suo compaesano, Carmelo Vetro, già condannato per associazione mafiosa, l’influenza e la rete di relazioni costruite grazie alla posizione ricoperta alla Regione come dirigente generale del dipartimento Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute e la sua esperienza politica, contribuendo al rafforzamento del clan di Favara.
All’ex deputato i pm contestano di aver sostenuto gli interessi economici del capomafia e di suoi uomini, come l’imprenditore Giovanni Aveni, dando loro informazioni su procedure amministrative in corso o agevolando incontri con importanti funzionari regionali come il manager dell’Asp di Messina Giuseppe Cuccì, la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernardette Grasso e il capo della Protezione civile Salvatore Cocina.
Secondo l’accusa, inoltre, Iacolino, da direttore generale della Pianficazione strategica dell’assessorato alla Salute avrebbe compiuto atti contrari ai propri doveri d’ufficio, attraverso continue sollecitazioni nei confronti dei vertici amministrativi dell’Asp di Messina su procedimenti amministrativi indicati da Vetro. L’ex eurodeputato avrebbe poi omesso di segnalare che Vetro era stato condannato per mafia e avrebbe anzi agevolato la creazione di canali riservati con figure di vertice dell’amministrazione regionale per fargli ottenere lavori nel settore pubblico. In cambio avrebbe ricevuto finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni di lavoratori.
Per gli inquirenti Iacolino era a disposizione del boss di Favara
Nasce dalla scoperta di un sistema consolidato di corruzione collegato ad appalti assegnati dalla Regione l’indagine su Salvatore Iacolino, da pochi giorni nominato direttore generale del Policlinico di Messina ora indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. Gli inquirenti avrebbero accertato stretti legami tra Carmelo Vetro esponente della famiglia mafiosa di Favara e il manager. Vetro, figlio di un capomafia, avrebbe nel tempo messo a frutto anche importanti relazioni derivanti dalla sua appartenenza alla massoneria. Secondo i magistrati, che hanno disposto perquisizioni nelle case dell’indagato, Iacolino sarebbe stato a totale disposizione del boss suo compaesano assicurando prospettive imprenditoriali alla società a lui riconducibile. Il manager, in cambio, avrebbe segnalato al mafioso persone che aveva interesse a fare assumere in una società che operava nel Messinese e in un caso avrebbe messo il boss in contatto con altri esponenti politici, come la vicepresidente dell’Antimafia regionale Bernadette Grasso, perché questa potesse raccomandare suoi protetti. Vetro in sostanza avrebbe sfruttato sistematicamente il compaesano per instaurare e consolidare rapporti con figure apicali dell’amministrazione regionale, nel settore dei lavori pubblici e della sanità.
Tra le vicende sospette indicate dai magistrati ci sono la procedura per l’accreditamento regionale per prestazioni sanitarie della società ARCOBALENO s.r.l. riconducibile a Giovanni Aveni, imprenditore in affari con il boss favarese e da questi segnalato al manager e la revoca dell’accreditamento regionale sempre nel settore sanitario alla ANFILD ONLUS di Messina che era di un concorrente di Vetro. Iacolino, oltre a rendersi disponibile a interessarsi per gli adempimenti amministrativi di competenza del suo ufficio, avrebbe sollecitato più volte i direttori generale e amministrativo dell’ASP di Messina e creato un canale diretto riservato tra questi, Vetro e Aveni. Anche Aveni risulta indagato.
Funzionario arrestato fu invitato dai dirigenti a non andare in pensione
Sono un importante dirigente regionale, Giancarlo Teresi, e un boss di Favara (Ag), Carmelo Vetro, i protagonisti principali dell’ultima inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nella macchina amministrativa regionale siciliana, coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dal pm Gianluca De Leo.
Entrambi sono finiti in manette con l’accusa di corruzione aggravata. Già finito in cella per corruzione 6 anni fa e ancora sotto processo, il dirigente è stato ritenuto “indispensabile” dai vertici amministrativi regionali tanto da continuare a rivestire ruoli di vertice oltre l’età pensionabile. La Regione, infatti, nonostante l’indagato avesse raggiunto i requisiti per il pensionamento a gennaio del 2025, con un decreto del 31 dicembre 2024 ha approvato il differimento del termine di quiescenza prima al 30 giugno 2025 e poi al 31 agosto 2025. Successivamente Teresi ha ottenuto con decreto dell’assessorato delle Autonomie Locali di restare in servizio fino al raggiungimento del 70esimo anno.
Spostato dal dipartimento Infrastrutture Mobilità e Trasporti al dipartimento Regionale Tecnico, ha mantenuto comunque le vecchie funzioni. Dalle indagini emerge come ben due direttori generali dei dipartimenti inquadrati nell’assessorato Infrastrutture, Salvatore Lizzio e Duilio Alongi, hanno sollecitato Teresi a presentare la domanda per la permanenza in servizio.
Vetro, mafioso e massone, ha un profilo criminale “di tutto riguardo” e conoscenze di alto livello. Nella sentenza di condanna a 9 anni subita e ormai definitiva i giudici scrivono che “è un uomo a disposizione di Cosa Nostra fin dalla tenera età, si muove abilmente all’interno della consorteria, forte della storia familiare e desideroso di avanzare frettolosamente nella carriera criminale”. Pur non avendo (e non potendo avere) alcuna carica nella società sponsorizzata da Teresi, l’Ansa Ambiente, il boss interloquiva con gli uffici regionali, dettava le regole per appalti in corso e da assegnare, consegnava “tangenti” negli uffici comunali, “dimostrando che l’associazione mafiosa è tutt’altro che respinta da chi deve occuparsi del bene pubblico”, scrivono gli inquirenti.
Trovati 90mila euro in contanti durante le perquisizioni a Iacolino
Durante le perquisizioni nelle abitazioni del manager Salvatore Iacolino, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata nell’ambito di una indagine su tangenti che un dirigente regionale avrebbe intascato da un mafioso agrigentino, sono stati trovati 90mila euro in contanti.
Secondo i pm di Palermo Iacolino, la settimana scorsa nominato direttore generale del Policlinico, sarebbe stato a disposizione del boss di Favara Carmelo Vetro.
Le reazioni
“Sarebbe opportuno che Salvatore Iacolino si dimettesse immediatamente, a prescindere da un’eventuale provvedimento di sospensione”. E’ quanto fanno sapere all’Ansa da Fratelli d’Italia in merito all’inchiesta della Procura di Palermo che coinvolge l’ex parlamentare europeo Iacolino.
Antonio De Luca
“L’ennesimo, pesantissimo macigno sul governo Schifani”. Così il capogruppo del M5s Antonio De Luca sull’inchiesta che vede indagato Salvatore Iacolino e che ha portato in carcere un dirigente regionale.
“Seppur consapevoli che indagato non è sinonimo di condannato – sottolinea Antonio De Luca – non possiamo non sottolineare il fatto che questa legislatura passerà alla storia per il grandissimo numero di assessori, deputati, dirigenti, funzionari e uomini espressione o comunque vicinissimi al governo Schifani finiti sotto la lente dei magistrati e quasi sempre col silenzio assordante del presidente della Regione che sulla disastrosa situazione della sanità si è sempre rifiutato di venire a riferire in Aula”.
“Alla luce di queste nuove e gravissime notizie – aggiunge il capogruppo del M5s all’Ars – appare quasi superfluo dire che la recente nomina di Iacolino a direttore Generale del Policlinico di Messina va sospesa, mentre è invece ancora più impellente la necessità che il presidente Schifani venga in Aula a riferire sul disastro della sanità e in quella sede presenti le proprie dimissioni. Non è ammissibile che la legislatura prosegua in queste condizioni di inagibilità assoluta dell’aula e del governo”
“E’ prassi augurare che i reati addebitati all’ex DG della Sanità Iacolino si rivelino privi di fondamento . Ed è amara consolazione ricordare che alla vigilia della sua ultima designazione a DG del policlinico di Messina da Mpa si chiedeva di “differire sollecitando “ una specifica attenzione ai contesti, alle competenze, ai curricula”. Ovvero ricordare l’allarme lanciato circa due anni fa su “la sanità al disastro”. Così, in una nota, il coordinamento regionale del Movimento per l’autonomia sull’inchiesta della Procura di Palermo.
“Intanto da allora sono seguiti fatti di enorme gravità e continuano ad accaderne. Ne’ si può tacere sulla trappola tesa a danno dell’Ars e dei Comuni contenuta nell’art. 10 del DDL Enti Locali. Si può non disvelare chi l’ha concepita e fatta approdare in aula? Si può tollerare che un DG ( specie in sanità) a scapito della dignità del suo ruolo agisca agli ordini della “mala politica”? Si sente il Presidente di avviare un piano di radicale, radicale, radicale risanamento, emarginando l’arroganza, l’abuso, l’affarismo? Non è facile, stando così le cose, ma è un tentativo che va fatto, purché all’insegna del rigore e dell’intransigenza. Non mancherà, in questo caso, il contributo di Mpa-Grande Sicilia”, conclude la nota.
Ismaele La Vardera
“Quello che sta emergendo dalla stampa è agghiacciante. Iacolino il super-manger voluto da Schifani indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. Mentre Bernardette Grasso, in quota Forza Italia, avrebbe, secondo quanto dicono gli inquirenti, avuto rapporti con un boss. Sono senza parole e Schifani non può ancora una volta stare in silenzio”.Lo dice il deputato regionale e leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera.
“Questo governo – aggiunge– non ha più una maggioranza degna di stare in quel palazzo. Gran parte di loro è indagata e inquisita, per ultimo ancora Mancuso sempre in quota Forza Italia che prendeva mazzette. Questa storia deve finire, Schifani si sta dimostrando il peggior governatore di sempre, trasformando la nostra Sicilia in una barzelletta.
“Mi auguro – conclude La Vardera– che dopo quest’altra notizia, che ha fatto a pezzi la morale e la decenza, oltre a revocare Iacolino e far dimettere la Grasso, si dimetta anche lui, così da restituire alla nostra Isola la libertà che merita”.
Michele Catanzaro
“Un’indagine che pesa come un macigno sul governo Schifani. Ancora una volta emerge uno spaccato inquietante, con la sanità piegata ad uso e consumo degli interessi del devastante connubio tra criminalità e politica. Il tutto mentre ai siciliani viene quotidianamente negato il diritto alla salute”. Lo dichiara Michele Catanzaro capogruppo del Pd all’Ars a proposito dell’indagine che coinvolge tra gli altri il manager del Policlinico di Messina Salvatore Iacolino.
“Di fronte a questa ennesima, pesantissima indagine, il presidente Schifani ha il dovere di fermarsi: le inchieste che stanno schiacciando il suo governo dovrebbero fargli capire che è arrivato al capolinea”, conclude Catanzaro.
Cateno De Luca
“Prendiamo atto della nota con cui il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha annunciato la convocazione della giunta per procedere a un’operazione di trasparenza sulla vicenda Iacolino che potrebbe anche riguardare la direzione dell’Asp di Messina. Tuttavia, se davvero l’obiettivo è fare chiarezza fino in fondo, non ci si può fermare a metà strada”. Lo dichiarano i rappresentanti di Sud Chiama Nord, intervenendo sulla vicenda.
“Se si parla di trasparenza – prosegue la nota – la stessa valutazione deve riguardare l’intero vertice dell’Asp di Messina. Non solo il direttore generale, ma anche il direttore sanitario e il direttore amministrativo, visto che nella vicenda sono stati tirati in ballo tutti e tre i componenti della direzione strategica”.
Sud Chiama Nord ricorda di avere sollevato la questione già da tempo: “Da mesi segnaliamo criticità e chiediamo chiarezza sulla gestione dell’Asp di Messina, attraverso le interrogazioni presentate dall’intero gruppo parlamentare e grazie all’azione di approfondimento portata avanti in particolare dall’on. Matteo Sciotto. Alla luce di quanto emerso anche nella precedente inchiesta giudiziaria, riteniamo sia indispensabile fare piena luce anche sulle modalità con cui si è arrivati alla nomina del direttore generale”.
“In particolare – aggiungono– non può essere ignorato quanto emerso rispetto a possibili ingerenze politiche nella fase della nomina, con il coinvolgimento di parlamentari di Fratelli d’Italia, tra cui l’onorevole Galluzzo. Circostanze che rendono ancora più necessario un intervento netto e complessivo”.
“Se il presidente Schifani intende davvero ristabilire trasparenza e credibilità nel sistema sanitario siciliano – conclude Sud Chiama Nord– allora la verifica deve riguardare l’intera governance dell’Asp di Messina. La sanità non può essere terreno di equilibri politici né di coperture parziali: i cittadini hanno diritto alla massima chiarezza”.
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