L’Italia continua a fare impresa attraverso una rete diffusa di distretti, città intermedie e piccoli territori. Il tessuto produttivo è infatti distribuito in modo più equilibrato sul territorio rispetto rispetto ad altri Paesi europei.
Le quattordici città metropolitane concentrano il 38,1% delle imprese e il 43,3% degli addetti, con una distribuzione maggiore al Centro-Nord. Più debole appare invece la propensione imprenditoriale in numerose province meridionali e nelle aree interessate da spopolamento e invecchiamento della popolazione.
Nell’analisi dell’area studi e ricerche Cna emerge che a guidare la graduatoria della propensione imprenditoriale è Prato, con 112,4 imprese ogni mille abitanti, seguita da Milano con 110,6 e Rimini con 105,5. Nelle prime posizioni figurano anche Firenze con 98,2 imprese, Fermo con 95,5, la Valle d’Aosta con 94,3, Padova e Lucca con 93,9, Macerata con 93,1 e Roma con 92,1. All’estremo opposto della classifica si colloca il Sud Sardegna, con 53,4 imprese ogni mille abitanti, seguita Enna con 55,9, Caltanissetta con 56,5, Agrigento con 58,4, Taranto con 58,8, Siracusa e Crotone con 58,9. La media nazionale è pari a 80,6 imprese ogni mille abitanti.
La geografia dell’imprenditorialità premia soprattutto le province del Centro-Nord caratterizzate da una forte tradizione manifatturiera e artigiana. Toscana, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Marche concentrano gran parte delle province ai vertici della graduatoria. In questi territori la presenza di distretti industriali, filiere produttive consolidate, mercati locali dinamici e una cultura del lavoro autonomo favorisce la nascita e la crescita delle imprese. Secondo l’analisi dell’area studi e ricerche di Cna riguardo la sulla distribuzione provinciale delle imprese, al Sud al contrario pesano la minore presenza di filiere strutturate, la riduzione della domanda interna, le difficoltà di accesso al credito e una dotazione infrastrutturale spesso insufficiente.
“Questa fotografia – sottolinea il presidente di Cna Dario Costantini – conferma che la diffusione dell’impresa non dipende soltanto dalla forza economica di un territorio. A incidere sono anche la struttura demografica, la qualità delle istituzioni locali, la disponibilità di credito, le infrastrutture materiali e digitali e i tempi della burocrazia. La rete delle piccole imprese continua a rappresentare un presidio economico, sociale e occupazionale essenziale, soprattutto nei comuni e nelle aree più lontane dai grandi centri“.





