Sono trascorsi 35 anni da quella mattina del 29 agosto 1991, quando Libero Grassi venne ucciso a Palermo da quattro colpi di pistola. Trentacinque anni dopo, il suo nome continua a essere legato a una delle pagine più importanti della ribellione civile contro Cosa nostra. Questa mattina, alle 7.45, in via Alfieri, nel luogo in cui l’imprenditore venne assassinato, si è rinnovato il ricordo di quell’uomo che decise di non pagare il pizzo e di denunciare pubblicamente i propri estortori.
Come ogni anno, la commemorazione è partita dall’affissione del manifesto che richiama proprio quell’isolamento nel quale Grassi si ritrovò a combattere la sua battaglia. Nel punto in cui venne colpito è stata poi spruzzata della vernice rossa, a simboleggiare il sangue dell’imprenditore, mentre sulla macchia sono state deposte alcune piantine. Un gesto semplice, ma diventato nel tempo parte della memoria di Palermo.
Alla cerimonia erano presenti i figli di Libero Grassi, Alice e Davide, e il nipote Alfredo Chiodi. Con loro diverse autorità: l’assessore alla Rigenerazione urbana Maurizio Carta, per il Comune di Palermo, l’assessore regionale della Famiglia e delle politiche sociali Nuccia Albano, il presidente della Commissione regionale antimafia Antonello Cracolici, il prefetto di Palermo Massimo Mariani, l’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando e l’ex presidente del Senato Pietro Grasso.
La storia di Grassi rimane indissolubilmente legata alla sua scelta di dire no al racket. Imprenditore tessile e proprietario della Sigma, era stato preso di mira da Cosa nostra già dagli anni Ottanta. Le minacce, le intimidazioni e i tentativi di estorsione non lo convinsero però a cedere. Al contrario, Grassi decise di rendere pubblica la sua opposizione.
Il 10 gennaio 1991 il Giornale di Sicilia pubblicò la lettera con cui l’imprenditore si rivolse direttamente al proprio estortore. “Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili”, scriveva Grassi, spiegando perché non avrebbe pagato e denunciando il rischio che il primo versamento si trasformasse in una richiesta permanente.
Pochi mesi dopo arrivò l’omicidio. Il 29 agosto 1991 Libero Grassi fu assassinato proprio in via Alfieri. La sua scelta di ribellarsi al pizzo lo aveva trasformato in un simbolo, ma al tempo stesso lo aveva lasciato profondamente isolato. La sua battaglia rappresentò una rottura con un sistema nel quale il racket era ancora considerato da molti imprenditori e commercianti una realtà con cui convivere. La mattina del 29 agosto 1991 l’imprenditore venne raggiunto da quattro colpi di pistola poco dopo essere uscito di casa: a sparare fu Salvino Madonia, killer di Cosa nostra poi condannato all’ergastolo

“Io non sono pazzo, non mi piace pagare, è una rinunzia alla mia dignità di imprenditore“: erano state queste alcune delle parole pronunciate da Grassi durante un’intervista a Rai Tre, pochi mesi prima di essere ucciso.
La sua morte, però, non ha cancellato quella scelta. Al contrario, il suo esempio ha contribuito ad alimentare una nuova stagione della lotta alle estorsioni, nella quale sempre più imprenditori hanno trovato il coraggio di denunciare. Anche la risposta dello Stato si è rafforzata, fino all’introduzione di strumenti di sostegno per le vittime del racket, tra cui il fondo di solidarietà previsto dalla normativa antiracket.
A 35 anni dall’assassinio, il ricordo di Libero Grassi resta dunque legato non soltanto alla sua morte, ma soprattutto alla decisione che la precedette ovvero quella di non considerare il pizzo un prezzo inevitabile da pagare per poter lavorare. Una scelta che la famiglia, dalle figlie Alice e Davide alle generazioni successive, continua a custodire e a trasmettere. E che ogni 29 agosto torna a riaffiorare nel luogo in cui Palermo perse un imprenditore, ma iniziò anche a riconoscere nella ribellione al racket una possibilità concreta di riscatto.
Le dichiarazioni in ricordo di Libero Grassi
“C’è una situazione molto, molto pesante, soprattutto nelle zone di San Lorenzo, Tommaso Natale e Sferracavallo, sul fronte delle intimidazioni, ma c’è chi inizia a denunciare il racket delle estorsioni. E’ ovvio che sono sempre poche persone rispetto al fenomeno. La testimonianza di mio padre un po’ è servita. Infatti c’è chi si rivolge all’associazione antiracket Palermo con l’aiuto di Addiopizzo. È chiaro, però, che molti di più dovrebbero seguire il suo esempio anche se bisogna sicuramente fare un controllo sul territorio diverso, alla luce dei nuovi episodi intimidatori“. Lo dichara Alice Grassi, figlia dell’imprenditore Libero ucciso dalla mafia 35 anni fa.
“Ancora dal parco siamo lontanissimi, si parla sempre di bonifica. Stanno facendo l’ennesima revisione del progetto perché il ciclone Harry ha eroso un grosso pezzo della costa e servono nuove opere che non erano previste. Mi è stato detto che entro settembre dovrebbero farcela e solo dopo potremo parlare del progetto che comunque è pronto perché è stato presentato l’anno scorso, però non ci sono i fondi”, ha aggiunto Alice Grassi, a proposito del progetto del Comune di Palermo di realizzare un parco initolato al padre, nella zona orientale della città, che ancora deve essere bonificata.
“Vedo una città sicuramente più violenta, non so se anche più mafiosa. Dopodiché, alla mia età, quasi ai settant’anni ci si comincia a chiedere se la vedrò mai migliore. È questo il pensiero che ho in questi giorni. Ci sono leggi abbastanza efficaci. Quello che stupisce è la sfrontatezza e l’idea di impunità con cui si mettono in atto le intimidazioni. Ci sono ragazzi che per denaro sono disponibili a sparare, a mettere bombe. È preoccupante perché è un serbatoio infinito. Puoi arrestare il capo estorsore, che aveva 9 smartphone in cella, anche questo lascia molto perplessi, ma restano sempre questi ragazzi che non hanno remore”. Lo ha detto Davide Grassi, figlio dell’imprenditore Libero Grassi, ucciso 35 anni fa dalla mafia, a margine della commemorazione a Palermo.
“Io non credo che i commercianti stiano arretrando, quelli che frequento io, quelli che conosco non arretrano. Però i cittadini non devono arretrare. La logica con cui è nata Addiopizzo era, era proprio questa – aggiunge Davide Grassi – Le persone devono acquistare da commercianti che dichiarano di non pagare il pizzo”.
“Sono trascorsi 35 anni dall’attentato di via Alfieri a Palermo, ma il nostro debito di riconoscenza verso Libero Grassi resta immutato. Il rifiuto dell’imprenditore di piegarsi alle logiche della criminalità organizzata è ancora oggi un esempio per tutti coloro che ogni giorno difendono i valori della legalità e della giustizia. Il suo coraggio è uno sprone a non abbassare mai la guardia e continuare a lavorare con determinazione per rendere sempre più efficace e incisiva l’azione di contrasto alle mafie. Ed è lungo questa direzione che fin dall’inizio del nostro mandato ci stiamo muovendo, rafforzando la risposta dello Stato contro la criminalità organizzata e potenziando le misure per restituire alla collettività i patrimoni confiscati. Grazie al loro riutilizzo trasformiamo quelli che erano simboli del potere criminale in presìdi di legalità, sviluppo e coesione sociale”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
“A trentacinque anni dall’uccisione di Libero Grassi, il suo esempio resta un riferimento per chi fa impresa. Ebbe il coraggio di dire no al racket quando esporsi significava rischiare in prima persona. Chi sceglie la legalità non può essere lasciato solo”. Lo dice il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.
“Per questo – aggiunge – abbiamo messo in campo strumenti diversi a sostegno delle imprese. Per quelle vittime di usura ed estorsione sono previsti interventi fino a 200 mila euro, con un fondo che rifinanziamo periodicamente in presenza di nuove domande. A questo si aggiungono i 4 milioni del Fondo Sicilia destinati alle aziende sottoposte a misure di prevenzione, con procedure che abbiamo semplificato anche raccogliendo le indicazioni arrivate attraverso la commissione regionale Antimafia. La denuncia resta decisiva: chi subisce minacce o richieste estorsive si rivolga alle forze dell’ordine e alle istituzioni. La Regione farà la sua parte”.
In rappresentanza del governo regionale, il presidente Schifani ha delegato l’assessora Nuccia Albano alla cerimonia di commemorazione di questa mattina.
“Oggi Palermo ricorda Libero Grassi, l’imprenditore che il 29 agosto del 1991 fu assassinato dalla mafia per avere avuto il coraggio di dire no al pizzo e di denunciare pubblicamente chi pretendeva di imporre alla sua impresa il ricatto mafioso. A distanza di 35 anni, il sacrificio di Libero Grassi conserva una forza e un’attualità straordinarie. La sua scelta fu una scelta di libertà: la libertà di lavorare senza piegarsi alla prepotenza mafiosa, la libertà di non accettare il ricatto come una condizione inevitabile per fare impresa, la libertà, soprattutto, di denunciare”. Lo dice il sindaco di Palermo Roberto Lagalla nel 35esimo anniversario dell’omicidio di Libero Grassi.
“Dobbiamo avere la consapevolezza che la mafia non è scomparsa e che il racket prova ancora a rialzare la testa. – aggiunge – I fatti di cronaca degli ultimi mesi lo hanno dimostrato. Ma hanno dimostrato anche qualcosa di altrettanto importante: di fronte alle nuove intimidazioni e alle nuove forme del ricatto mafioso, le forze dell’ordine e la magistratura hanno saputo rispondere con tempestività, determinazione e incisività.”
“Come Comune di Palermo continueremo a sostenere tutte quelle realtà associative che, sul territorio, svolgono un lavoro prezioso accanto agli imprenditori minacciati, accompagnandoli nel percorso di denuncia e aiutandoli a rompere l’isolamento e la paura”, conclude
“Oggi ricordiamo Libero Grassi, un imprenditore che ebbe il coraggio di dire no alla mafia e al racket delle estorsioni, pagando con la vita la sua scelta di libertà. Il messaggio che ha lasciato continua ancora oggi a parlare alle istituzioni, agli imprenditori e a tutta la società siciliana”. Lo dice il capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Antimafia, Raoul Russo.
“Libero Grassi ci ha insegnato che non piegarsi alla mafia è possibile e che la libertà non può avere un prezzo. Le notizie degli ultimi tempi ci fanno capire che Cosa nostra cerca ancora di rimarcare il proprio potere con le intimidazioni a scopo estorsivo, ma nessuno deve abbassare la testa. Oggi il modo migliore per onorare la sua memoria è continuare a costruire una Sicilia nella quale chi denuncia non venga lasciato solo e nella quale fare impresa significhi poter lavorare senza paura, nel rispetto delle regole e della propria dignità, con le istituzioni al loro fianco che devono dimostrare di essere all’altezza dell’esempio lasciato la Libero Grassi”, conclude Russo.
“Essere qui è un dolore, un’emozione e una grande responsabilità di partecipazione civile di tutta la città: oggi si fa memoria e si compie il rito del rinnovare il sangue versato da Libero Grassi e da tutti gli altri martiri della guerra contro la mafia. Non è solo un segnale estetico o emotivo che riguarda solo la famiglia, ma ci ricorda il dolore che questa città ha attraversato e che, come ci ha insegnato Libero Grassi, dobbiamo tenere alte sia la testa che la guardia: è vero che la città è cambiata e che il lavoro di magistratura e forze dell’ordine è straordinario, ma questa modalità di infiltrazione nei gangli della società va sempre tenuta in grandissima attenzione”. Lo ha detto l’assessore alla Rigenerazione urbana del Comune di Palermo, Maurizio Carta, a margine della cerimonia in via Alfieri in ricordo di Libero Grassi, assassinato 35 anni fa dalla mafia.
“Sono trascorsi 35 anni dall’uccisione di Libero Grassi, l’eco del suo coraggio non si è mai spento a Palermo e in tutta la Sicilia. L’imprenditore si oppose al pagamento del racket e questa decisione gli costò la vita. Oggi sono ancora in tanti ad essere vittima di taglieggiamenti e, per fortuna, sono in aumento le denunce, ma la mafia continua a mantenere il controllo di pezzi di territorio e ad imporre il pizzo a tanti imprenditori. I recenti fatti di cronaca ci raccontano come sia ancora lungo il cammino verso un’economia completamente libera dal ricatto mafioso. La battaglia di Libero Grassi è un esempio per tutti a non abbassare la guardia“. È quanto dichiarato dal deputato regionale di FI Marco Intravaia nel giorno del trentacinquesimo anniversario dell’uccisione di Libero Grassi.
“Gli esempi non muoiono mai: Libero Grassi vive con il suo eroismo civico e la sua ribellione. È quella sana e onesta intransigenza che ci guida nelle azioni e nel nostro impegno quotidiano“. Lo scrive sui suoi canali social Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia, nel giorno dell’anniversario dell’imprenditore Libero Grassi, ucciso a Palermo il 29 agosto del 1991.




