E’ passata una settimana, ma la conta dei danni non è ancora terminata. Il ciclone Harry ha prodotto danni per quasi due miliardi di euro solo in Sicilia, e tra i comuni più colpiti nel versante jonico spicca Santa Teresa di Riva, il cui lungomare è stato distrutto dalla furia del mare.
Milioni di danni, per un comune che vive prevalentemente di turismo nella stagione estiva, come buona parte dei territori colpiti nel Messinese.
Ne parliamo con il sindaco Danilo Lo Giudice, coordinatore regionale di Sud chiama Nord.
Sindaco Danilo Lo Giudice, qual è attualmente la situazione?
“In questo momento siamo riusciti intanto a ripristinare l’erogazione idrica in tutta la città, abbiamo ancora qualche piccolo problema con la luce però per il resto stiamo vedendo di affrontare tutte le situazioni. È chiaro che comunque il crollo del lungomare, per quasi 2 km e mezzo circa sui 3 km complessivi, ci mette in grosse difficoltà sia perché la condotta principale della fognatura è divelta in più punti, bisognerà intervenire immediatamente, sia anche in termini di viabilità, perché in questo momento il lungomare è parzialmente interdetto e il transito per i mezzi pesanti non è consentito in direzione Catania – Messina, quindi questo sostanzialmente spezza in due la riviera jonica in due, non ci sono collegamenti con i treni perché la ferrovia è interrotta fra Itala e Scaletta e anche gli autobus di linea hanno difficoltà a svolgere il servizio. Al momento le scuole sono ancora chiuse, vedremo di riaprirle in maniera graduale, anche per consentire una normale ripresa, però le difficoltà sono tante e si sta agendo su su più fronti“.
Il Consiglio dei Ministri ha stanziato i primi 100 milioni da suddividere tra Sicilia, Sardegna e Calabria. Come vede questo primo provvedimento?
“Ma guardi, piuttosto che commentarlo le do qualche numero oggettivo: sono stati stanziati dal governo nazionale 100 milioni per Sicilia, Sardegna e Calabria, quindi in Sicilia toccheranno 33,3 milioni e soltanto nel mio comune ci sono danni per circa 60 milioni. Ecco, credo che questo basti a dare l’idea di come non si sia avuta la percezione di quello che è il danno che abbiamo subito, perché diversamente lo stanziamento sarebbe stato diverso. Capiamo e capisco che si tratta delle prime somme per affrontare, diciamo, la fase emergenziale, non per la ricostruzione, però è chiaro che già questo stanziamento ci lascia fortemente preoccupati rispetto a delle somme che sono insufficienti, non per la ricostruzione, insufficienti anche per affrontare questa prima fase emergenziale su questo non vi è dubbio“.
Per quanto riguarda la ricostruzione, quanto tempo potrebbe passare prima di rientrare in una pseudo normalità?
“Noi faremo il possibile e l’impossibile per cercare di rimetterci in piedi a 360°, è chiaro però che purtroppo l’azione e l’attività dei sindaci non potrà essere bastevole. C’è un problema di risorse economiche allo stato attuale, non abbiamo né certezza su come procedere né su quale saranno le somme effettivamente che verranno messe a disposizione. L’altro problema principale, un’altra grande preoccupazione, bisognerà capire se i sindaci verranno individuati quali soggetti attuatori e quindi con un potere derogatorio rispetto a quelle che sono le norme attuali e quindi se potranno immaginare la ricostruzione, perché senza questo è impossibile tecnicamente non solo avere dei tempi certi ma soprattutto rimetterci in piedi in tempi non dico celeri ma quantomeno normali“.
L’Assemblea regionale siciliana ha approvato l’ordine del giorno, presentato da Cateno De Luca, per destinare i cinque miliardi di FSC dal ponte sullo stretto di Messina ai danni causati dagli eventi alluvionali del ciclone Harry. È una svolta affinché la ricostruzione possa avvenire più celermente possibile?
“Ma non c’è dubbio che in questa fase lasciare 1 miliardo e 300 milioni bloccati per il Ponte sullo Stretto è assurdo perché in questo momento sono delle somme ferme che peraltro non vengono utilizzate. Sono i fondi di Sviluppo e Coesione che servono per le infrastrutture siciliane e quindi l’emendamento e l’ordine del giorno che è stato predisposto da dall’onorevole De Luca e votato dalle opposizioni ma anche da parte della maggioranza rappresenta sicuramente un indirizzo di cui il governo deve tenere conto per riprogrammare questi fondi e metterli a disposizione del territorio per quella che è la ricostruzione. Le emergenze si affrontano così ed è chiaro che non ci sono in questo momento altre soluzioni, se ne avessero, noi abbiamo proposto questa, delle altre che le mettano sul piatto e le discutiamo. Non vi è dubbio che l’azione portata avanti da Cateno De Luca e sostenuta da buona parte dell’Assemblea Regionale Siciliana, che ringraziamo, è l’unico elemento che in questo momento ci potrebbe consentire di avere certezza di risorse e in conseguenza di ciò anche certezza su quelli che possono essere i tempi della ricostruzione“.
Elly Schlein, a Niscemi, ha proposto di destinare tutti i fondi del Ponte sullo Stretto per l’emergenza maltempo, su questa proposta lei sarebbe d’accordo?
“Ma guardi, ripeto, il Ponte sullo Stretto è un’opera, al netto di chi è a favore e di chi è contro, nazionale di livello europeo inserita ai tempi all’interno del corridoio Berlino – Palermo, non capiscono i siciliani perché nei primi 2 miliardi stanziati per quest’opera 1 miliardo e 300 milioni li deve mettere la Regione Siciliana, 300 milioni circa li mette la Calabria e il resto 400 milioni lo Stato se è un’opera di livello nazionale, benché tutti sono fondi europei, non capisco perché la Sicilia deve contribuire in maniera così importante. Se proprio si vuole fare il Ponte lo si faccia ma non con i soldi delle infrastrutture dei siciliani. Questo è il tema e non è un tema né di destra né di sinistra né in questo momento ci appassiona la riflessione politica. Quello che ovviamente i nostri concittadini hanno come esigenza primaria è quello di vedere le nostre strade ricostruite è quello di poter ripristinare i collegamenti è quello di vedere una ricostruzione che sia celere, continuativa, costante e concreta. Per cui ripeto, tenere lì quelle somme bloccate per un’infrastruttura che in questo momento non è nelle condizioni di partire sembra una un’assurdità. Da qui la richiesta di riprogrammare queste risorse nel più breve tempo possibile e di metterle a disposizione dei territori, anche perché in questo momento le somme stanziate sono 70 milioni da parte della Sicilia e 30 da parte dello Stato, 100 milioni, e solo in Sicilia ci sono danni in questo momento per circa 1 miliardo forse anche più, per cui capite bene che siamo ben lontani da quello che l’obiettivo finale che vogliamo raggiungere in un tempo sufficientemente celere“.





