“La manovra di stabilità è stata un lungo parto, figlio di un sistema regolamentare dell’Assemblea, come ha detto il presidente Gaetano Galvagno e io condivido, che consente un ostruzionismo tale da paralizzare l’aula e le iniziative del governo”.
Così ha esortato il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani durante la conferenza stampa organizzata nella giornata di oggi a Palazzo D’Orleans, incontrando la stampa per gli auguri di fine anno.
“Dobbiamo avere il coraggio e faccio appello a tutte le forze politiche per modernizzare il regolamento parlamentare, non è solo questione di voto segreto. Mi incontrerò a breve col presidente Galvagno, mi confronterò e valuteremo l’opportunità di sottoporre una riforma che dia regole similari a quelle del Parlamento nazionale, per la funzionalità del sistema regionale e per dare certezze“.
“Una manovra messa in salvo“. Secondo il governatore sono stati mantenuti due punti essenziali, la decontribuzione, in primis, 200 milioni, “io credo che in passato non ci siano state misure così forti, e così antiche sotto il profilo finanziario”. Gli articoli 1 e 2 sono qualificati, dice il governatore, “e mi ero raccomandato al Presidente dell’Assemblea perché il governo poneva molta importanza a questi punti relativi, che sono stati messi in sicurezza“.
Una sola amarezza, lo straccio dell’articolo 31 che prevedeva un intervento di 10 milioni a fondo perduto per la riduzione dei costi di export delle imprese siciliane.
Parlando dei positivi risultati economici della Sicilia, certificati dalle agenzie di rating e dai report di istituti e centri studi, il governatore Renato Schifani ha sottolineato in particolare l’obiettivo raggiunto dell’azzeramento del disavanzo della Regione e la formazione di un avanzo di oltre 2 miliardi, riconoscendo al suo predecessore Nello Musumeci di avere avviato “il trend di riduzione“. “All’amico Musumeci – ha detto Schifani – va un doppio grazie da parte dei siciliani, perché ha ridotto di 3 miliardi il disavanzo nonostante il suo governo abbia dovuto gestire la difficile fase del Covid“.
“Caro voli sia al centro di dibattito nazionale”
“Sui trasporti inutile parlare di ‘caro voli’. Noi abbiamo fatto la nostra parte stanziando in due anni circa 75 milioni di fondi regionali per lo sconto ai residenti in Sicilia e anche nei confronti dei nostri giovani. Continueremo questa politica, nella consapevolezza l’Europa ci considera una grande isola e che non possiamo rivendicare la continuità territoriale, che abbiamo invece ottenuto per Comiso e per le piccole isole. Continueremo in questa politica di intervento sui prezzi facendo di tutto, perché chi deve rientrare in Sicilia nei periodi natalizie e nei festivi non può essere sottoposto a un salasso inaccettabile e scandaloso”.
I dati IRFIS
I dati parlano chiaro, IRFIS FinSicilia si conferma come lo strumento principale del governo regionale guidato da Renato Schifani per sostenere famiglie, imprese e crescita economica dell’Isola. Con una capacità di spesa rapida e efficace, l’istituto finanziario regionale ha gestito risorse per oltre un miliardo di euro negli ultimi anni, coinvolgendo più di 27.000 aziende e 45.000 nuclei familiari, contribuendo in modo decisivo alla ripresa post-pandemia e alla tenuta del tessuto produttivo siciliano.
Le misure attuate dimostrano un approccio mirato: dal contrasto al caro-mutui e al disagio sociale, fino agli incentivi per investimenti e liquidità. Per le famiglie, ad esempio, sono stati stanziati circa 100 milioni complessivi, con interventi come il Contributo di Solidarietà (oltre 40 milioni erogati a migliaia di nuclei in difficoltà, spesso in tempi record prima delle festività), il Credito al Consumo (decine di milioni per abbattere interessi su prestiti per beni durevoli, stimolando i consumi) e i Mutui Famiglie (50 milioni per calmierare i costi del credito sulla prima casa).
Sul fronte delle imprese, IRFIS ha destinato risorse per la liquidità e il sostegno al capitale circolante: 45 milioni contro il caro-mutui hanno raggiunto oltre 4.800 aziende, mentre altre misure hanno fornito finanziamenti a tasso zero o agevolato per migliaia di realtà siciliane, utilizzando anche fondi extraregionali in modo efficiente.
Grande enfasi sugli investimenti, con oltre 350 milioni in nuove misure nel 2025: dalla ripresa di “Ripresa Sicilia” (centinaia di milioni per progetti PMI, innovazione e sostenibilità) a “Fare Impresa”, passando per il settore Turismo (135-200 milioni per ammodernare strutture ricettive, con centinaia di domande già presentate) e il Fondo Sicilia, che dedica risorse specifiche a imprenditoria femminile, giovanile e start-up.
Guardando al 2026, la Finanziaria regionale prevede 264 milioni per lavoro stabile, investimenti e coesione sociale, con 200 milioni dedicati a nuove assunzioni e progetti produttivi, oltre a interventi su South Working, energia e semplificazioni. Ulteriori 150 milioni da fondi extraregionali rafforzeranno varianti di queste misure di successo.
Il presidente Schifani lega tutto a una visione chiara: “Il PIL cresce con consumi e investimenti”. E i numeri danno ragione: la Sicilia ha registrato una crescita del +2,2% nel 2023, +1-1,8% nel 2024 (primato nazionale secondo Istat e Svimez), con prospettive positive per il 2025. Le politiche regionali, rendendo misure “strutturali” attraverso ripetizioni biennali o triennali e finanziando tutti i progetti validi, intercettano nuovi investimenti e creano un circolo virtuoso.
In un contesto nazionale ancora sfidante, il modello siciliano, rigore finanziario unito a sostegno concreto, emerge come esempio di efficacia, con IRFIS al centro di una stagione di sviluppo che trasforma l’Isola da “problema” a motore del Mezzogiorno.
Sulla sanità? “Ritengo che il sistema di nomina dei direttori generali a cascata, dei direttori sanitari e amministrativi, queste ultime nomine che per legge ricadevano nell’ambito della responsabilità dei direttori generali, non abbia funzionato. La politica ha invasola gestione della sanità, riducendone la qualità del prodotto e questo è un fatto difficilmente contestabile“.
“Faremo di tutto per salvare la cardiochirurgia pediatrica di Taormina. Non possiamo perdere questa eccellenza. Io vado avanti. Non è campanilismo ma salvaguardare la qualità della nostra sanità. Prima non era inserita in nessun impianto strutturale ospedaliero, ora sì. Sono fiducioso“.
Schifani ha inoltre mostrato le immagini simulate dei due termovalorizzatori che saranno realizzati in Sicilia. “A febbraio i progettisti dovrebbero consegnare gli schemi degli impianti e stiamo lavorando con Bruxelles per la condivisione del piano rifiuti“.
Crisi idrica i Sicilia
La Sicilia affronta una crisi idrica strutturale, resa più acuta dai cambiamenti climatici che provocano cali delle precipitazioni medi del 30% annuo, con picchi locali fino al 90%. Il governo regionale guidato da Renato Schifani, attraverso la Cabina di regia, ha investito 48 milioni di fondi nazionali e 120 milioni regionali (oltre a 110 milioni nazionali per il potenziamento dei dissalatori) in interventi programmati e mirati, concentrati al 90% sulle province più critiche: Agrigento, Caltanissetta, Enna, Trapani e Palermo, per circa 2,8 milioni di abitanti.
Nel 2024, la dotazione idrica potabile in queste aree è crollata del 30% complessivo (da 10.000 a circa 7.000 litri al secondo), con numerose città che hanno subito riduzioni del 70-90%. Grazie agli interventi del 2025, sono già stati recuperati 2.300 l/s (+33% sulla perdita), su un totale programmato di 4.700 l/s aggiuntivi: altri 1.500 l/s entro 6 mesi, 200 a 9 mesi e 700 a 24 mesi.
Sul fronte pozzi, sorgenti, pompaggi e recupero perdite, su 4.000 l/s pianificati, 2.000 sono già realizzati e i restanti entro 6-9 mesi. Per la dissalazione, su 1.200 l/s previsti, 300 sono operativi; gli impianti di Gela, Porto Empedocle e Trapani sono stati potenziati con recenti stanziamenti, mentre due nuovi dissalatori per Palermo (700 l/s complessivi) procedono in project financing, con avvio entro 24-30 mesi.
Questi dissalatori, a funzionamento variabile, creano una preziosa “resistenza idrica” per i picchi estivi e le siccità prolungate, evitando – come già verificato con successo nell’agrigentino lo scorso agosto – di sacrificare l’acqua agricola per uso potabile.
Tra le opere strutturali spicca il rifacimento della rete idrica di Agrigento, per contrastare le dispersioni croniche.
Schifani sottolinea come si tratti di criticità ultradecennali, non risolvibili in pochi anni, ma con oltre 200 milioni attivati il governo ha evitato scenari peggiori. La strada è ancora lunga: serve una strategia a lungo termine su reti, dighe e governance per trasformare l’emergenza in vera resilienza.
Il Castello Utveggio apre alla città di Palermo
Per ultimo, ma non meno importante, il progetto di rifunzionalizzazione del Castello Utveggio è stato finanziato dalla Presidenza Regione Siciliana per l’importo complessivo di 5,9 milioni (di cui 4,4 milioni per lavori a base d’asta).
“Tutto ciò è frutto di sforzi del precedente governo Musumeci, che ha riattivato il primo appalto per l’efficientamento energetico, ed è il nostro governo che si è occupato della seconda procedura di definizione dei lavori, degli impianti e degli altri interventi. È stato un lavoro costante e rigoroso nel rispetto dei tempi previsti dai contratti. Abbiamo vigilato e trovato un’impresa estremamente corretta e puntuale, che ringraziamo per aver ottemperato puntualmente agli obblighi contrattuali”, aveva dichiarato Schifani.
Un progetto che fino ad adesso ha dato grande soddisfazione.




