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L'allarme lanciato dal Codacons

Stangata carburanti, la Sicilia tra le regioni più care d’Italia: benzina a 1,804€ e gasolio a 2,171€

domenica 12 Aprile 2026
Aumento del diesel

Non si ferma l’ascesa dei prezzi alla pompa e la Sicilia, ancora una volta, si ritrova a pagare il conto più salato. Secondo l’ultima elaborazione del Codacons, basata sui dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), l’Isola si conferma una delle aree più costose d’Italia per rifornire il proprio veicolo, con listini che superano costantemente la media nazionale.

benzina

I numeri del rincaro: benzina e gasolio sopra la media

I dati, aggiornati al 12 aprile, scattano una fotografia impietosa per gli automobilisti siciliani. Il prezzo medio della benzina in modalità self nell’Isola ha raggiunto quota 1,804 euro al litro, mentre per il gasolio la cifra sale a 2,171 euro al litro.

Il confronto con il resto del Paese evidenzia una penalizzazione netta. Sulla rete stradale italiana, infatti, la media nazionale si attesta a 1,783 euro per la verde e 2,162 euro per il diesel. Questo significa che un cittadino siciliano paga la benzina 2,1 centesimi in più al litro rispetto alla media nazionale, mentre per il gasolio il divario è di circa un centesimo.

Nella classifica dei rincari, la Sicilia siede sul “podio” del caro-vita: per la benzina, l’Isola registra valori tra i più alti d’Italia, superata solo da Molise e Basilicata e affiancata dalla Calabria. Anche per il gasolio la situazione non migliora, posizionando la regione in linea con Lombardia e Molise, subito dietro i picchi di Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia.

Un’economia locale fragile e sotto pressione

Questa dinamica non è solo un fastidio per chi viaggia nel weekend, ma un’ipoteca sulla tenuta economica del territorio. In Sicilia, la dipendenza dal trasporto su gomma è strutturale: la carenza di infrastrutture ferroviarie moderne costringe famiglie e imprese a utilizzare quasi esclusivamente camion e auto per spostare merci e persone.

Segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi

“Quelli pubblicati oggi sono dati che destano enorme preoccupazione, perché certificano un livello dei carburanti che in Sicilia rischia di produrre effetti a catena su tutta l’economia dell’isolaafferma Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons In un territorio dove il trasporto su gomma incide in modo determinante sulla distribuzione delle merci, sugli approvvigionamenti, sulla mobilità dei lavoratori e sui costi delle imprese, prezzi così elevati di benzina e gasolio finiscono inevitabilmente per ripercuotersi su famiglie, consumatori e attività produttive, alimentando rincari diffusi e aggravando un quadro economico già estremamente delicato”.

“L’aumento del costo dei carburanti non colpisce soltanto chi si rifornisce, ma si riflette sull’intera filiera economica e commerciale della Sicilia, con conseguenze dirette sui prezzi al dettaglio, sui trasporti, sulla logistica, sui servizi e sulla competitività delle imprese –  osserva Tanasi – Un’economia fragile e complessa come quella siciliana non può permettersi una simile pressione, che rischia di tradursi in un ulteriore impoverimento delle famiglie e in nuove difficoltà per il sistema produttivo”.

L’appello al Governo

Secondo il Codacons, il rischio è quello di un impoverimento generalizzato. Se aumenta il gasolio, aumenta il costo del pane, del latte e di ogni prodotto che arriva sugli scaffali dei supermercati siciliani.

“Per questo chiediamo al Governo nazionale di intervenire con urgenza per riportare benzina e gasolio a livelli sostenibili e accettabili, adottando misure concrete capaci di alleggerire il peso che oggi grava su cittadini e imprese siciliane. Non si può lasciare la Sicilia esposta a una dinamica che rischia di provocare aumenti generalizzati e di compromettere ulteriormente consumi, commercio e tenuta economica del territorio”, conclude Tanasi.

Senza un intervento correttivo sulle accise o sulle dinamiche di prezzo regionali, il pieno di carburante rischia di diventare un lusso che molti siciliani, in un quadro economico già delicato, non possono più permettersi.

 
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