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Superbonus, Cna Catania: “Imprese strette nella morsa fra rischio fallimento e rischio usura”

giovedì 9 Giugno 2022
Floriana Franceschini

Il CNA Catania commenta i dati pubblicati dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile in merito al superbonus.

LA NOTA

Sono eloquenti gli ultimi dati diffusi dall’Enea in merito al superbonus, con il totale degli investimenti per quel che riguarda i lavori già conclusi che è ormai andato oltre i 21 miliardi di euro, con appena il 15,5% inerente i condomìni.

Un risultato eccellente e che spinge il pil italiano, che però non convince, per usare un eufemismo, molti componenti del governo nazionale, a partire dal premier, Mario Draghi, palesemente contrario a una misura così importante e deciso a depotenziarla il più possibile. Vero è che alla Camera sono previste eventuali auspicabili modifiche legislative per sbloccare i crediti fiscali “congelati”, ma è altrettanto vero come più di 60mila aziende artigiane si ritrovino oggi con un cassetto fiscale zeppo di crediti, ma spesso totalmente senza liquidità.

Il momento è assolutamente drammatico per le imprese, soprattutto per le medie e le piccole, moltissime a rischio fallimento e anche a rischio usura. Un problema quello dell’usura, lo spettro che cammina a fianco delle imprese in crisi di liquidità, che dovrebbe far attivare da subito le Prefetture, perché è proprio il governo che ha messo e sta mettendo le aziende nelle difficoltà in cui moltissime ormai versano.

Di tutto questo si è occupato il momento di riflessione – organizzato da Cna Catania in collaborazione con gli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri della provincia etnea – “Superbonus 110% fra criticità e opportunità: la Cna a sostegno delle imprese per il rilancio di una politica di sviluppo”.

Per la Cna, hanno parlato Floriana Franceschini (presidente di Cna Catania), Riccardo Masini (responsabile nazionale Cna Costruzioni), Piero Giglione (segretario di Cna Sicilia), Andrea Milazzo (segretario di Cna Catania), Ludovico Glorioso (responsabile Cna Sicilia “Riqualifichiamo l’Italia”), Salvatore Cannavò (presidente degli Edili di Cna Catania) e Maurizio Merlino (segretario degli Edili di Cna Catania).

«Un recentissimo studio della nostra Confederazione ha dato dei numeri raggelanti», hanno esordito gli esponenti dell’associazione di categoria, «sono 33mila le imprese artigiane a rischio fallimento in Italia a causa dei crediti fiscali “bloccati”, con la conseguente potenziale perdita di 150mila posti di lavoro nella sola filiera delle costruzioni, una vera e propria atomica sociale. Sarebbero in attesa di essere convertiti in denaro da parte delle aziende qualcosa come due miliardi e mezzo di euro, forse anche più, legati ai crediti fiscali. Oltre 60mila sono le imprese artigiane con un cassetto fiscale colmo di crediti, ma purtroppo senza la necessaria liquidità per operare. Facile immaginare il gravissimo impatto collettivo, a partire dai cantieri fermi e dal rischio fallimento per quasi il 50% delle piccole e medie imprese interessate, diremmo trascinate nel disastro. Insomma, il governo ha trasformato una misura volta allo sviluppo e all’efficientamento, quindi una opportunità, in una trappola per imprese, professionisti e committenti. Il rimbalzo del pil nel 2021, dovuto appunto al superbonus, sarà perduto con ripercussioni negative sull’economia: uno Stato serio non cambia le regole del gioco mentre si è in corsa. E, ovviamente, la giustificazione inerente la scoperta di truffe di pochi non può penalizzare la maggior parte dei cittadini perbene. Piuttosto, andavano perseguiti i colpevoli senza però penalizzare chi onestamente aveva applicato la misura. Di contro, gli enormi guadagni garantiti alle banche con la misura non sono stati toccati. Francamente, riteniamo più ragionevole investire una parte proprio di tali ingenti guadagni per i controlli, invece di appesantire e stravolgere la normativa impedendo a imprese e imprenditori di monetizzare il credito acquisito».

La Confederazione ha poi evidenziato come «serva che il governo prenda dei provvedimenti subito per salvare quanto fin qui di buono è stato fatto con la misura del superbonus. E bisogna soprattutto fare quanto possibile per sanare il pregresso e ridare liquidità alle aziende, altrimenti sarà una vera e propria emergenza sociale, ben più grave più a sud si scende. La Cna non lascerà sole le imprese e sarà al loro fianco, coinvolgendole in altre iniziative volte alla soluzione del problema».

Certo, all’epoca della calendarizzazione del convegno «lo si immaginava di tutt’altro tenore e finalizzato a diffondere esclusivamente dati positivi, a testimonianza dell’efficacia di un meccanismo virtuoso, capace di coniugare “ripartenza” del mondo delle costruzioni, vera locomotiva della nostra economia, con gli obiettivi della transizione ecologica e il risanamento del patrimonio edilizio. Ne è prova come un terzo della crescita del pil nazionale del 2021 sia attribuibile alla misura superbonus. Una misura virtuosa di cui beneficiano tutti: i proprietari degli immobili, le aziende esecutrici, i fornitori, i tecnici: ingegneri, geometri, architetti, impegnati nella progettazione e nella direzione dei lavori, i commercialisti e non per ultimi i lavoratori».

Purtroppo, lo strumento è entrato nel mirino del governo diretto da Mario Draghi ed è stato via via depotenziato, «vittima di una schizofrenia legislativa», hanno proseguito gli esponenti di Cna, «che ha portato alla folle singolarità di quasi trenta modifiche normative in meno di due anni e in un solo trimestre a quattro interventi sui meccanismi per la cessione dei crediti che hanno condotto larga parte degli istituti di credito a disimpegnarsi dal mercato delle cessioni, di fatto paralizzandolo e lasciando il comparto con i cassetti fiscali “pieni” e con la totale assenza di liquidità».

Nel suo intervento, Sebastian Carlo Greco, presidente dell’Ordine degli Architetti di Catania, ha evidenziato di «avere accolto l’invito della Cna perché sentiamo la necessità di fare sistema. Sono tanti gli attori coinvolti nel superbonus, che nel tempo ha visto aumentare le criticità a causa dei continui cambiamenti normativi. Problemi che devono essere risolti, se si vuole veramente innovare il Paese e rispondere alle linee guida della Comunità Europea sulla transizione ecologica e messa in sicurezza degli edifici. L’unica soluzione è quella di rendere strutturale il superbonus in una visione a lungo termine che possa portare i risultati sperati, evitando di far ricadere sui professionisti le grandi difficoltà oggettive del governo per smarcarsi da una manovra in cui non crede più». Tra i relatori, anche Mario Caruso, delegato a Transizione Energetica e Bonus dell’Ordine degli Architetti etneo.

Per Mauro Scaccianoce, presidente dell’Ordine deli Ingegneri di Catania, «serve mettere insieme il mondo delle professioni e quello delle imprese. Il superbonus ha messo in difficoltà l’intera filiera delle costruzioni: se in prima battuta questo strumento di rilancio è stato accolto con entusiasmo, tanto da raggiungere lo scorso aprile i 30 miliardi di euro complessivi di investimenti, successivamente ha messo in luce i suoi limiti, complici le numerose norme introdotte. Tra le criticità più grandi, l’impossibilità di utilizzare i crediti, mettendo in seria difficoltà i professionisti, che hanno investito tantissimo per rispondere adeguatamente alle “regole” del superbonus». A Scaccianoce ha fatto eco Alfio Torrisi, segretario dell’Ordine degli Ingegneri etneo, per il quale «occorre individuare delle soluzioni, in primis proroghe e programmazione di azioni, che non rallentino e blocchino ulteriormente il superbonus».

L’onorevole Riccardo Fraccaro ha dal canto suo evidenziato come «quello che appare all’esterno sia un Parlamento che sostiene il superbonus e una parte del governo che lo contrasta. Non è solo la vostra impressione, è anche la mia. Serve trovare un punto di equilibrio e credo che la schizofrenia legislativa cui è stato accennato sia frutto di un tentativo di limitare la misura, di un tentativo di ridimensionarla e delegittimarla, accompagnato da comunicazioni errate e normative altrettanto errate. Nel 2021 questo strumento ha avuto un grande impatto, con una crescita del pil che non si vedeva da decenni in Italia».

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