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Comparto in emergenza

Vendemmia in Sicilia, scatta l’allarme-giacenze: una crisi già annunciata?

sabato 29 Agosto 2026
uva vino vendemmia vigneti

L’allarme giacenze mette a dura prova il comparto vitivinicolo siciliano. Da sempre uno dei marcati simbolo del tessuto produttivo dell’Isola, riconosciuto e richiesto in tutto il mondo, il settore, oggi più che mai, sta vivendo una crisi con pochi precedenti. La qualità non è in discussione, ma rischia di rivelarsi un elemento non abbastanza sufficiente, sovrastato dalle ondate di caldo senza tregua, dall’insufficienza di acqua nelle campagne, nonostante gli invasi pieni, dal mercato saturo e dai prezzi al ribasso.

L’ultimo segnale preoccupante è arrivato dal report di Cantina Italia, elaborato sui registri telematici dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari. I dati, pubblicati dal ministero dell’Agricoltura, evidenziano come al 31 luglio ammontano a oltre 23,5 milioni gli ettolitri di vini Dop made in Italy detenuti dai soggetti obbligati alla tenuta del registro telematico, mentre sono oltre 10,9 milioni gli ettolitri di vino Igp in giacenza. In Sicilia il vino stoccato è pari a 2.690.094 ettolitri, di cui 1.406.607 nella sola provincia di Trapani. Qui il paradosso che accomuna tutta Italia: la vendemmia procede bene per le varietà più precoci e per le uve base spumante raccolte prima di Ferragosto, in anticipo di almeno dieci giorni, con soddisfazione diffusa per la qualità della raccolta, ma i serbatoi delle cantine sono ancora carichi di vino in giacenza dalla scorsa annata.

Una crisi che non nasce all’improvviso. Il tema era stato affrontato in più occasioni già nei primi mesi del 2026. Incontri e riunioni che hanno coinvolto le associazioni e i vertici regionali. La richiesta avanzata alle istituzioni? Misure eccezionali per arginare e superare il grave momento di instabilità. Tra le proposte, sostenute anche da Cia Sicilia, l’attivazione della distillazione di crisi, il ritiro dal mercato di quantitativi di vino in eccesso per trasformarli in alcole puro, attraverso le risorse dell’Ocm vino. Proprio quest’ultima, secondo indiscrezioni, era prevista in una primissima bozza della variazione di bilancio. Un bacino da 10 milioni di euro che alla fine, però, non ha trovato spazio nel testo ufficiale approvato in giunta. Un’altra è quella relativa all’attivazione della vendemmia verde, purché adeguatamente remunerativa e indirizzata alle superfici marginali. Ad oggi, però, tutto resta vago e il settore è appeso ad un filo, col rischio di registrare bilanci per nulla positivi in autunno, alla fine della vendemmia.

Serve una governance della filiera capace di programmare la produzione, monitorare le dinamiche del mercato e intervenire prima che le eccedenze si trasformino in crisi“. Ha sottolineato nei giorni scorsi Confcooperative Sicilia, evidenziando come “il rischio, infatti, non è soltanto quello di affrontare una vendemmia difficile. Senza una strategia condivisa tra Regione, organizzazioni professionali, cooperative e consorzi di tutela, le giacenze potrebbero diventare il sintomo di una debolezza più profonda: quella di un sistema produttivo che continua a crescere sul piano quantitativo senza riuscire a creare, con la stessa velocità, nuovo valore sul mercato. La crisi del vino siciliano impone quindi una riflessione che supera l’emergenza contingente. Le misure straordinarie possono attenuare gli effetti immediati, ma solo una politica industriale del comparto, fondata su programmazione, innovazione e promozione internazionale, potrà garantire stabilità economica a una delle filiere più rappresentative del Made in Italy agroalimentare“.

Le giacenze ricoprono certamente un ruolo fisiologico, in un settore dove molti vini necessitano di affinamento e vengono commercializzati nel corso dell’anno. Quando i volumi aumentano più rapidamente della capacità del mercato di assorbirli, però, il rischio è quello di comprimere i prezzi, ridurre la liquidità delle imprese e compromettere la sostenibilità economica delle aziende, soprattutto delle cooperative e dei piccoli produttori. La Sicilia si ritrovata così al centro di questa dinamica. Il vino si vende, ma con maggiore difficoltà e a valori spesso inferiori alle aspettative dei produttori. Dopo la paura, esattamente un anno fa, dell’impatto dei dazi Usa, una nuova annata è pronta a far tremare il comparto vitivinicolo.

L’aumento dei costi energetici e logistici e i fragili equilibri del mercato: tutti fattori posti sotto i riflettori anche dall’Osservatorio Uiv, Unione italiana vini. Nel corso dell’ultima assemblea annuale a inizio luglio, i numeri relativi al rallentamento dei consumi parlano chiaro. A livello nazionale il dato Gdo gennaio-maggio 2026 rispetto al corrispondente periodo del 2025 registra un -2%. Ancor più netto quello internazionale, con il consuntivo dell’export nel primo trimestre che segna un -4% a volume e un -8,3% a valore. Nonostante le ultime tre vendemmie non abbiano registrato volumi sorprendenti, bensì sottotono, a maggio scorso gli stock di vino e mosti hanno superato i 53 milioni di ettolitri, segnando un +7,3% rispetto allo stesso mese del 2025. Una mole di giacenze che equivale ad un intero raccolto bloccato in cantina. Il livello più alto dal 2022, anno che però ereditava una produzione extra-large da quasi 50 milioni di ettolitri.

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