Con passione e determinazione, Antonino Zichichi ha costruito ponti tra scienza, cultura e territorio, rendendo la fisica accessibile e globale.
È scomparso a 96 anni Antonino Zichichi, fisico siciliano di fama internazionale, noto non solo per i suoi contributi pionieristici alla fisica delle particelle, ma anche per il ruolo di promotore della cultura scientifica in Italia e nel mondo. Nato a Trapani e cresciuto nella piccola città di Erice, Zichichi ha trasformato la sua terra in un punto di riferimento globale per la ricerca avanzata, fondando il Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana e contribuendo alla nascita di laboratori internazionali, come quelli del Gran Sasso.
E’ morto il fisico Antonino Zichichi, è stato promotore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso
La sua carriera ha intrecciato ricerca, divulgazione e formazione, facendo dialogare scienza, istituzioni e società, e portando il talento siciliano nei principali centri scientifici internazionali.
La vita di Zichichi non è stata priva di contrasti: alcune sue posizioni scientifiche, in particolare sui temi climatici e sul rapporto tra scienza e fede, hanno suscitato dibattiti tra colleghi e opinione pubblica. Allo stesso tempo, la sua capacità di costruire ponti tra ricerca e territorio, di valorizzare il patrimonio scientifico e culturale della Sicilia, e di guidare progetti educativi e infrastrutturali, rimane un’eredità tangibile e duratura.
Ripercorriamo la vita e le attività di Zichichi, dai primi esperimenti all’osservazione dell’antideutone, ai ruoli istituzionali all’INFN e in Europa, fino all’esperienza come assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, passando per il suo impegno nella divulgazione e nella formazione internazionale.
Una storia che racconta il legame indissolubile tra la Sicilia e la scienza globale, tra ricerca e responsabilità sociale, e che offre una chiave per comprendere la portata dell’eredità lasciata da uno dei più importanti scienziati italiani del XX secolo.
Erice, il laboratorio affacciato sul mare
Erice, pietra chiara e silenzio sospeso tra cielo e mare, non è soltanto uno dei borghi più suggestivi della Sicilia occidentale. Per oltre mezzo secolo è stato un crocevia internazionale della fisica teorica e sperimentale. Ogni estate, nei chiostri e nelle aule del Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana”, scienziati provenienti da università europee, americane e asiatiche si sono confrontati su particelle elementari, cosmologia, energia nucleare.
A volere quel luogo in cima al monte, lontano dalle grandi capitali scientifiche, fu Antonino Zichichi.
Nato a Trapani nel 1929, Zichichi ha mantenuto con la Sicilia un legame non simbolico ma strutturale. Nel 1963 fondò a Erice il Centro Ettore Majorana, istituzione riconosciuta a livello internazionale e tuttora attiva, che nel tempo ha ospitato migliaia di ricercatori e centinaia di scuole scientifiche avanzate.
L’idea era precisa: creare in Sicilia uno spazio stabile di alta formazione, capace di attrarre scienziati di primo piano e di offrire a giovani studiosi occasioni di confronto con premi Nobel e leader della ricerca mondiale.
Bell, Blackett, Rabi, Weisskopf e Zichichi firmarono lo statuto che diede un nuovo significato alla scienza e alla sua cultura. Ogni anno, dal 1963, autori di nuove scoperte e invenzioni giungono a Erice; 102 di loro hanno ricevuto il Premio Nobel dopo la loro partecipazione alle attività dell’EMFCSC e 49 erano già Premi Nobel.
Questi leader scientifici mondiali insegnano a studenti provenienti da tutto il mondo, desiderosi di ricevere le più recenti conoscenze direttamente dalla bocca dei loro autori, proprio come avveniva all’Università di Bologna più di nove secoli fa. Nel corso dei suoi sessant’anni di attività (1963-2023), oltre 135.000 scienziati provenienti da centoquaranta Nazioni hanno preso parte ad attività post-universitarie per promuovere una Scienza senza segreti e senza confini.
La notizia della sua scomparsa, avvenuta oggi 9 febbraio 2026 a 96 anni, ha riportato l’attenzione su quel progetto culturale prima ancora che sulla sua figura personale. Perché Zichichi non è stato soltanto un fisico delle particelle noto nei laboratori internazionali; è stato un organizzatore di scienza, un costruttore di reti, un promotore di infrastrutture.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi istituzionali di rilievo nazionale e internazionale, ma è in Sicilia che ha lasciato uno dei segni più visibili e duraturi. Il Centro di Erice rappresenta ancora oggi una piattaforma di dialogo scientifico globale, con programmi che spaziano dalla fisica fondamentale alla medicina, dall’ingegneria alla geopolitica della scienza.
La traiettoria di Zichichi parte dunque da una radice territoriale forte e si sviluppa verso una dimensione mondiale. È questa tensione tra periferia geografica e centralità scientifica che definisce gran parte del suo percorso pubblico e professionale.
I “mattoni invisibili” dell’universo
Per comprendere il profilo scientifico di Antonino Zichichi occorre entrare, senza eccessi di tecnicismo, nel campo della fisica delle particelle. Si tratta della disciplina che studia le componenti elementari della materia e le forze fondamentali che regolano l’universo.
Dopo la formazione universitaria, Zichichi avviò la propria attività di ricerca nel contesto della fisica nucleare e subnucleare, collaborando con importanti centri internazionali come il CERN e il Fermilab.
Nel 1965 partecipò a un esperimento che portò all’osservazione dell’antideutone, una particella di antimateria. L’antimateria rappresenta uno degli ambiti centrali della fisica contemporanea: ogni particella possiede una corrispondente antiparticella con carica opposta. La verifica sperimentale di queste entità ha contribuito alla conferma di modelli teorici fondamentali.
La sua attività si colloca in una fase storica in cui la fisica europea cercava di affermare un ruolo autonomo nel panorama internazionale. Zichichi fu parte di quella generazione che consolidò la presenza italiana nella ricerca sulle alte energie.
Parallelamente sviluppò una forte vocazione organizzativa. Fu tra i promotori dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, una delle principali infrastrutture sotterranee al mondo per lo studio dei neutrini e di fenomeni rari. La realizzazione del Gran Sasso rappresentò una scelta strategica per il sistema scientifico italiano, capace di attrarre collaborazioni internazionali e finanziamenti strutturali.
La dimensione scientifica di Zichichi si articola dunque su due livelli: contributi alla fisica sperimentale e costruzione di contesti istituzionali che permettessero alla ricerca di svilupparsi nel lungo periodo.
Zichichi fu presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare tra il 1977 e il 1982. Durante il suo mandato l’INFN consolidò le collaborazioni europee e rafforzò la partecipazione italiana ai grandi programmi internazionali.
Tra il 1978 e il 1980 fu presidente della European Physical Society, incarico che conferma il riconoscimento della sua figura nel contesto continentale. Nel 1973 fondò la World Federation of Scientists, con sede a Erice, promuovendo incontri tra scienziati e rappresentanti politici su questioni globali.
Dal 1986 è stato presidente del World Lab, un’associazione che sostiene progetti scientifici in paesi in via di sviluppo. È stato Presidente del Museo Storico della Fisica e del Centro Studi e Ricerche “E. Fermi”

Molti grandi progetti della fisica internazionale sono legati al suo nome: il progetto LEP al CERN, il progetto HERA a DESY, il progetto dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso all’INFN. Ha guidato numerosi esperimenti di rilievo nella fisica delle particelle elementari e ricoperto incarichi di responsabilità a livello europeo (Presidente della Società Europea di Fisica). Ha guidato il Comitato NATO per le Tecnologie di Disarmo e ha rappresentato la CEE nel Comitato Scientifico del Centro Internazionale di Scienza e Tecnologia di Mosca.
La sua azione si è distinta per una costante attenzione alla dimensione organizzativa della scienza: non solo ricerca, ma anche strutture, diplomazia scientifica, reti stabili di cooperazione.
Le scoperte, i riconoscimenti e le onorificenze in carriera
Fonte dati su scoperte, onorificenze e riconoscimenti: FONDAZIONE E CENTRO DI CULTURA SCIENTIFICA ETTORE MAJORANA
fonte dati sul Centro Ettore Majorana e foto credits: FONDAZIONE E CENTRO DI CULTURA SCIENTIFICA ETTORE MAJORANA
Il ricordo di Zichichi dell’INFN e dei Laboratori del Gran Sasso
“Con la scomparsa di Nino Zichichi, l’INFN e l’intera comunità scientifica perdono una figura di straordinaria energia e visione – commenta Antonio Zoccoli, Presidente dell’INFN – “Zichichi è stato un uomo di scienza straordinariamente curioso ed entusiasta, capace di muoversi con autorevolezza nei grandi scenari della ricerca internazionale e, al tempo stesso, di guardare con lungimiranza allo sviluppo delle infrastrutture scientifiche del nostro Paese. Da Presidente dell’INFN ha contribuito in modo decisivo al rafforzamento dell’ente, e a lui si devono l’idea e la realizzazione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, oggi riconosciuti tra i centri di ricerca più importanti al mondo e parte integrante della nostra storia. Fondatore e anima del centro interdisciplinare per la cultura scientifica “Ettore Majorana”, ha fatto di quel luogo un laboratorio di dialogo tra scienziati di Paesi diversi, convinto che la cooperazione scientifica potesse essere uno strumento concreto di diplomazia e di costruzione della pace. Sempre costante è stato il suo impegno nel costruire ponti tra scienza, cultura e società, nella convinzione che la ricerca fondamentale non sia solo un’impresa tecnica, ma un pilastro del progresso umano. In questo momento di lutto, l’INFN si stringe attorno alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno condiviso con lui il cammino della ricerca.”
“Antonino Zichichi ha segnato un’epoca straordinaria per la scienza e la divulgazione scientifica in Italia. La sua intuizione di realizzare i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN ci lascia come immensa eredità i più importanti laboratori di fisica sotterranea del mondo, dove migliaia di scienziati da tutte le più importanti organizzazioni scientifiche internazionali partecipano a ricerche di fisica delle astroparticelle”, commenta Ezio Previtali, direttore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso.
“L’idea che un centro di ricerca internazionale come i Laboratori del Gran Sasso sia il crocevia di scienziati che, pur provenienti da varie realtà, culture e istituzioni, collaborano insieme nella ricerca fondamentale si sposa con l’attività che Antonino Zichichi ha sempre perseguito. Una visione che interpreta la scienza anche come mezzo di diplomazia che consente ai popoli di dialogare attorno ad un obiettivo comune”, conclude.
Fonte: Comunicato stampa INFN
L’esperienza alla Regione Siciliana e il rapporto con la politica
Accanto ai ruoli accademici e scientifici, Antonino Zichichi ha avuto un’esperienza diretta nell’amministrazione pubblica regionale. Nel novembre del 2012, accettò un incarico nella giunta regionale della Sicilia come assessore ai Beni Culturali. La nomina fu annunciata dal presidente della Regione dell’epoca, Rosario Crocetta, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della cultura e dei beni storici nell’ambito delle politiche regionali.
La sua nomina fu letta come l’ingresso di una figura di alto profilo scientifico nella gestione amministrativa. L’incarico fu descritto all’epoca come tecnico-amministrativo, attribuito a una figura di profilo professionale di alto livello e non come espressione di una carriera politica di partito. Tale nomina rappresentava una scelta non convenzionale: porre uno scienziato di formazione scientifica avanzata a responsabilità decisionali nel campo della cultura e della valorizzazione del patrimonio.
Nella sua funzione di assessore, Zichichi fu chiamato a contribuire alla definizione di strategie volte alla valorizzazione dei beni culturali siciliani, con particolare attenzione agli aspetti di internazionalizzazione e promozione del patrimonio regionale. La sua esperienza internazionale e il radicamento nella comunità scientifica globale furono presentati come elementi utili per rafforzare l’attrattività culturale della Sicilia a livello internazionale
L’approccio che portò in assessorato rifletteva la sua impostazione metodologica: programmazione, valorizzazione delle eccellenze, centralità della formazione.
Durante la breve esperienza regionale – durata fino al 3 aprile 2013– l’attenzione si concentrò in particolare su due direttrici: da un lato il rafforzamento delle politiche di tutela e valorizzazione dei beni culturali; dall’altro la promozione dell’istruzione come leva strategica. Zichichi sostenne l’importanza di investire nella qualità dell’educazione scientifica, ritenendo che la crescita del territorio dovesse passare attraverso capitale umano qualificato.
L’esperienza non si tradusse in un percorso politico di lungo periodo. Rimase un incarico tecnico-amministrativo, coerente con la sua idea di scienza al servizio delle istituzioni. Tuttavia segnò un passaggio significativo: l’ingresso diretto nella gestione della cosa pubblica.

Il suo rapporto con la politica, in realtà, era precedente e successivo a quell’incarico. Alla guida dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e nella promozione del Laboratorio del Gran Sasso aveva già dovuto interagire con governi e ministeri per la definizione di finanziamenti e strategie. La realizzazione di infrastrutture scientifiche richiede infatti pianificazione legislativa e decisioni di bilancio.
Zichichi ha sempre sostenuto che la politica dovesse fondarsi su basi scientifiche solide, specialmente su temi come energia, sicurezza nucleare e sviluppo tecnologico. Questa convinzione lo portò a intervenire pubblicamente su scelte strategiche nazionali, difendendo il ruolo della ricerca di base come investimento strutturale.
L’esperienza regionale in Sicilia rappresenta quindi un tassello coerente di una visione più ampia: la scienza non come ambito separato, ma come elemento integrato nelle politiche pubbliche. Una scelta che lo ha esposto al confronto democratico e alla valutazione politica, ampliando il perimetro della sua figura pubblica.
Il fisico “mediatico”
Zichichi è stato uno dei pochi fisici italiani a diventare volto noto al grande pubblico. Attraverso programmi televisivi, conferenze e libri divulgativi ha cercato di spiegare temi complessi con linguaggio diretto.
La sua presenza mediatica ha contribuito a rendere familiari concetti come antimateria ed energia nucleare. In un Paese dove la scienza raramente occupa il centro del dibattito, la sua figura ha rappresentato un riferimento riconoscibile.
Questa esposizione ha però amplificato anche le sue prese di posizione personali, trasformandolo in un protagonista del confronto pubblico. Nel corso degli anni Zichichi ha espresso valutazioni su cambiamento climatico ed evoluzione biologica che si sono collocate fuori dal consenso scientifico prevalente, come documentato da organismi internazionali quali l’IPCC e dalle principali accademie scientifiche.
Le sue dichiarazioni hanno suscitato critiche da parte di ricercatori e istituzioni, che hanno ribadito il quadro di consenso fondato su studi peer-reviewed. Le controversie hanno riguardato il piano del dibattito pubblico, non la sua attività nella fisica delle particelle.
Scienza e fede
Antonino Zichichi è stato noto non solo per la sua attività sperimentale, ma anche per la capacità di coniugare la scienza con la riflessione filosofica e religiosa. Ha spesso sottolineato come la curiosità scientifica e la dimensione spirituale potessero convivere, senza contraddirsi. Nei suoi scritti e conferenze pubbliche, Zichichi ha espresso l’idea che la ricerca sulla struttura fondamentale della materia non fosse incompatibile con una visione che riconosca l’esistenza di valori metafisici o trascendenti.
Il fisico ha partecipato a numerose conferenze internazionali in cui ha discusso del rapporto tra scienza e fede, spesso citando esempi storici di scienziati che hanno contribuito alla fisica senza rinunciare a convinzioni personali. Questa posizione, seppur rispettosa del consenso scientifico, ha suscitato dibattiti: alcuni colleghi hanno ritenuto la sua interpretazione troppo personale, mentre altri hanno apprezzato il tentativo di aprire un dialogo tra due dimensioni spesso considerate separate.

Zichichi ha pubblicato libri e articoli divulgativi destinati al grande pubblico, spiegando concetti complessi della fisica delle particelle con un linguaggio accessibile e accompagnando il lettore a riflettere sul senso più ampio della conoscenza. L’obiettivo era rendere la scienza comprensibile senza banalizzarla, e allo stesso tempo promuovere una cultura del rispetto tra disciplina empirica e riflessione filosofica.
Nonostante le controversie sulle sue posizioni, la sua capacità di comunicare e motivare giovani ricercatori e studenti ha avuto un impatto significativo: molti fisici italiani e stranieri hanno ricordato come i suoi insegnamenti abbiano stimolato la curiosità, la creatività e l’apertura mentale, insegnando a considerare la scienza come uno strumento per comprendere il mondo, ma anche come elemento di responsabilità etica e sociale.
Il legame con la Sicilia
Negli ultimi anni la presenza di Zichichi in Sicilia è rimasta costante attraverso le attività del Centro Ettore Majorana. La Sicilia è stata per il fisico non solo il luogo di nascita, ma un vero e proprio punto di riferimento emotivo e professionale.Ha saputo trasformare il suo territorio in un laboratorio internazionale di ricerca scientifica, con il Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, noto come Scuola di Erice, creando un flusso costante di conoscenze, collaborazioni e scambi culturali.
Il legame con la Sicilia si è manifestato anche attraverso la sua attenzione alla valorizzazione delle infrastrutture scientifiche: Zichichi ha promosso progetti di alta formazione, scuole estive e conferenze internazionali, contribuendo a far emergere la regione come punto di riferimento globale per la fisica delle particelle. Questa attività non solo ha dato visibilità alla scienza italiana, ma ha anche stimolato la crescita culturale e scientifica del territorio, creando opportunità per giovani siciliani.
@foto FONDAZIONE E CENTRO DI CULTURA SCIENTIFICA ETTORE MAJORANA
Zichichi ha inoltre sostenuto iniziative di divulgazione aperte al pubblico, dall’insegnamento nelle scuole locali alla partecipazione a eventi culturali, sottolineando l’importanza della conoscenza scientifica come patrimonio collettivo. La sua attività ha intrecciato ricerca avanzata e impegno sociale, portando la Sicilia a dialogare con le principali istituzioni scientifiche del mondo, dal CERN al Fermilab.
Il fisico siciliano ha saputo usare la sua notorietà internazionale per promuovere la terra natale: Erice, Trapani e la Sicilia sono diventate simboli di eccellenza scientifica, dimostrando come una regione periferica potesse avere un ruolo centrale nel panorama globale.
La creazione di programmi di formazione, workshop e laboratori permanenti ha lasciato una struttura organizzativa e culturale che continua a operare oggi, rafforzando la presenza della Sicilia nella comunità scientifica internazionale e mantenendo viva l’eredità di Zichichi.
Un’eredità “strutturale”: La scienza strumento di conoscenza e responsabilità
Il lascito di Antonino Zichichi si misurerà nella continuità operativa delle istituzioni che ha contribuito a costruire. Il Centro di Erice continuerà a ospitare scuole internazionali. I Laboratori del Gran Sasso restano una piattaforma centrale per la fisica fondamentale. L’INFN continuerà a mantenere e sviluppare una rete nazionale di sezioni universitarie e collaborazioni globali.
Il suo contributo va letto come un’operazione di infrastrutturazione culturale: creare luoghi, stabilire relazioni, garantire durata. In un sistema spesso segnato dalla discontinuità, la capacità di costruire strutture permanenti rappresenta un elemento distintivo.
La sua traiettoria ha intrecciato territorio e universalità. Non si è limitata alla produzione scientifica, ma ha investito nella creazione di contesti in cui la scienza potesse continuare oltre la singola biografia.
È in questa dimensione di lungo periodo — più che nella singola stagione polemica o nella notorietà mediatica — che si colloca il suo lascito. Una traccia istituzionale che prosegue nelle attività quotidiane di laboratori, scuole e reti internazionali.
Per la Sicilia, significa aver trasformato un luogo periferico in uno spazio stabile di incontro globale. Per il sistema scientifico italiano, Zichichi ha il merito di aver contribuito a rafforzare infrastrutture ancora oggi operative e patrimonio della cultura scientifica nazionale e mondiale. Un’eredità che non si esaurisce nel ricordo, ma continua nella funzione.
La vita e l’opera di Antonino Zichichi lasciano un’eredità che va oltre i risultati scientifici. Come ricorda oggi il figlio Lorenzo in un articolo su Ansa: “Ha portato avanti le sue idee con forza e tenacia, convinto com’era che la scienza poteva e può migliorare il mondo.”
Per Zichichi, la conoscenza doveva confrontarsi con l’ambiente, la condizione dell’uomo e la dimensione spirituale. Il figlio Lorenzo ha sottolineato la profonda convinzione del padre che “non siamo figli del caos, ma di un’intelligenza superiore che ha creato e governa il mondo” ha guidato la sua carriera e il modo in cui ha trasmesso valori e curiosità scientifica ai figli e agli studenti.
Le ultime parole lasciate alla comunità scientifica dal fisico siciliano sintetizzano la sua visione etica: “L’uomo è responsabile al massimo del 10% dei cambiamenti climatici. Ma comunque non è autorizzato a inquinare.” La scienza, per Zichichi, è strumento di conoscenza e responsabilità, capace di migliorare il mondo e guidare le generazioni future.
L’eredità di Zichichi si misura quindi non solo nei laboratori internazionali e nelle infrastrutture create, ma nella capacità di connettere la conoscenza alla vita, la scienza alla società e la Sicilia al mondo.




