L’Osservatorio permanente sui consumi Confimprese-Jakala ha rilasciato il consuntivo finale relativo all’intero anno 2025, delineando un quadro complesso per il panorama retail italiano.
Sicilia in controtendenza: Resistiamo bene nel mercato retail 2025
L’ultimo bilancio dell’Osservatorio permanente sui consumi Confimprese-Jakala, che traccia il consuntivo dell’intero anno 2025, consegna un’istantanea dell’Italia a tinte chiaroscurali.
Mentre il dato nazionale certifica una flessione complessiva del -1,4% a valore nel periodo gennaio-dicembre rispetto all’anno precedente , la Sicilia emerge come un’eccezione significativa, chiudendo l’anno con un timido ma importante segno positivo del +0,3%.
Questo report, basato sull’analisi di dati consolidati e anonimizzati di fatturato delle aziende aderenti, incrociati con parametri socio-demografici e flussi di frequentazione curati da Jakala , evidenzia come l’Isola sia riuscita a restare poco sopra la parità in un contesto nazionale dominato dall’incertezza e dalle preoccupazioni a lungo termine sul potere d’acquisto.
La Sicilia si posiziona così meglio di molte altre regioni che hanno chiuso l’anno in campo fortemente negativo, pur mostrando anch’essa i segni di una debolezza dei consumi che ha caratterizzato tutto il territorio italiano durante l’anno appena concluso.
Analisi del territorio: il mosaico siciliano tra crescita e criticità
Osservando la Sicilia attraverso la lente regionale, il dato del +0,3% appare come un risultato di spessore se confrontato con il resto del Paese. Nella classifica delle regioni, la Sicilia occupa la sesta posizione nazionale, superando giganti economici come la Lombardia (-1,5%) o il Veneto (-1,6%), e staccando nettamente la Calabria (-2,5%) e il Piemonte (-2,7%).
Tuttavia, questa performance regionale non è omogenea e nasconde profonde differenze tra le varie province dell’Isola, delineando un panorama dove alcune aree trainano la crescita e altre arrancano vistosamente.
Le province di Ragusa e Messina guidano la classifica siciliana con un incremento del +0,9%, seguite a stretto giro dal capoluogo, Palermo, che segna un +0,8%. Queste aree rappresentano i poli di maggiore tenuta, dove il mercato retail ha saputo meglio resistere alle pressioni inflazionistiche.
Di contro, altre realtà provinciali mostrano segni di sofferenza: Trapani chiude in flessione al -0,5% e Catania registra un calo dell’1,1%. La situazione più critica si rileva ad Agrigento, che si conferma fanalino di coda regionale con un -1,6%.
Questa dinamica territoriale è fortemente influenzata da fattori sociali strutturali. Sulle tasche dei siciliani pesa un tasso d’inflazione che continua a erodere il potere d’acquisto e a gravare pesantemente sui bilanci familiari.
Un segnale d’allarme arriva anche dalla gestione della tredicesima: la quota di questa mensilità aggiuntiva destinata ai consumi, una volta depurata dall’inflazione, è risultata la più contenuta degli ultimi quattro anni. La crescita contenuta dei consumi in Sicilia può essere infatti ricondotta all’aumento dell’incidenza di povertà delle famiglie proprio nelle aree dove hanno sede i punti vendita monitorati dall’Osservatorio.

In questo scenario, la tenuta dei consumi non è tanto il segno di un rinnovato ottimismo, quanto piuttosto di una resilienza forzata in un contesto di crescente fragilità economica.
Nel dettaglio tutte le province:
Le aree in crescita: il triangolo della buona tenuta dei consumi.
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Ragusa (+0,9%): Insieme a Messina, guida la classifica regionale. La provincia iblea beneficia di un tessuto imprenditoriale storicamente solido e di una rete di vendita di prossimità che ha saputo attutire meglio il colpo della flessione nazionale.
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Messina (+0,9%): Pareggia il primato ragusano. Qui, la combinazione tra flussi turistici e una buona tenuta dei canali di vendita cittadini ha permesso di chiudere l’anno con un risultato quasi un punto percentuale sopra la media nazionale.
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Palermo (+0,8%): Il capoluogo mostra una vitalità superiore alla media regionale. Essendo il principale polo demografico, Palermo riesce a sostenere i volumi grazie a una diversificazione dell’offerta che spazia dalle high street ai centri commerciali, intercettando una massa critica di consumatori che, pur oculati, non hanno smesso di spendere nei settori essenziali.
Le aree in flessione: Catania e la Sicilia Occidentale
Nonostante il dato regionale positivo, alcune province chiave segnano il passo, evidenziando le criticità strutturali del territorio.
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Trapani (-0,5%): La provincia trapanese entra in territorio negativo, seppur con un calo contenuto. La contrazione qui riflette una maggiore esposizione alla volatilità dei consumi stagionali e una pressione più marcata sui bilanci familiari.
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Catania (-1,1%): È il dato più preoccupante della Sicilia Orientale. Nonostante la presenza di importanti hub commerciali, Catania sconta probabilmente una saturazione dell’offerta e una maggiore sensibilità della popolazione locale all’erosione del reddito reale, posizionandosi quasi ai livelli della media negativa nazionale.
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Agrigento (-1,6%): Si conferma “fanalino di coda” della regione. La provincia agrigentina riflette pienamente il dramma della povertà crescente: qui la contrazione dei consumi è sintomatica di una rinuncia forzata al superfluo e di una focalizzazione estrema sui soli beni di prima necessità.
Le aree di transizione: Siracusa, Enna e Caltanissetta
Sebbene i dati puntuali di Enna, Caltanissetta e Siracusa convergano nel valore medio regionale, la loro dinamica è specchio della “Sicilia profonda“. In queste province, la crescita contenuta è direttamente riconducibile all’aumento dell’incidenza della povertà nelle aree sede dei punti vendita.
In territori come Enna e Caltanissetta, la dipendenza dai consumi di prossimità è totale, e il dato regionale del +0,3% suggerisce che in queste zone si sia lottato per restare sulla parità, combattendo contro un’inflazione che, sebbene lontana dai picchi passati, continua a pesare sui bilanci domestici.
Siracusa, dal canto suo, segue probabilmente il trend di Catania ma con una tenuta leggermente superiore grazie all’indotto industriale e turistico che ancora alimenta parzialmente la capacità di spesa.
Dinamiche nazionali: canali di vendita e settori merceologici
Spostando lo sguardo sul panorama nazionale, il 2025 ha mostrato un aggravamento della situazione con un ulteriore rallentamento nell’ultima parte dell’anno.
L’ultimo quadrimestre ha registrato un calo medio del -2,9%, vanificando la relativa stabilità del primo periodo dell’anno che aveva lasciato sperare in una chiusura vicina alla parità.
In questo contesto, solo poche regioni oltre alla Sicilia hanno mantenuto il segno positivo: la Valle d’Aosta guida con un +1,4%, seguita dalle Marche (+0,8%) e dal Friuli-Venezia Giulia (+0,7%).
Queste regioni, incluse la Sardegna e la Liguria, sembrano aver beneficiato di dinamiche locali o turistiche più stabili rispetto ai grandi poli industriali del Nord o alle aree più depresse del Sud.
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SICILIA |
0,3% |
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RAGUSA |
0,9% |
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MESSINA |
0,9% |
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PALERMO |
0,8% |
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TRAPANI |
-0,5% |
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CATANIA |
-1,1% |
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AGRIGENTO |
-1,6% |
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Regioni |
Variazione % |
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VALLE D’AOSTA |
1,4% |
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MARCHE |
0,8% |
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FRIULI-VENEZIA GIULIA |
0,7% |
|
SARDEGNA |
0,5% |
|
LIGURIA |
0,4% |
|
SICILIA |
0,3% |
|
ABRUZZO |
0,0% |
|
PUGLIA |
-0,2% |
|
TOSCANA |
-1,0% |
|
LOMBARDIA |
-1,5% |
|
EMILIA-ROMAGNA |
-1,5% |
|
VENETO |
-1,6% |
|
LAZIO |
-1,7% |
|
CAMPANIA |
-1,8% |
|
UMBRIA |
-2,0% |
|
MOLISE |
-2,3% |
|
BASILICATA |
-2,4% |
|
TRENTINO ALTO ADIGE |
-2,4% |
|
CALABRIA |
-2,5% |
|
PIEMONTE |
-2,7% |
Scendono abbigliamento e l’entertainment: andamento negativo nei centri storici
Nei settori merceologici abbigliamento-accessori termina l’anno con il risultato peggiore al -2,1%, consolida un andamento altalenante che si è protratto per quasi tutti i mesi del 2025, vanificando il +4,7% del mese di novembre che aveva fatto ben sperare in una parziale ripresa del comparto.
In campo negativo anche altro retail (casa-arredo, elettronica, telefonia, libri, cura persona, servizi) a -1,3%, che mostra tuttavia una realtà variegata a seconda dei comparti con la cura persona a +2,9% e l’entertainment a -4,4%. Quanto alla ristorazione si mantiene su perdite più contenute con una chiusura a -0,6%.
Nei canali di vendita, infine, le high street nei centri storici continuano a registrare andamenti negativi con una chiusura anno a -2,3%. Poco sotto la parità sia i centri commerciali a -0,3% sia i negozi di prossimità a -0,5%.
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SETTORI MERCEOLOGICI |
Gen-dic25 vs Gen-dic24 |
|
Abbigliamento/Accessori |
-2,1% |
|
Ristorazione |
-0,6% |
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Altro Retail |
-1,3% |
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Totale mercato |
-1,4% |
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CANALI DI VENDITA |
Gen-dic25 vs Gen-dic24 |
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Centro Commerciale |
-0,3% |
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High Street |
-2,3% |
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Prossimità |
-0,5% |
“La chiusura anno a -1,4% a valore – chiarisce Mario Maiocchi, direttore centro studi Confimprese – mostra una realtà variegata a seconda dei settori di attività, con la cura della persona in positivo a +2,9% e una maggiore difficoltà nei settori abbigliamento-accessori a -2,1% e l’entertainment a -4,4%. Un negativo più contenuto per ristorazione a -0,6% e altro retail a -1,3%. Un quadro quindi non positivo nel suo insieme ma nel complesso con variazioni settoriali abbastanza moderate”.
“Sarà importante ora monitorare i primi mesi del 2026 che hanno controcifre abbastanza contenute e che quindi potrebbero indicare una stabilizzazione dei consumi a livelli vicini a quelli dello scorso anno”, conclude Maiocchi.
Verso il 2026: tra incertezza e speranza di stabilizzazione
La Sicilia chiude il 2025 come una “mosca bianca” nel panorama nazionale, ma è un primato che poggia su basi fragili. Il +0,3% non deve trarre in inganno: non siamo di fronte a un boom economico, ma a una forma di resistenza passiva. La crescita contenuta dei consumi nell’Isola è la faccia della stessa medaglia che vede aumentare l’incidenza della povertà.
Le famiglie siciliane spendono con estrema cautela, orientandosi verso promozioni dilatate per tutto l’anno e cercando ossessivamente il miglior rapporto qualità-prezzo.

Il futuro immediato, proiettato verso i primi mesi del 2026, sarà determinante. Come indicato da Mario Maiocchi di Confimprese, le “controcifre” contenute dello scorso anno potrebbero favorire una stabilizzazione. Tuttavia, finché l’inflazione continuerà a erodere il potere d’acquisto reale, specialmente in una regione dove le tredicesime hanno perso peso specifico, il mercato retail siciliano rimarrà in bilico.
La Sicilia ha dimostrato di saper resistere meglio del previsto, ma per trasformare questo modesto “più” in una ripresa strutturale, sarà necessario un rilancio della fiducia e della capacità di spesa delle famiglie che vada oltre la mera ricerca del sottocosto.
Fonte dati: Report Confimprese-Jakala 2025
Nota Metodologica
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Fonti dei dati: L’osservatorio si basa su dati consolidati e anonimizzati relativi ai fatturati delle aziende che aderiscono al progetto.
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Integrazione Jakala: Vengono utilizzati anche dati forniti da Jakala, tra cui:
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Dati territoriali.
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Dati socio-demografici.
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Dati sui flussi anonimi di frequentazione dei luoghi.
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Settori analizzati: L’analisi copre l’andamento dei consumi nei settori della ristorazione, dell’abbigliamento-accessori e del retail non food.
Inoltre, viene specificato che Confimprese, l’associazione che promuove l’osservatorio, rappresenta in Italia oltre 500 marchi commerciali, circa 100mila punti vendita e 1,2 milioni di addetti.









