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Sanità veterinaria, prevenzione e territorio: la Sicilia riflette su governance, servizi e futuro CLICCA PER IL VIDEO

mercoledì 28 Gennaio 2026

La Sicilia celebra la Giornata nazionale della prevenzione veterinaria con un confronto istituzionale che riporta al centro il ruolo della sanità veterinaria nella tutela della salute pubblica, della sicurezza alimentare e dell’ambiente.

L’iniziativa si svolge a Palazzo dei Normanni ed è promossa in attuazione della legge 49 del 1° aprile 2025, che istituisce il 25 gennaio come Giornata nazionale della prevenzione veterinaria. In Sicilia, la celebrazione è stata spostata al 28 gennaio per consentire la partecipazione delle istituzioni.

L’assessore regionale della Salute Daniela Faraoni non ha potuto partecipare ai lavori per impegni legati alla Commissione Salute, ma ha inviato un messaggio di saluto, evidenziando il ruolo strategico dei veterinari nella prevenzione e il valore della giornata come momento di confronto e consapevolezza.

In questo quadro, la sanità veterinaria si conferma una componente strutturale del sistema sanitario pubblico, con un ruolo strategico per il territorio siciliano e per la filiera agroalimentare, ponendo al centro il tema dell’organizzazione e della governance del sistema.

Governance e assetto regionale

“Quando si parla di prevenzione, due indicatori fondamentali appartengono al mondo veterinario, ed è sufficiente questo dato per comprendere quanto la sanità veterinaria pesi sul sistema sanitario nel suo complesso. È evidente che oggi serva una organizzazione regionale solida e strutturata. Basti pensare che all’assessorato regionale della Salute si è passati da una direzione veterinaria con dieci uffici a un solo servizio. Una scelta che va in controtendenza rispetto a quanto stabilito dalla Conferenza Stato-Regioni a fine 2024, che ha chiesto a tutte le Regioni di istituire almeno tre uffici dedicati alla sanità veterinaria”, sottolinea Giacomo Scalzo, dirigente generale del Dipartimento Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana.

“L’attenzione su questi temi è massima, ma il lavoro da fare resta significativo, soprattutto sul piano della collaborazione tra istituzioni, allevatori e produttori, non solo nel mondo animale ma anche in quello vegetale  – aggiunge -. Non è un dato secondario che circa il 70% delle nuove malattie emergenti derivi dal mondo animale. Investire nella sanità veterinaria significa tutelare direttamente la salute dell’uomo, che è un diritto costituzionalmente garantito dall’articolo 32, insieme al principio di equità sancito dall’articolo 3, secondo cui ogni cittadino deve ricevere lo stesso livello di tutela sanitaria indipendentemente dal territorio in cui vive”.

Servizi veterinari e territorio

Il lavoro dei servizi veterinari rappresenta il livello operativo su cui si misura concretamente l’efficacia delle politiche di Sanità pubblica, dalla sicurezza alimentare alla tutela della salute animale e umana, fino alla gestione delle criticità che attraversano i territori.

“L’assessorato regionale ha un ruolo di indirizzo e coordinamento e, in una Regione complessa come la Sicilia, è fondamentale valorizzare le attività programmatiche. Oggi sono attivi oltre 42 piani dedicati al benessere e alla salute del mondo animale, che incidono in maniera diretta sullo stato di salute della popolazione umana”, spiega Pietro Schembri, dirigente del Servizio 10 Sanità veterinaria del DASOE.

“Nel solo 2025 i servizi veterinari regionali hanno garantito oltre 1.700.000 prestazioni nell’ambito della salute umana, animale e degli allevamenti – prosegue -. Sono stati controllati più di 8.500 allevamenti e oltre 200.000 capi bovini per la brucellosi, raggiungendo il 100% degli animali e delle aziende controllabili. Risultati analoghi per la tubercolosi bovina e per la brucellosi ovicaprina. Questo ha consentito di estendere lo stato di indennità: alla provincia di Agrigento si sono aggiunte Caltanissetta e Trapani per la brucellosi bovina, mentre per la brucellosi ovicaprina Palermo, Siracusa e Agrigento hanno già maturato i requisiti per il riconoscimento europeo”.

Randagismo e sfide sul territorio

“Accanto alla sanità degli allevamenti e alla sicurezza alimentare. Un ambito centrale dell’azione veterinaria pubblica è rappresentato anche dalla gestione del randagismo, che non è solo una questione di tutela animale ma un tema di sanità pubblica, sicurezza e benessere delle comunità – aggiunge Schembri -. Intervenire in modo strutturale significa rafforzare l’azione sul territorio, lavorare sull’integrazione tra servizi veterinari e amministrazioni locali e superare una logica emergenziale”.

“È proprio partendo da queste criticità che si misura la capacità del sistema di rispondere alle esigenze della società contemporanea – osserva -. Il futuro della sanità pubblica veterinaria passa dalle richieste di una società che chiede più prestazioni e soprattutto prestazioni migliori. Per questo dobbiamo partire dalle competenze, rafforzando la formazione dei professionisti, ma anche dall’organizzazione. I servizi territoriali vanno potenziati e, soprattutto, va rafforzata l’organizzazione regionale, che oggi presenta le maggiori criticità sul piano dell’uniformità e del coordinamento”.

One Health

Il tema della prevenzione si intreccia inevitabilmente con quello della formazione e dell’integrazione tra saperi, perché il modello One Health non può reggersi senza competenze adeguate e senza una visione condivisa tra sanità umana, animale e ambiente.

La Giornata della prevenzione veterinaria e le iniziative che si svolgono in Sicilia e nel resto del Paese servono a promuovere una vera cultura della prevenzione – evidenzia Alberto Firenze, direttore generale dell’Asp di Palermo e consigliere dell’Ordine dei medici –. Promuovere prevenzione significa rafforzare l’approccio One Health. Quell’integrazione tra sanità animale, sanità umana e ambiente che deve diventare parte strutturale della logica assistenziale del Servizio sanitario nazionale. Il periodo pandemico ci ha insegnato quanto sia fondamentale lavorare in modo integrato. Oggi questa è l’occasione per mettere davvero tutto a sistema, superando compartimenti stagni e lavorando come un’unica squadra”.

La formazione

In questa prospettiva, il ruolo dell’università diventa centrale per costruire competenze adeguate e rispondere ai bisogni del territorio.

“Questa è una giornata importante perché la formazione rappresenta un pilastro fondamentale per la sanità veterinaria, soprattutto oggi che a Palermo è partita la Facoltà di Medicina Veterinaria – afferma Massimo Midiri, Rettore dell’Università degli Studi di Palermo -. Un progetto che consentirà di intercettare direttamente il bisogno di salute animale della comunità ed evitare la migrazione degli studenti verso altre sedi”.

“La nuova Facoltà non avrà come unico obiettivo la cura degli animali da compagnia. Avrà anche una impronta forte sulla zootecnia, un settore strategico per l’economia siciliana – precisa il Rettore -. La formazione dei futuri medici veterinari sarà centrale anche nel controllo delle malattie trasmissibili e nella prevenzione di scenari come quelli vissuti durante la pandemia, con una forte apertura internazionale che valorizza il ruolo di Palermo nel Mediterraneo. Stiamo lavorando anche all’ipotesi di un ospedale veterinario universitario: il nodo resta la sostenibilità, ma l’obiettivo è costruire una realtà sanitaria al servizio del territorio”.

Tra riconoscimento e contraddizioni

Oltre a quanto evidenziato da Giacomo Scalzo sull’esigenza di rafforzare il Dipartimento secondo le indicazioni normative e gli indirizzi della Conferenza Stato-Regioni, dal confronto istituzionale emergono anche nodi irrisolti. Nodi che riguardano il riconoscimento della professione veterinaria, il rapporto con le istituzioni e la carenza di fondi che, dal Governo nazionale, non trovano ancora una traduzione concreta sui territori.

Nel 2026 è ancora necessario spiegare non solo ai cittadini ma anche alle istituzioni cosa fa un medico veterinario. Esiste una credibilità civile, ma persiste uno strabismo istituzionale difficile da giustificare – conclude Luigi Zumbo, presidente dell’Ordine dei veterinari di Palermo e componente della Federazione nazionale -. Uno Stato che riconosce l’animale come essere senziente in Costituzione continua ad applicare un’IVA del 22% sulle prestazioni veterinarie, ha abolito i tariffari immaginando che una professione sanitaria potesse rimodularsi al ribasso e non ha ancora definito un atto medico veterinario, nonostante la valutazione del benessere animale sia a tutti gli effetti un atto medico. Quindi non servono celebrazioni, ma investimenti.Questa giornata può segnare un punto di partenza, se seguita da scelte e risultati concreti”.

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