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L'intervista

Ciclone Harry, l’agricoltura siciliana regge l’urto. Scardino (Cia): “Danni presenti, ma limitati e circoscritti”

giovedì 29 Gennaio 2026

Negli ultimi giorni la Sicilia è stata duramente colpita dal ciclone Harry, un intenso evento meteorologico mediterraneo che ha portato piogge torrenziali, venti forti e mareggiate eccezionali. Le coste, in particolare lungo la fascia ionica, hanno subito distruzioni diffuse a infrastrutture, strade, stabilimenti balneari e attività turistiche, con danni che in Sicilia si attestano tra 1,5 e 2 miliardi di euro stimate fra perdite dirette e impatti economici indiretti sul tessuto produttivo locale.

Di fronte a questa vicenda, il Governo italiano ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per Sicilia, Calabria e Sardegna. La Regione Siciliana ha approvato ulteriori aiuti, comprese misure di sostegno alla pesca, alla viabilità e all’esonero di pedaggi autostradali nelle zone più colpite. Le istituzioni, tra sorvoli dei territori e sopralluoghi, hanno sottolineato la necessità di solidarietà e risorse aggiuntive, mentre associazioni umanitarie hanno avviato appelli per raccolte fondi a sostegno delle comunità sfollate.

Un’ondata di maltempo che ha inevitabilmente avuto ripercussioni anche sul settore agricolo.

I danni ci sono stati, è inutile negarlo, ma parliamo di situazioni circoscritte ad alcune zone e non generalizzate, spiega Graziano Scardino, presidente di Cia Sicilia, che ci mostra un quadro chiaro della situazione nell’Isola.

Il ciclone Harry è stato un fenomeno a cui non siamo molto abituati, non tanto per l’entità dell’acqua caduta, perché in Sicilia abbiamo già vissuto bombe d’acqua, quanto per il fatto che una pioggia così copiosa si sia distribuita nell’arco di tre giorni. Considerando soprattuto il fatto che è arrivata dopo un anno di siccità“.

Le criticità maggiori si sono registrate soprattutto nella Sicilia orientale, dove le precipitazioni abbondanti hanno provocato allagamenti temporanei dei terreni agricoli e difficoltà operative per le aziende. “In alcune aree si sono verificati problemi legati al ristagno dell’acqua e al vento forte, che ha colpito colture e strutture più esposte”.

Il vero tema è che l’evento è stato accompagnato a venti molto forti. Alcuni capannoni sono stati scoperchiati, così come alcune serre. Si tratta, però, soprattutto di strutture datate, con sistemi di ancoraggio non più adeguati agli standard attuali, oppure prive di chiusure laterali, che hanno subito il cosiddetto ‘effetto vela’ del vento. In ogni caso, parliamo di danni limitati a singole aziende e non diffusi sull’intero territorio“.

Non tutte le produzioni hanno subito conseguenze rilevanti. A incidere positivamente è stato il periodo dell’anno. “Siamo in inverno e molte colture non sono ancora in fase di fioritura o di pieno sviluppo. Questo ha limitato i danni e ha evitato perdite più gravi”, sottolinea Scardino, rimarcando come l’evento climatico sia arrivato in un momento meno delicato del calendario agricolo.

Per quanto riguarda le colture, nella parte orientale dell’Isola si segnalano alcuni danni alla produzione, in particolare su carciofeti nella zona della Piana di Catania e nell’area del Nisseno. Inoltre, in alcuni seminativi pianeggianti si sono verificati allagamenti dovuti all’esondazione di torrenti e fiumi, con il conseguente apporto di fanghiglia nei terreni.

Per altre filiere produttive, invece, la situazione è diversa.Il vigneto, ad esempio, non ha subito danni, in questo periodo la pianta è in fase legnosa, non ha ancora avviato la gemmazione, quindi non si possono riscontrare né danni strutturali né danni alla produzione“.

Le colture attualmente in piena produzione sono, da un lato, le serre, “per le quali abbiamo già chiesto alle singole imprese agricole di segnalare eventuali danni“, e dall’altro gli agrumi. “Abbiamo invitato le aziende a effettuare le segnalazioni non solo attraverso i canali previsti dalla normativa, tramite gli ispettorati provinciali competenti, ma anche attraverso Agricat, lo strumento che riguarda le avversità cosiddette catastrofali, tra le quali rientrano sia le piogge abbondanti sia il vento forte“.

È importante sottolineare che l’evento si è verificato da pochi giorni, quindi la quantificazione dei danni è ancora in corso. “Per questo ho chiesto che le segnalazioni vengano fatte in maniera puntuale e responsabile, soprattutto perché una delle filiere interessate è quella degli agrumeti”. Nelle zone di Ribera e della Conca d’oro non ci sono state segnalazioni significative, ma qualche effetto del vento, invece, si è registrato soprattutto nell’area dell’Arancia Rossa di Sicilia. Stiamo verificando, invece, in modo molto localizzato, se vi siano stati danni dovuti allo sfregamento dei frutti contro i rami o casi di cascola di agrumi, soprattutto nelle zone più vicine al mare. Nell’entroterra, invece, la qualità del prodotto non risulta compromessa e, anzi, quest’anno è complessivamente buona“. Ad oggi, infatti, “i danni sugli agrumi sono limitati e localizzati. La raccolta procede regolarmente, i magazzini e le organizzazioni di produttori stanno lavorando, e non si registra un blocco delle attività“.

Un’altra situazione da monitorare con attenzione riguarda i seminativi e i pascoli nelle aree collinari e montane. L’apporto continuo di acqua, se da un lato rappresenta una risorsa importante per le falde dopo la siccità, dall’altro potrebbe, nelle prossime settimane e con l’aumento delle temperature, favorire fenomeni di erosione o movimenti franosi, come sta succedendo in questo momento a Niscemi, nel Nisseno. “Al momento si sono verificati solo episodi lievi di ruscellamento, ma continuiamo a monitorare per prevenire danni strutturali ai terreni“.

Va chiarito, inoltre, che non ci sono danni alle colture erbacee come grano e foraggi, perché le semine sono recenti e le piante sono nelle primissime fasi di sviluppo. In alcuni casi le semine sono state, infatti, posticipate proprio a causa della mancanza di pioggia a dicembre e sono state completate tra fine dicembre e inizio gennaio.

Non voglio creare allarmismi, ma garantire la dovuta attenzione affinché venga effettuata una ricognizione seria dei danni, soprattutto quelli alle strutture e alle infrastrutture, alcune strade poderali interessate da esondazioni o interramenti, per consentire al settore agricolo di continuare a lavorare e commercializzare con normalità.

Si è parlato di fondi per aiutare chi è stato ‘colpito’ da questo ciclone, “una stima complessiva di 40–50 milioni di euro di danni distribuiti sulla Sicilia orientale. Se rapportata a un’area così vasta, si tratta di una cifra contenuta, che riguarda prevalentemente danni strutturali e infrastrutturali, strade, costoni, serre, capannoni e coperture in plastica. Per quanto riguarda i danni alla produzione agricola, allo stato attuale non ne vedo di significativi, se non nei casi localizzati“.

Resta comunque alta l’attenzione sul tema della fragilità del territorio e sulla frequenza sempre maggiore di eventi estremi. “Questi fenomeni ci ricordano quanto sia importante investire nella manutenzione del territorio e nella prevenzione, per tutelare il lavoro degli agricoltori”, conclude Scardino.

Il quadro definitivo dei danni potrà essere tracciato solo nei prossimi giorni, al termine delle verifiche sul campo. Per ora, dal mondo agricolo siciliano arriva un messaggio di cauta fiducia, con la consapevolezza che il ciclone Harry ha colpito l’Isola senza compromettere in modo diffuso le produzioni agricole.

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