Tema caldo in questo momento all’Assemblea regionale siciliana, e non solo, è la situazione in cui versano le dighe siciliane. Tutte, nessuna esclusa. Una questione centrale per il territorio della Sicilia occidentale, in particolare, dove acqua, agricoltura e servizi essenziali sono strettamente interconnessi.
La diga Poma è l’oggetto dell’interrogazione presentata lo scorso novembre dalla deputata e vicesegretaria del Partito Democratico Valentina Chinnici, che oggi doveva essere discussa in IV Commissione Ambiente, poi disdetta.
Un’infrastruttura strategica per la Sicilia occidentale
L’invaso Poma, noto anche come diga sul fiume Jato, si trova nel territorio di Partinico, in provincia di Palermo, ed è uno dei più importanti bacini artificiali dell’Isola. Realizzato tra il 1963 e il 1968, ha una capacità complessiva di circa 70 milioni di metri cubi d’acqua e una superficie di oltre 160 ettari.
La diga svolge una duplice funzione: quella irrigua, garantendo acqua a migliaia di ettari agricoli della piana di Partinico, e quella idropotabile, contribuendo all’approvvigionamento di Palermo e di numerosi comuni costieri.
Si tratta, dunque, di un’infrastruttura strategica non solo per l’agricoltura, ma anche per la sicurezza idrica di un’ampia area della parte occidentale dell’Isola.
Il problema attuale
Negli ultimi anni, tuttavia, la diga Poma è tornata al centro dell’attenzione per una serie di criticità strutturali e gestionali. I dati più recenti evidenziano un forte calo delle riserve idriche, nell’ottobre 2025 il volume invasato era pari a circa 17,9 milioni di metri cubi, ben al di sotto della capacità disponibile.
Cause principali sono la siccità strutturale e i cambiamenti climatici, i prelievi elevati per uso civile, la ridotta efficienza delle infrastrutture di distribuzione e l’accumulo di sedimenti che riduce la capacità utile dell’invaso.
Le conseguenze sono pesanti, soprattutto per il comparto agricolo, in alcune stagioni irrigue non è stata garantita la continuità dell’erogazione, con danni economici significativi per le imprese del territorio.
Chinnici: “È inaccettabile che intere Province abbiano ancora problemi di razionamento”
Un’interrogazione presentata a novembre dalla deputata regionale del Pd Valentina Chinnici, sottoscritta da tutto il gruppo del Partito Democratico. “Oggi ero stata convocata in IV Commissione per ricevere la risposta alla presenza dell’assessore, ma purtroppo la commissione non si è tenuta. L’assessore si è comunque reso disponibile a dare una risposta scritta o a tornare in altra data“.
Una situazione, quella della Diga del territorio palermitano, che in parte è migliorata, date le piogge che hanno fortunatamente riempito gli invasi, “tuttavia permangono le criticità legate alla manutenzione, alla questione dei detriti, allo spurgo e a tutte quelle azioni che sono necessarie e indispensabili perché non si ripresenti nuovamente il problema, e le acque non vengano disperse e la gestione sia corretta”.
Aspetti essenziali per il funzionamento e l’efficientamento delle dighe siciliane, non solo dell’invaso Poma, “attendiamo risposte e riscontri concreti, perché non vogliamo un’altra estate all’insegna di un’emergenza siccità che non dovrebbe essere tale”.
Le principali criticità dell’invaso e dell’approvvigionamento idrico sono legate soprattutto alla quantità di sedimenti, allo spurgo e a quelle operazioni che dovrebbero essere fatte con una manutenzione ordinaria. “Non ci si può ridurre sempre alle porte dell’estate. Come sappiamo, in Sicilia il problema non è la mancanza d’acqua, ma la cattiva gestione e la dispersione, sia per il malfunzionamento delle dighe sia per le perdite nelle condutture, che fanno sì che oltre il 50% dell’acqua venga persa“.
Il messaggio della deputata dem è chiaro: “È inaccettabile che intere province e città abbiano ancora problemi di razionamento a questi livelli. La diga Poma, ottenuta dopo una grande battaglia del territorio, non può non funzionare. Chiediamo quindi una manutenzione costante, opere di spurgo e la pulizia dei sedimenti in modo regolare, altrimenti saremo destinati a vivere in emergenza perenne“.
Proprio per affrontare queste criticità, quindi si chiedono urgentemente operazioni di sfangamento e rimozione dei sedimenti, il monitoraggio periodico dello stato ecologico e chimico delle acque, gli interventi per il ripristino della capacità di invaso e le azioni di sistemazione idraulico-forestale per ridurre l’interrimento.
L’obiettivo è duplice, da una parte recuperare volumi d’acqua e migliorare la qualità della risorsa, garantendo sostenibilità nel lungo periodo.
L’interrogazione
L’interrogazione parlamentare n. 2650 entra nel dettaglio delle criticità. Dopo aver premesso che “nel corso dell’ultima stagione irrigua non è stata garantita la continuità dell’erogazione delle forniture ad uso agricolo, in ragione della ridotta disponibilità idrica e del deterioramento delle infrastrutture di adduzione e distribuzione” e rilevato che “in ottobre 2025 il volume invasato era pari a 17,94 milioni di metri cubi, nonché l’approvazione del PdGI con Decreto del Segretario Generale n. 291/2022 che prevede la rimozione di circa 25.000 m³ di sedimenti accumulati e di un volume medio annuo di 88.000 m³”, la deputata chiede di sapere se siano attualmente in corso, in conformità al Piano di Monitoraggio Ambientale, le attività di controllo sullo stato ecologico e chimico dell’invaso e dei corpi idrici a valle, se risulti programmata con cronoprogramma l’attuazione delle operazioni di svaso, sghiaiamento, sfangamento e recupero della capacità utile, e se siano previsti con tempistiche definite gli interventi di sistemazione idraulico-forestale e agronomica (briglie, bacini di sedimentazione, opere spondali) per ridurre l’intasamento.
Particolare attenzione è rivolta anche alle ricadute economiche e sociali della crisi idrica, soprattutto per il settore agricolo.
Una sfida decisiva per il territorio
La gestione dell’invaso Poma rappresenta oggi una delle principali sfide per la politica regionale in materia di ambiente e risorse idriche. Da un lato, la diga continua a essere un’infrastruttura essenziale per milioni di cittadini. Dall’altro, le criticità accumulate negli anni richiedono interventi urgenti e strutturali.



