A distanza di sei mesi il riordino dei Consorzi di Bonifica siciliani torna alla ribalta.
Nell’ultima riunione di giunta, a Palazzo d’Orleans, tra i tanti provvedimenti, c’è stato spazio anche per una delle riforme più attese da decenni. Tanti i tentativi negli anni di riformulare un sistema ormai arrugginito e incapace di rispondere alle nuove esigenze del comparto agricolo, all’annoso problema della siccità e ai repentini cambiamenti climatici. Sfide disattese, inerme davanti alle emergenze dell’Isola.
Il disegno di legge approvato adesso dovrà approdare a Palazzo dei Normanni, ma il dubbio sorge spontaneo: l’Ars sarà pronta? Una domanda che per quanto strana non è formulata a caso, le ferite non sono state rimarginate e la scottatura è ancora fresca. Riavvolgiamo così il nastro allo scorso luglio.
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Dopo lunghi mesi di lavori e di audizioni svolte in III Commissione Attività Produttive, presieduta da Gaspare Vitrano, nel mese di luglio ha preso il via a Sala d’Ercole la votazione del ddl sul riordino dei Consorzi di Bonifica. Più che sulla riorganizzazione, però, tutte le attenzioni sono apparse fin da subito concentrate sulla stabilizzazione dei lavoratori, nodo che dalla Finanziaria approvata a fine dicembre si era protratto fino alla scorsa estate. Il dibattito si era così accesso e i toni accesi non lasciavano presagire nulla di positivo. Il disegno di legge scivolerà rovinosamente sotto i colpi dei franchi tiratori, riconducibili principalmente tra le fila Forza Italia e dell’Mpa, nascosti dietro il voto segreto, richiesto sull’articolo 3, pilastro fondamentale che prevedeva la soppressione degli attuali tredici Consorzi. Proprio quel momento resterà impresso, perfetta fotografia dell’attività parlamentare di tutto il 2025 e delle incomprensioni, ad oggi ancora irrisolte, all’interno della coalizione di centrodestra (CLICCA QUI).
La rovente questione dei lavoratori sarà rilanciata in autunno, con la manovra quater. L’articolo, sul quale ha lavorato per mesi il presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate, è stato uno dei pochi a salvarsi dalla “Caporetto” della variazione di bilancio, e prevedeva l’assunzione a tempo indeterminato e full time per il personale inserito nei P.O.V. e l’aumento immediato di 23 giornate lavorative, per quello contingente fermo a 78 o 101 giornate, incrementate a 156 dal 1° gennaio del 2026 (CLICCA QUI).
Un passo decisivo che ha permesso così di slegare le due esigenze: da un lato il personale, dall’altro la rimodulazione dell’intero sistema. Il nuovo disegno di legge potrà dunque ripartire da questa certezza. Lo scoglio politico da arginare, però, resta uno dei principali ostacoli. A lanciare una provocazione sul tema era stato il capogruppo degli autonomisti Roberto Di Mauro, a dicembre, durante la seduta d’aula riunita in occasione della sfiducia al presidente della Regione Renato Schifani. L’ex assessore aveva accuso il governo di aver sottoposto ai deputati “qualcosa di diverso rispetto alla nascita dei Consorzi di Bonifica” e sottolineando come “la gestione indipendente da parte degli agricoltori, che doveva essere volta ad individuare le opere e gli interventi necessari, non può essere sostituita da una direzionale regionale centralista. Ed è stato un motivo che ha visto travolgere questa legge. Dobbiamo lavorare insieme e mettere mano alla riforma dei Consorzi di Bonifica” (CLICCA QUI).
Un quadro che lascia immaginare come il percorso del ddl non sarà semplice e nemmeno immediato. Risolto il problema dei lavoratori, adesso tutte le attenzioni saranno concentrate sulla nuova forma che si intende dare al nuovo e futuro sistema dei Consorzi di Bonifica, attraverso una visione di pianificazione e di programmazione, spesso criticata e ritenuta assente nell’ultimo tentativo naufragato in estate.
La nuova riorganizzazione
Cosa è cambiato dunque tra il ddl oggi sfornato dalla giunta regionale e quello stracciato a Sala d’Ercole circa sei mesi fa? Praticamente nulla. Confrontando i due testi poche sono le modifiche. Nessun stravolgimento consistente o incisivo. Il disegno di legge resta corposo, composto da 41 articoli e da otto capi: oggetto e finalità; Consorzi di Bonifica e di irrigazione; organizzazione dei Consorzi; contribuzione consortile; funzioni e attività dei Consorzi di bonifica e di irrigazione; disposizioni transitorie; liquidazione dei Consorzi di bonifica e di irrigazione; disposizioni finali.
La norma scandisce i tre momenti chiave: la liquidazione dei vigenti tredici Consorzi di Bonifica; una fase transitoria; l’effettiva entrata in vigore dei quattro nuovi comprensori. Tra le variazioni più significative c’è proprio la riscrittura dei confini delle aree, con le nuove quattro strutture che saranno individuate sul principio dell’omogeneità dei bacini idrografici e dell’unitarietà dei sistemi idrici, secondo una logica di miglioramento dei servizi. Nel dettaglio verranno classificati come: Sicilia Nord Orientale – dal Bacino del fiume S. Leonardo (Lentini) e Bacini minori fra Lentini e Simeto – N.093 al Bacino del fiume Tusa – N.024, inclusi i Bacini minori fra Tusa e Pollina – N.025; Sicilia Nord Occidentale – dal Bacino del fiume Pollina – N.026 al Bacino del fiume Carboj – N.059 e Bacini minori tra Carboj e Verdura – N.060; Sicilia Sud Orientale – dal Bacino del fiume Rizzuto – N.074, inclusi i Bacini minori fra Imera Meridionale e Rizzuto – N.073 al Bacino del fiume Anapo – N.091, inclusi i Bacini minori fra Anapo e Lentini – N.092; Sicilia Sud Occidentale – dal Bacino del fiume Verdura, inclusi i Bacini minori fra Verdura e Magazzolo – N.061- al Bacino del fiume Imera Meridionale – N.072.
Con decreto del presidente della Regione dovranno essere approvati lo statuto e il regolamento di organizzazione e funzionamento di ciascun Consorzio e dovrà essere nominato un commissario straordinario per ciascuno degli istituendi Consorzi. Successivamente, un ruolo chiave sarà svolto invece dai due commissari che procederanno alla liquidazione dei Consorzi Sicilia occidentale e orientale. Con il medesimo decreto saranno anche nominati sei commissari che procedono alla liquidazione dei Consorzi soppressi così accorpati: Agrigento-Trapani, Caltanissetta-Enna-Gela, Siracusa-Ragusa, Catania-Caltagirone, Messina, Palermo.
Oltre alla riduzione del numero di enti, l’obiettivo della norma è quello di migliora la razionalizzazione della risorsa idrica restituendo centralità agli agricoltori in termini di governance. Per la programmazione, progettazione, realizzazione e gestione delle opere di bonifica e irrigazione e per lo svolgimento di servizi comuni i quattro nuovi Consorzi gestiranno in forma associata un ufficio interconsortile che curerà la redazione del piano generale di bonifica, di irrigazione e tutela del territorio, la redazione del bilancio ambientale e la tenuta del catasto regionale unico, insieme con il dipartimento regionale dell’Agricoltura.
I prossimi passi
Inizia, o meglio ricomincia, il cammino del ddl all’Ars. Per sbarcare a Sala d’Ercole serviranno diversi mesi.
Il primo step sarà la III Commissione Attività Produttive, presieduta da Gaspare Vitrano. L’iter si chiuderà in II Commissione Bilancio, presieduta da Dario Daidone, con un riferimento specifico alle disposizioni normative che contengono un impatto finanziario: l’articolo 3 (Commissione di merito); l’articolo 28 (Finanziamento delle attività svolte dal Consorzio); l’articolo 40 (Norma finanziaria). Per il primo è prevista la somma di 100mila euro. La copertura degli oneri all’articolo 28 sarebbe invece assicurata dai fondi già iscritti e disponibili negli appositi capitoli esistenti riservati agli attuali Consorzi.




