Via D’Amelio, dopo 24 anni la Corte d’appello di Perugia revoca la condanna per calunnia a Vincenzo Scarantino
Redazione
sabato 30 Maggio 2026
Corte d'appello di Perugia
Revocata dalla Corte d’appello di Perugiala condanna a otto anni per calunnia aggravata inflitta nel 2002 a Vincenzo Scarantino, protagonista delle prime ricostruzioni giudiziarie sulla strage di via D’Amelio – in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta – poi rivelatesi frutto di un depistaggio. I giudici hanno accolto l’istanza di revisione presentata dal difensore Vania Giamporcaro. Anche la Procura generale aveva chiesto l’assoluzione condividendo la richiesta della difesa.
Vincenzo Scarantino
La sentenza revocata era stata emessa il 27 dicembre 2002 dal gip di Roma, Renato Croce, e riguardava l’accusa di avere calunniato magistrati, dirigenti e funzionari di polizia, agenti penitenziari e il collaboratore di giustizia Francesco Andriotta. La pena, già interamente scontata, prevedeva anche una misura di sicurezza di tre anni.
L’accusa di calunnia nacque dopo la ritrattazione resa da Scarantino durante il processo d’appello “Borsellino uno”, quando il 24 settembre 1998 negò il proprio coinvolgimento nella strage di via D’Amelio e denunciò pressioni e condizionamenti investigativi subiti dal gruppo investigativo “Falcone-Borsellino”, guidato dall’allora questore Arnaldo La Barbera.
Negli anni successivi le sentenze sul depistaggio hanno accertato la falsità delle accuse sostenute da Scarantino nelle prime fasi investigative. Nel processo “Borsellino quater”, Francesco Andriotta è stato condannato per calunnia aggravata ai danni dello stesso Scarantino e di altri soggetti coinvolti nelle false ricostruzioni.
La difesa di Scarantino, che lo ha definito “un calunniatore calunniato e vittima del sistema”,valuterà ora l’eventuale richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione.
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