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La proposta

Cinque euro in più sulle sigarette contro il cancro: in Sicilia oltre 2.800 nuovi casi di tumore al polmone l’anno

venerdì 5 Giugno 2026
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Fumo

In Sicilia ogni anno vengono diagnosticati oltre 26 mila nuovi tumori maligni. Tra questi, il tumore al polmone continua a rappresentare una delle principali emergenze sanitarie dell’Isola, strettamente collegata al consumo di sigarette e tabacco. I dati emergono dalla quarta edizione dell’Atlante sanitario oncologico della Sicilia, realizzato dalla Regione Siciliana attraverso il Dipartimento attività sanitarie e osservatorio epidemiologico. Secondo il report, tra il 2015 e il 2019 nell’Isola sono stati registrati 134.020 tumori maligni, pari a una media annua di 26.805 nuove diagnosi. Il tumore al polmone è il secondo più diffuso tra gli uomini siciliani, con una media di 2.082 nuovi casi l’anno, mentre tra le donne si registrano circa 758 diagnosi annuali. Complessivamente si tratta di oltre 2.800 nuovi casi ogni anno soltanto per questa forma tumorale. Secondo gli oncologi, fino al 90% dei tumori polmonari è attribuibile direttamente al fumo di sigaretta. Un dato che rende il tabagismo uno dei principali fattori di rischio oncologico anche in Sicilia.

Una delle neoplasie più aggressive

A rendere ancora più allarmante il quadro è la prognosi della malattia. Il tumore al polmone continua infatti a essere una delle neoplasie con i più bassi tassi di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi. Nonostante le migliaia di nuovi casi registrati ogni anno, il numero di persone che convivono a lungo con questa patologia resta limitato proprio a causa dell’elevata mortalità associata alla malattia. Gli esperti ricordano che il tumore al polmone rappresenta uno degli ambiti in cui la prevenzione può incidere maggiormente sull’incidenza della malattia. Il fumo di tabacco resta infatti il principale fattore di rischio e, secondo la comunità scientifica internazionale, è responsabile della grande maggioranza dei casi.

Il consumo di nicotina tra gli adolescenti

cicche sigaretteIn questo contesto si inserisce la scelta delle istituzioni di intervenire sul costo dei prodotti del tabacco, considerato uno degli strumenti più efficaci per ridurre il numero dei fumatori. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, nel 2025 il 37,4% degli studenti tra i 14 e i 17 anni ha utilizzato nell’ultimo mese almeno un prodotto contenente nicotina, tra sigarette tradizionali, sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. Si tratta di circa 865 mila adolescenti italiani. Nella stessa fascia d’età il consumo riguarda il 42,1% delle ragazze e il 32,2% dei ragazzi, mentre tra gli studenti di età compresa tra 11 e 13 anni la quota di utilizzatori è pari al 7,5%. Ancora più significativo è il fenomeno del cosiddetto “policonsumo”: oltre sette giovani consumatori su dieci utilizzano più prodotti contemporaneamente, alternando sigarette tradizionali, dispositivi elettronici e prodotti a tabacco riscaldato.

L’offensiva contro il fumo: dalle accise alla proposta dei 5 euro

Il dibattito sul prezzo delle sigarette si è ulteriormente acceso nelle ultime settimane. La campagna “5 euro contro il fumo, promossa dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), dalla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, dalla Fondazione Umberto Veronesi e dalla Fondazione Aiom, ha raggiunto il traguardo delle 50 mila firme necessarie per presentare in Parlamento una proposta di legge d’iniziativa popolare. La proposta punta a introdurre dal prossimo gennaio un’accisa aggiuntiva di 5 euro per unità di consumo standard su tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, indipendentemente dal prezzo di vendita e in aggiunta alle imposte già esistenti. Secondo i promotori, il provvedimento potrebbe determinare una riduzione del 37% del consumo di tabacco e generare un gettito annuo di circa 800 milioni di euro da destinare al finanziamento e al rafforzamento del Servizio sanitario nazionale. L’iniziativa si inserisce in un contesto in cui il governo ha già avviato un progressivo aumento delle accise sui prodotti del tabacco. Da gennaio 2026 sono entrati in vigore nuovi rincari sulle sigarette, con aumenti che in alcuni casi arrivano fino a 30 centesimi a pacchetto. Gli incrementi proseguiranno gradualmente fino al 2028 attraverso il rialzo delle accise previsto dalla legge di bilancio. Secondo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, il nuovo sistema fiscale prevede un aumento dell’importo minimo delle accise sulle sigarette da 32 euro ogni mille sigarette nel 2026 fino a 38,5 euro dal 2028.

L’Italia tra i Paesi europei dove fumare costa meno

polmoniteNonostante gli aumenti introdotti negli ultimi anni, l’Italia resta uno dei Paesi europei dove fumare costa relativamente poco. Un pacchetto di sigarette ha un prezzo medio compreso tra 6 e 7 euro, ben lontano dai livelli registrati in molti Paesi del Nord Europa. In Irlanda il costo supera i 18 euro a pacchetto, in Francia si aggira intorno ai 14 euro, mentre in Finlandia e nei Paesi Bassi supera frequentemente i 12 euro. La Germania si colloca tra i 9 e i 10 euro, mentre soltanto alcuni Paesi dell’Europa orientale presentano prezzi inferiori a quelli italiani. Questo confronto permette di leggere il rincaro italiano sotto una luce diversa. L’aumento di pochi centesimi a pacchetto può sembrare limitato per i fumatori abituali, ma rappresenta un ulteriore passo verso una politica fiscale già adottata da diversi Paesi europei che punta a rendere il tabacco progressivamente meno accessibile, soprattutto alle fasce più giovani della popolazione. Secondo i promotori della proposta di legge, proprio il fattore economico rappresenta una delle leve più efficaci per contrastare il tabagismo. In Italia fuma infatti poco meno del 25% della popolazione adulta tra i 18 e i 69 anni. Gli studi economici e sanitari mostrano inoltre che adolescenti e giovani adulti sono molto più sensibili alle variazioni di prezzo rispetto ai fumatori di lunga data. Per questo motivo l’aumento delle accise viene considerato dall’Organizzazione mondiale della sanità uno degli strumenti più efficaci per ridurre il numero dei nuovi fumatori.

Il peso dei tumori in Sicilia

In Sicilia il peso delle malattie oncologiche resta comunque enorme. L’Atlante regionale ricorda infatti che i tumori rappresentano la seconda causa di morte nell’Isola, con circa 12.700 decessi all’anno, mentre quasi 200 mila siciliani convivono con una diagnosi oncologica pregressa. In questo scenario, il contrasto al fumo non rappresenta soltanto una misura fiscale o una scelta individuale legata agli stili di vita, ma uno dei principali strumenti di prevenzione disponibili per ridurre nel tempo l’incidenza del tumore al polmone e il peso complessivo delle malattie oncologiche sulla popolazione siciliana.

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