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Analisi del laboratorio "Futuro Nazionale"

Vannacci e “la sporca dozzina”: il manifesto della “destra autentica” che prova a riscrivere le regole della politica

venerdì 12 Giugno 2026
Roberto Vannacci

Nel panorama politico italiano si sta registrando una scossa che pochi avevano previsto con questa intensità e costanza. Non parliamo delle solite liti di palazzo tra i leader dei partiti tradizionali, ma di qualcosa di più profondo che passa direttamente dagli studi televisivi agli schermi degli smartphone dei cittadini, modificando il modo stesso in cui le persone percepiscono la discussione pubblica.

Al centro di questo cambiamento c’è una figura che continua a catalizzare l’attenzione dei media e delle piazze, ovvero il generale Roberto Vannacci.

Roberto Vannacci – Futuro Nazionale

Dopo aver preso le distanze dalla Lega e aver deciso di muoversi in autonomia per strutturare la sua creatura politica, il movimento Futuro Nazionale, il generale ha impresso un’accelerazione netta alla sua presenza pubblica.

Le sue ultime apparizioni nei talk show, culminate nel recente e teso faccia a faccia andato in onda a Otto e mezzo su La7, hanno mostrato una strategia di comunicazione che merita di essere esaminata nei dettagli. 

Proprio il confronto televisivo con Lilli Gruber, andato in onda mercoledì 10 giugno, offre lo spaccato ideale per analizzare la forma e la sostanza del suo progetto.

Gruber e Vannacci

Per comprendere dove vuole arrivare questa nuova forza politica è fondamentale osservare con attenzione come il suo leader si comporta davanti alle telecamere, la scelta precisa delle parole che pronuncia e la valanga di reazioni che si scatena regolarmente sul web a ogni sua dichiarazione. 

 

La comunicazione del generale Vannacci 

 

Per fare un’analisi accurata della comunicazione politica del generale Vannacci bisogna prima di tutto dimenticare il modo in cui si comportano i politici di professione a cui siamo abituati da anni. Di solito, quando si segue un dibattito televisivo in prima serata, si assiste a una specie di gara a chi urla più forte, dove la regola non scritta sembra essere quella di interrompere l’avversario, scaldarsi, gesticolare continuamente e mostrare una forte emotività per cercare di catturare l’empatia del pubblico a casa.

Il generale applica uno schema totalmente opposto e proprio questo contrasto comunicativo lo rende un elemento di forte novità per il telespettatore. Quando siede di fronte a un giornalista, la prima cosa che colpisce è la sua assoluta staticità corporea. Mantiene una postura dritta, si muove pochissimo e non usa quasi mai le mani per enfatizzare i concetti, preferendo lasciarle ferme sul tavolo con le dita intrecciate.

Nel linguaggio della televisione, dove il movimento continuo può essere interpretato come un segno di ansia o di debolezza, questa rigidità trasmette un senso di sicurezza, autorità e totale autocontrollo. Il cittadino comune, spesso infastidito dai toni rissosi della politica odierna, interpreta questa calma come un attributo di serietà e di buona educazione, che gioca a suo favore nel catturare l’attezione di chi lo vede o ascolta. 

Questa gestione del corpo si riflette perfettamente nel ritmo della conversazione. Di fronte alle domande incalzanti di Gruber e della giornalista Lina Palmerini, che spesso cercano di indurre l’errore o la reazione stizzita attraverso un ritmo serrato, l’intervistato risponde rallentando la cadenza del discorso. Fa piccole pause, scandisce bene le sillabe e abbassa il tono della voce anziché alzarlo.

In questo modo costringe chi ascolta ad aumentare la concentrazione e, per contrasto, fa apparire l’interlocutore giornalistico come agitato o aggressivo, posizionandosi agli occhi del pubblico come la parte razionale del confronto. A questo si aggiunge un vocabolario volutamente insolito, ricco di termini ricercati, formule precise e citazioni storiche o letterarie. 

Questo è un linguaggio che non ha nulla a che vedere con il gergo tecnico dei burocrati o con i neologismi inglesi che abbondano nella politica attuale. Per l’elettore medio, questo stile linguistico genera un senso di rispetto e di autorevolezza, richiamando una cultura tradizionalista in cui identificarsi e offrendo una sensazione di competenza che rassicura chi ascolta. 

 

I contenuti politici ed economici 

 

Se la forma del discorso è pacata e istituzionale, i contenuti introdotti nel dibattito sono invece dirompenti. La vera forza comunicativa del leader di Futuro Nazionale sta nella capacità di prendere concetti complessi o considerati tabù dalla politica tradizionale e spiegarli con esempi molto semplici, presentandoli come soluzioni di puro buon senso.

Il caso più evidente è l’introduzione nel lessico politico del termine “remigrazione”, un concetto mutuato dalle piattaforme ideologiche delle destre radicali europee. Mentre gli esponenti del governo si muovono nei canali della diplomazia internazionale parlando di gestione dei flussi migratori e di accordi bilaterali, formule che molti cittadini percepiscono come distanti e poco efficaci, il generale parla apertamente “di favorire il ritorno nei paesi d’origine non solo di chi è entrato illegalmente, ma anche di chi non dimostra di voler rispettare le leggi e la cultura della nazione ospitante”.

Per spiegare questa idea alla gente comune viene utilizzata la metafora del ristorante, spiegando “che le regole del locale vanno rispettate da chiunque, indipendentemente da chi sia, altrimenti non si può rimanere seduti al tavolo”

Anche se molti giuristi e costituzionalisti giudicano queste proposte impraticabili e contrarie ai trattati internazionali, l’effetto politico è immediato, perché fa apparire le posizioni dei partiti tradizionali di centrodestra come timide, burocratiche e frenate dai compromessi romani o europei. 

La funzione di questa proposta estrema è quella di agire come “uno squillo di tromba per richiamare all’ordine un elettorato che considera la destra di governo troppo istituzionalizzata”. 

Il messaggio che arriva al cittadino è chiaro: la maggioranza si è adagiata sulle poltrone del potere e serve una forza esterna, intransigente sui principi fondamentali, per costringerla a mantenere le promesse fatte agli elettori. Dietro questa costante presenza mediatica non c’è però solo la volontà di fare dichiarazioni d’effetto, ma un progetto politico molto strutturato che punta alle scadenze elettorali future, in particolare a quelle del 2027.

La strategia organizzativa del movimento prevede una struttura fortemente verticale e centralizzata, dove il presidente mantiene il controllo assoluto sulla nomina dei dirigenti e sulla linea politica, escludendo la nascita di correnti interne che possano frammentare il partito. 

Quando nell’intervista si tocca il tema della crisi economica, delle bollette care e delle famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, il discorso del generale si sposta sulla critica rigorosa alle decisioni prese a livello europeo negli ultimi decenni. La proposta di ritornare a produrre ricchezza all’interno dei confini nazionali, valorizzando le risorse locali per ottenere un’indipendenza energetica che definisce autarchica, offre una spiegazione semplice e immediata a problemi complessi.

Per un piccolo commerciante, un operaio o un pensionato che vive la frustrazione di un potere d’acquisto sempre più basso e di servizi pubblici inefficienti, l’idea di mettere al primo posto la protezione dei cittadini italiani rispetto alle direttive internazionali suona come una promessa di sicurezza e di buon senso.

Il movimento di Vannacci prova così a intercettare non solo il voto della destra radicale, ma anche la rabbia e la disillusione di quella parte di popolazione che non si sente più rappresentata da nessuno e che cerca un segnale di rottura totale con il passato. 

 

La “sporca dozzina” 

 

I membri del film “Quella sporca dozzina” al completo

Per descrivere la squadra politica che sta mettendo in piedi, il generale ha utilizzato una metafora cinematografica d’impatto, parlando di voler costituireuna sporca dozzina formata da persone decise, accogliendo anche coloro che vengono definiti i rifiuti degli altri partiti”. 

Questa espressione, che potrebbe suonare dura, nel linguaggio popolare si trasforma nella difesa di quegli amministratori locali o parlamentari che sono stati messi da parte dai grandi apparati perché considerati troppo scomodi o non allineati.

Questa tattica sta già dando i suoi frutti, attirando quadri politici ed eletti in uscita dalle altre formazioni della maggioranza, attratti dalla visibilità e dalla forza mediatica del leader. 

 

Le reazioni nei social

 

Il vero successo di questa strategia si misura però nell’ecosistema dei social media, dove ogni apparizione televisiva viene frammentata, rimontata e commentata da milioni di utenti, creando una dinamica di profonda polarizzazione nell’opinione pubblica. L’analisi delle reazioni sul web mostra un’Italia nettamente divisa in due blocchi impermeabili. 

Sulle piattaforme visive come TikTok e Instagram, i sostenitori del generale creano continuamente brevi filmati con musiche incalzanti, celebrando la sua capacità di rispondere con calma ed educazione agli attacchi dei giornalisti. In questi spazi virtuali la parola d’ordine è “asfaltata“, un termine ben conosciuto (ai tempi del movimento 5 stelle arrembante o di Fratelli d’Italia nel periodo dei loro rispettivi successi elettorali nazionali nel 2018 e del 2022) e che descrive la soddisfazione del cittadino comune nel vedere i conduttori televisivi, spesso percepiti come distanti dalla realtà quotidiana delle persone, messi in difficoltà da risposte secche e ironiche. 

Al polo opposto, su piattaforme come X, si concentra la critica feroce dell’associazionismo e dei partiti di opposizione, che accusano il generale di razzismo, anacronismo e di rappresentare un pericolo per i diritti civili. Tuttavia, per un meccanismo tipico degli algoritmi della rete, questa continua ondata di sdegno e di condanna non fa altro che aumentare la visibilità organica del personaggio, portando i suoi slogan anche all’attenzione di chi non segue la politica attiva. 

In mezzo a questo scontro ideologico tra fan entusiasti e oppositori indignati, esiste una vasta platea di cittadini che sta maturando curiosità, attenzione e ascolto al movimento per motivi meno ideologici e più legati alle difficoltà materiali della vita di tutti i giorni.

 

Il posizionamento e il rafforzamento “strategico” di Futuro Nazionale 

 

Guardando alla prospettiva futura, appare evidente che il fenomeno non sia una moda passeggera legata solo alla vendita di libri di successo, ma un’operazione politica condotta con grande pazienza strategica.

Suvilla e Vannacci

La scelta di non esporre direttamente il simbolo del partito nelle recenti elezioni comunali di maggio, preferendo appoggiare liste civiche d’area che hanno comunque ottenuto ottimi risultati locali come nel test di Vigevano, dove il candidato vannacciano Furio Suvilla ha raggiunto il 14%, dimostra la volontà di non logorarsi prima del tempo.

Il tour che sta toccando le principali città italiane, da Palermo a Catania fino alle regioni del nord, serve a mappare il territorio, ad aprire circoli e a selezionare i delegati in vista dell’imminente assemblea costituente.

Roberto Vannacci sta dimostrando di saper gestire con efficacia i tempi del piccolo schermo e la cassa di risonanza del web, mantenendo l’immagine dell’uomo comune e dell’estraneo al sistema pur muovendosi con grande abilità nei meccanismi della comunicazione di massa. 

Per la coalizione di governo, la presenza di questa forza identitaria e intransigente rischia di diventare un fattore di pressione costante, capace di spostare l’asse del dibattito pubblico e di ridefinire i confini di ciò che è considerabile dicibile e votabile in Italia, offrendo una risposta ordinata e disciplinata alla domanda di cambiamento che sale dalle periferie e dalle province del Paese. 

 

Il tour siciliano: laboratorio per il Mezzogiorno

 

Questo posizionamento strategico e nazionale trova il suo terreno di verifica più dinamico proprio nel contesto siciliano, dove gli ultimi tour del generale hanno delineato la nascita di un vero e proprio laboratorio per il Mezzogiorno.

Sebbene nelle elezioni comunali di maggio 2026 Futuro Nazionale abbia scelto di non esporre formalmente il proprio simbolo, rimandando il debutto ufficiale alle tornate elettorali del 2027 e preferendo testare le forze attraverso liste civiche d’area come avvenuto con il buon risultato di Vigevano, nell’isola la fase di strutturazione territoriale è in pieno svolgimento.

I sondaggi nazionali SWG dell’8 giugno, che accreditano la nuova forza politica al 4,8% (e il trend indica un sei per cento potenziale nel breve periodo), trovano una spinta significativa proprio nella mobilitazione registrata nelle principali città siciliane, tappe cruciali nel percorso di avvicinamento all’assemblea costituente di metà giugno. 

Il tour ha toccato in primis la Sicilia orientale, registrando a Catania nella giornata di giovedì 28 maggio 2026 l’affondo politico più significativo contro l’operato della giunta regionale in carica.

Il generale ha espresso un giudizio severo sulle condizioni socio-economiche dell’isola, evidenziando enormi problemi nei settori della sicurezza, della sanità, dell’economia e delle infrastrutture, e concludendo che una valutazione basata sui risultati non potrebbe essere lusinghiera.

Questa presa di posizione, ampiamente ripresa dalle agenzie di stampa nazionali, posiziona stabilmente il movimento in una postura di aperta alternativa rispetto alle formule di governo locale. L’obiettivo strategico appare duplice: da un lato intercettare il malcontento popolare verso l’inefficienza dei servizi pubblici, dall’altro accreditarsi come l’unica novità politica capace di scardinare gli equilibri consolidati della politica isolana. 

Milazzo

Le successive tappe a Caltanissetta, Palermo, Milazzo e Messina tra venerdì 29 e domenica 31 maggio, hanno descritto l’attenzione e la partecipazione a questi eventi, confermando la transizione del movimento da semplice fenomeno d’opinione a vera e propria struttura di partito. Davanti a platee gremite di militanti storici, ex esponenti della destra sociale e cittadini delusi, Vannacci ha incentrato i suoi interventi sui cardini ideologici del suo percorso, declinandoli in una critica serrata verso la gestione amministrativa e infrastrutturale locale. 

Nel capoluogo siciliano, il leader ha chiarito che l’obiettivo di Futuro Nazionale è intercettare il bisogno di quella parte di cittadinanza che non si sente più riconosciuta nell’offerta politica tradizionale”, segnando una linea di demarcazione netta rispetto al centrodestra di governo, pur muovendosi nella stessa area valoriale.

Questo attivismo in Sicilia ha mostrato un network locale snello ma fortemente gerarchizzato, in linea con lo statuto del partito che attribuisce al presidente il controllo assoluto sulla nomina degli organi direttivi, dei delegati e dei membri dell’esecutivo nazionale, rifiutando logiche di corrente e mediazioni interne. 

Vannacci e Sasso

Dietro la visibilità dei comizi, le cronache giornalistiche evidenziano un intenso lavoro organizzativo per la costruzione dell’ossatura del partito nell’isola. Agli incontri hanno preso parte figure con esperienza parlamentare e quadri politici in rotta con i partiti di provenienza, come il deputato Rossano Sasso, responsabile del movimento per il Mezzogiorno, a dimostrazione della capacità di attrazione che il progetto esercita sui delusi della Lega e di Fratelli d’Italia.

Il piano di radicamento ha previsto la mappatura dei comitati locali e la selezione dei quattro delegati siciliani per l’assemblea nazionale, un peso specifico identico a quello assegnato a regioni chiave come il Veneto, la Lombardia e il Piemonte, che conferma la centralità dell’isola nei piani di espansione del leader.

La buona partecipazione durante tutto il tour indicano che il messaggio fondato sulla sovranità, sull’identità e sulla critica radicale alla gestione della cosa pubblica trova un riscontro oggettivo nel tessuto sociale locale, ponendo le premesse per l’orizzonte elettorale del 2027, in cui la Sicilia si candida a essere uno dei laboratori principali per la trasformazione del consenso personale del generale in una rete organizzata e radicata sul territorio. 

 

Il salto nazionale: la vetrina televisiva e il reclutamento parlamentare 

 

La vetrina mediatica offerta dal faccia a faccia a Otto e mezzo su La7 ha fatto da potente acceleratore per questa strategia di espansione, proiettando il dibattito ben oltre i confini regionali. 

L’intervista con Lilli Gruber ha registrato forti tensioni su temi caldi come i diritti civili e la gestione dei flussi migratori. Il leader ha utilizzato lo scontro per riaffermare l’identità radicale del suo progetto, definendolo una “destra autentica” e introducendo concetti netti come quello della “remigrazione” obbligatoria per chi non ha diritto di risiedere nel Paese e la difesa della famiglia tradizionale. 

Lungi dall’essere un semplice momento di visibilità, questo passaggio televisivo è stato sfruttato come un trampolino per annunciare le novità strutturali e il consolidamento della base parlamentare. 

Pochi giorni prima dell’esposizione televisiva, nella giornata di sabato 6 giugno 2026, il movimento aveva già mostrato una forte accelerazione sul piano del posizionamento e del reclutamento dei quadri durante una conferenza stampa a Viareggio. In quell’occasione sono stati ufficializzati cinque nuovi ingressi di peso nel gruppo parlamentare, tutti provenienti dai partiti della maggioranza di governo. Tra questi spiccano i deputati Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof, in uscita dalla Lega, insieme ad Attilio Pierro e Davide Bergamini, provenienti da Forza Italia ma con un lungo passato nel Carroccio.

Il colpo più significativo sul piano simbolico e dottrinale è stato l’adesione dell’economista ed ex europarlamentare Antonio Maria Rinaldi, che ha chiuso la sua esperienza leghista per sposare la linea sovranista di Vannacci. 

Che si uniscono a Edoardo Ziello (Ex Lega, nominato rappresentante della componente alla Camera), Laura Ravetto (Ex Lega), Emanuele Pozzolo (Ex Fratelli d’Italia, poi Gruppo Misto) e Rossano Sasso (Ex Lega).

Con questi nuovi arrivi ufficializzati il 6 giugno, la pattuglia di deputati direttamente riconducibili a Futuro Nazionale è salita a otto membri, all’interno della componente del Gruppo Misto denominata “Futuro Nazionale Vannacci – Free, evidenziando la capacità del movimento di attrarre figure deluse dalle attuali forze di governo. 

A commento di queste manovre e delle polemiche nate sui media, Vannacci ha utilizzato toni ironici e di rottura ed esprimendo soddisfazione per aver superato la quota di centomila iscritti complessivi. 

Il posizionamento strategico emerso dopo la vetrina di La7 chiarisce anche la postura del generale nei confronti degli alleati storici.

La rottura formale con la Lega e Salvini appare consumata: Vannacci ha risposto duramente alle critiche interne, affermando che “non è stato lui a usare Matteo Salvini, ma che è avvenuto il contrario per intercettare il bacino delle sue cinquecentomila preferenze alle Europee”. 

Parallelamente, il leader di Futuro Nazionale ha alzato il livello dello scontro con gli altri partner di coalizione.

Marina Berlusconi

Ha attaccato frontalmente la gestione del governo da parte di Giorgia Meloni, accusata di non mettere a terra le riforme promesse (presidenzialismo, giustizia e autonomia), e ha indirizzato stoccate polemiche verso Marina Berlusconi, contestandone la legittimità a parlare a nome di Forza Italia senza ricoprire ruoli politici formali, definendo la forza azzurra come un partito condizionato dal mondo dell’editoria e della finanza. 

La risposta della premier Giorgia Meloni non si è fatta attendere. In Aula alla Camera l’11 maggio , in fase di replica dopo la discussione generale sulle sue comunicazioni in vista del Consiglio Ue, rispondendo al deputato di Futuro nazionale Emanuele Pozzolo, ha lanciato un messaggio diretto a Vannacci e Futuro Nazionale. 

“Quello che stiamo facendo noi a tutela dell’interesse nazionale è quello che c’era scritto nel nostro programma. Un programma per realizzare il quale voi a altri siete stati eletti nelle file del centrodestra”, ha dichiarato Meloni. 

“Ciononostanteha continuato rivolgendosi ai deputati del partito di Roberto Vannacciper 6 volte avete votato contro la fiducia a questo governo, insieme a Schlein, Conte, Renzi e compagnia… Votare contro la fiducia al governo significa votare per mandare a casa quel governo. Bene, io penso che fare quello che serve alla sinistra non è mai difendere l’interesse nazionale, quindi di grazia non mi si parli di vera destra perché la vera destra non è mai funzionale alla sinistra”. 

La Presidente del Consiglio nel suo discorso prova a “smontare” la pretesa di Futuro Nazionale di rappresentare un’alternativa più identitaria.

La tesi esposta è lineare e diretta: un’azione politica che punta a far cadere un governo di centrodestra diventa direttamente utile (“funzionale”) alla sinistra; di conseguenza, chi la mette in atto non difende l’interesse nazionale e non può legittimamente fregiarsi del titolo di “vera destra”. 

Un’avvisaglia dei tempi duri che attendono la destra italiana in previsione delle elezioni nazionali e regionali.

 

Verso la Costituente di Futuro Nazionale 

 

Tutta questa mobilitazione adesso converge verso l’appuntamento dell’Assemblea Costituente nazionale, fissata per i giorni di sabato 13 e domenica 14 giugno 2026 a Roma. Nonostante la rigida centralizzazione interna prevista dal regolamento, Vannacci ha mantenuto un’apertura formale verso l’esterno, estendendo l’invito alla Costituente a tutte le forze presenti in Parlamento. 

La linea per le future alleanze, tuttavia, resta rigidamente condizionata dal rispetto di precise “linee rosse” identificate nei settori della sicurezza, del contrasto al Green Deal europeo e delle politiche migratorie. 

Gli inviti sono partiti il 31 maggio, diretti a tutti i leader di partito: maggioranza e opposizioni.

“Al generale Roberto Vannacci e a tutto il partitosi legge nella missiva firmata dal coordinatore nazionale di Futuro Nazionale, Massimiliano Simoni- farebbe piacere la sua presenza per un saluto dal palco, in uno dei due giorni indicati, nella fascia oraria più compatibile con i suoi impegni”.

Da Giorgia Meloni a Elly Schlein, in mezzo tutti gli altri. A oggi, però, nessuno si è detto disponibile ad accettare l’invito.

Al momento, il generale Vannacci e il suo entourage frena su accordi strutturali con la maggioranza, rimandando ogni discussione sulle coalizioni a ridosso delle prossime scadenze elettorali, con l’obiettivo esplicito di presentare il simbolo di Futuro Nazionale in modo del tutto autonomo. 

Resta ora da verificare se la costituente di Roma trasformerà definitivamente questo consenso mediatico in una solida macchina elettorale nazionale che metterà a dura prova l’attuale panorama politico in Italia e in Sicilia.

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