Davanti a un piatto di lenticchie si ragiona su come destrutturare la politica siciliana.
Simbolo di buon auspicio nel passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo, le lenticchie questa volta però accompagnano l’inizio di una nuova intesa politica, quella tra Filippo Tripoli, sindaco di Bagheria, e Cateno De Luca. È lo stesso leader di Sud chiama Nord a raccontare, durante il punto stampa all’Ars, come l’adesione di Tripoli al Governo di liberazione sia maturata a tavola, davanti a una minestra preparata proprio dal primo cittadino bagherese.
Un’intesa nata d’estate e annunciata oggi per segnare un cambio di passo nella strategia presentata il 18 luglio al Politeama: “Uno spartiacque tra chi sceglie di navigare in mare aperto e chi invece naviga intravedendo un porto sicuro”, afferma De Luca. Poi il leader di Sud chiama Nord sottolinea il valore della decisione di Tripoli: “La scelta fatta in questo momento denota una convinzione sul percorso intrapreso e conferma una delle sue caratteristiche: essere un uomo libero e forte”.
Per De Luca l’ingresso del primo cittadino di Bagheria è “strategico” e mette a segno l’obiettivo di realizzare delle liste con “persone qualificate, una formazione politica alle spalle e competenze”. Il tutto incorniciato anche da una certa affinità tra i rispettivi percorsi: entrambi hanno una formazione politica democristiana e un’esperienza da sindaci alla guida di coalizioni civiche.
Il dado ormai è tratto e “Scateno” ci aveva avvertiti, dopo la pausa estiva sarebbero arrivati “appuntamenti da non perdere”. Le adesioni di Gaspare Castronovo, Marianna Zampito e Salvatore Fanara, tre consiglieri comunali di Favara, insieme a quella annunciata oggi dal sindaco di Bagheria, completano il percorso partito dal teatro Politeama e approdato all’aria ottobrina. Un passaggio che, come De Luca ha scritto sui suoi social, lo vedrà incidere “su scenari politici che cambieranno gli equilibri elettorali nazionali e regionali”. E ora più che mai non c’è spazio per chiacchiere e salottiere: De Luca taglia il nastro del suo “campo nuovo”, che “farà la differenza in un quadro stagnante per avere finalmente realizzata la profezia sturziana della Sicilia al di là dei partiti”. Un campo in cui, afferma, “saranno gli altri schieramenti a scegliere da che parte stare”.



