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A Bar Sicilia Padre Notari bacchetta la vecchia politica: “Serve aria pura” CLICCA PER IL VIDEO

domenica 14 Novembre 2021

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La puntata numero 176 di Bar Sicilia viene trasmessa dal Campus Gonzaga e ha come protagonista il Presidente del cda, Padre Giani Notari, che torna anche ai vertici del Centro di Formazione Politica Arrupe di Palermo. Tanti gli argomenti toccati durante la chiacchierata con il direttore responsabile de ilSicilia.it Manlio Melluso e del direttore editoriale Maurizio Scaglione.

Prima questione, il Covid e l’impatto spirituale che la pandemia ha avuto su donne, uomini, adolescenti e bambini: “Prendiamo sempre più coscienza della nostra fragilità, quelle arroganze dovute alla presunzione di possedere tutto sono state messe decisamente in discussione: la consapevolezza della nostra fragilità, di un sistema che non ha creato condizioni di una vita veramente dignitosa. Questa consapevolezza del nostro essere fragili ci aiuta a renderci conto che tutto ciò che viviamo è una realtà interconnessa, che la transizione ecologica dice anche ‘attenzione al lavoro’, che la transizione ecologica dice anche ‘coesione sociale’. Cioè questo tempo pandemico ci aiuta a capire che le presunzioni dell’autosufficienza sono destinati a finire“.

La pandemia ha messo in luce come alcuni valori, in tempo di emergenza, debbano cedere ad altri: l’esempio è quello della liberà personale che ‘cede’ parzialmente di fronte alla tutela della salute: “Noi siamo interconnessi – spiega Padre Notari – Questa è una parola che ormai dovrebbe entrare nel nostro vocabolario: la mia libertà individuale ha senso se aiuta gli altri ad esprimersi e a vivere in maniera piena. L’interconnessione ci fa comprendere che la tua salute è importante per me, non posso pretendere di essere io da solo il gestore della salute degli altri o pretendere di fare ciò che voglio. Io posso essere me stesso nella misura in cui porto nel cuore il desiderio di vederti felice. L’arroganza del possedere non aiuta la crescita della società“.

Netta la presa di posizione su chi è ancora scettico verso i vaccini: “Io non capisco i No Vax – afferma Padre Notari – Faccio veramente fatica. Queste posizioni denotano una perdita di memoria. Si dimentica Bergamo, l’inizio del della pandemia. Migliaia di persone sono morte, hanno creato un vuoto all’interno delle famiglie, sofferenze tante volte indescrivibili. Com’è possibile chiudersi in posizioni che molte volte sono strumentalizzate e portare avanti questa presunzione di determinare la vita e la sofferenza degli altri? I no vax li rispetto, però non li capisco, perché tenacemente si presume di stabilire le regole del gioco quado le analisi e le proiezioni hanno la connotazione della morte. Abbiamo il diritto di una vita piena, per noi e per gli altri. I no vax hanno la presunzione di avere la verità, ma ci sono delle evidenze che mettono in discussione queste presunte verità“.

E in questo contesto come evitare le strumentalizzazioni? La politica è chiamata a una importante assunzione di responsabilità: “Oggi è necessario avere spazi dove è possibile respirare aria pura. Noi abbiamo bisogno di aria pura, abbiamo bisogno di creare condizioni dove il cittadino è felice di essere cittadino. Spesso assistiamo ad una situazione di sudditanza del cittadino, ad alcuni clan che non fanno altro che aumentare il loro potere a scapito del bene di tutti. La presunzione di essere eterni frustra il desiderio di libertà che c’è nel cuore di tante persone. Il mondo politico oggi deve svecchiarsi, deve dare spazio ai giovani, deve permettere che il nuovo posso entrare all’interno di un di un contesto dove la rigenerazione urbana diventa necessaria ma soprattutto animata da persone che vogliono una dimensione nuova dell’essere cittadini. Il mondo politico è vecchio. Dovremmo coraggiosamente lasciare le nostre lunghe posizioni di potere per lasciare spazio a quella freschezza che c’è nella società“.

Padre Notari ha commentato quindi l’emergenza cimiteriale in corso a Palermo, che ha visto Monsignor Corrado Lorefice prendere una dura presa di posizione al fine di ridare dignità ai morti senza sepoltura: “Quello che vediamo provoca profonda indignazione. Non seppellire i propri cari e non permettere di manifestare riconoscenza per chi è stato accanto a te per tutta una vita è impensabile. E’ impensabile che un luogo della memoria venga calpestato da incuria, da mancate politiche di rigenerazione… non seppellire i morti significa impedire alla memoria di essere conservata per rilanciarsi in prospettiva futura. Da una parte c’è una profonda indignazione per quello che sta accadendo, dall’altra un invito a rileggere la realtà per trovare nuove strade e nuove prospettive: la morte e preludio di vita. Lasciare quelle bare lì, insepolte, significa non credere nella forza trasformante della memoria”.

Quindi, allargando la prospettiva, una visione più ampia sul futuro di Palermo: “Io rilevo con grande gioia che la città di Palermo è un grande cantiere. C’è un tipo di politica che vorrebbe farci credere che tutto sia finito e che i vecchi politici siano l’unica salvezza. Nella nostra città c’è fermento, soprattutto nelle aree periferiche. Non tanto nei gruppi disincantati che cercano solo il loro interesse, ma c’è una folla di persone che si interroga nella ricerca di nuove prospettive. Noi abbiamo bisogno in questo momento di metterci in ascolto del nuovo che sta emergendo. Bisogna avere il coraggio di stare zitti e ascoltare chi oggi progetta e disegna nuovi quadri per una città più vivibile, più inclusiva e più coesa. Permettiamo a questo nuovo di potersi candidare a protagonista di trasformazione“.

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