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A Bar Sicilia si parla della Soprintendenza del Mare con Alberto Samonà e Ferdinando Maurici CLICCA PER IL VIDEO

sabato 19 Febbraio 2022

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Gli ospiti della puntata numero 190 di Bar Sicilia sono l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità Siciliana Alberto Samonà e il nuovo Soprintendente del Mare della Regione siciliana Ferdinando Maurici.

Alberto Samonà

Prima domanda sul grande lavoro che si è svolto con la Soprintendenza del Mare in Sicilia, grazie all’intuizione del compianto Sebastiano Tusa e al lavoro svolto da chi lo ha succeduto, Valeria Li Vigni: “La Soprintendenza del Mare, direi a livello europeo, non è seconda a nessuno – afferma l’assessore Samonà –, è stata la prima Soprintendenza del mare, si occupa non soltanto di archeologia ma anche del paesaggio. Solo recentemente il governo Nazionale ha istituito da Soprintendenza del mare, che ha sede a Taranto, prestigiosa istituzione, ma che rispetto alla nostra Soprintendenza regionale è ancora un bebè da svezzare potremmo dire, basti dire che noi abbiamo 23 itinerari archeologici sommersi ai quali recentemente se ne sono aggiunti altri due“.

Le ‘redini’ della Soprintendenza sono passate adesso al professor Maurici, che spiega quali saranno le linee guida del suo mandato: “La rotta è stata tracciata in maniera molto chiara dal fondatore da Sebastiano Tusa – afferma -, naturalmente è possibile migliorare, è possibile fare dei cambiamenti e manovrare il timone in maniera diversa quando se ne offre la opportunità. La Soprintendenza ha un campo d’azione estremamente vasto, tutti i mari della Sicilia. E’ l’unica Soprintendenza con giurisdizione regionale, così la legge l’ha voluta, credo in maniera estremamente giusta e corretta. Ha circa vent’anni di attività e una serie di collaborazioni già avviate: con le forze dell’ordine, con la marina militare, con la Capitaneria di porto, con i vigili del fuoco, con tutti coloro che hanno sempre collaborato con noi in maniera determinante, e poi tutta la serie di convenzioni con università e fondazioni, tanto italiane che straniere“.

La Sicilia, dunque, inestimabile patrimonio di beni culturali e archeologici che arrivano anche dal mare: ma per farli apprezzare al mondo, meglio farli ‘viaggiare’ o promuoverne la fruizione nella nostra isola? “Devo dire che io prediligo la possibilità che possano essere visitati in Sicilia – afferma Samonà -: se accompagnata, l’offerta culturale, da una buona campagna di promozione che ne faciliti la fruizione, perché dobbiamo mandare fuori i nostri gioielli di famiglia che testimoniano millenni di storia? Allo stesso tempo, però, a volte fare viaggiare le opere d’arte può essere anche un’opportunità per accendere i riflettori su alcuni dei nostri reperti, su alcune delle nostre testimonianze del patrimonio culturale che hanno bisogno anche di una platea internazionale, di articoli su riviste importanti. La politica che può essere perseguita in modo proficuo e quella dello scambio: noi mandiamo un reperto in un museo straniero però chiediamo che dal museo straniero arrivi in Sicilia un’autorevole testimonianza della loro cultura“.

Il professore Mauruci spiega quindi quali saranno i prossimi obiettivi che la Soprintendenza del Mare si prefigge:

Ferdinando Maurici

Il mare è un giacimento immenso il Mediterraneo lo è più di altri mari per ovvie e evidenti ragioni storiche e la Sicilia, che è al centro del Mediterraneo, ha una quantità immensa di testimonianze storiche. Un impegno di questa Soprintendenza è quello di migliorare l’esistente: abbiamo parlato degli itinerari subacquei che sono una sorta di museo sommerso. Questi musei hanno bisogno di essere sottoposti a manutenzione, non fosse altro che per i due anni di covid che abbiamo vissuto. Ci sono poi ben 4 scavi con la gara espletata e altri tre aspettano di andare in gara con finanziamenti consistenti. Ancora, con un altro finanziamento fortemente voluto dal vertice dell’amministrazione regionale, abbiamo la possibilità, anche con intervento diretto, di effettuare indagini su alto fondali, parliamo di fondali oltre i 600 metri: potremo mandare attrezzature all’avanguardia – sonar o robot – per documentare un patrimonio che per la sua giacitura in fondali profondi sfuggono all’intervento del sommozzatore. Infine c’è l’impegno sul museo del mare“.

 

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