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Gli avvicendamenti

A Palermo è battaglia sui cambi di parroci

mercoledì 16 Agosto 2023
Corrado Lorefice

Gli avvicendamenti di parroci a qualunque latitudine hanno lasciato sempre qualche scontento tra i preti soggetti agli spostamenti e i fedeli più o meno affezionati ai proprio pastori.

Non sorprendono dunque alcune proteste per le nomine e gli avvicendamenti disposti dall’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice lo scorso 5 agosto anche se i mugugni per le decisioni di Lorefice non sembrano placarsi, anzi complici i social e la stampa locale continuano a tenere banco.

Ma andiamo con ordine: il 5 agosto, la Cancelleria arcivescovile rende note le decisioni di monsignor Lorefice su nomine e avvicendamenti di parroci, decisioni che – precisa la nota della Curia – avvengono “dopo attento discernimento” e “per meglio rispondere alle esigenze della Chiesa palermitana“. Le nomine solo una trentina e coinvolgono diversi preti e comunità oltre che i vertici del Seminario ma scatenano subito polemiche in particolare a Palermo e a Termini Imerese.

Nel capoluogo l’epicentro della protesta è la Parrocchia Gesù Maria e Giuseppe di via Ausonia che ha visto, dopo 14 anni, la sostituzione del parroco don Diego Broccolo. I parrocchiani, nonostante don Broccolo avesse diffuso un messaggio di saluto e di ringraziamento, non si sono rassegnati e hanno organizzato una petizione, sulla nota piattaforma change.org, per chiedere all’Arcivescovo di Palermo di rivedere “questo provvedimento tanto oscuro quanto burocratico“. La petizione dei fedeli della chiesa di via Ausonia, che al momento conta 520 firme, è particolarmente dura nei confronti di monsignore Lorefice. Nel testo si parla di “decisione brutale“, di “smantellamento della comunità” e soprattutto si punta il dito su una presunta ingiustizia: “Don Diego viene spostato dopo 14 anni, altri parroci dopo 30 o addirittura 40 anni – scrivono gli ex parrocchiani don Broccolo – qual è il senso? E perché non è una presa di posizione che interessa tutti i sacerdoti in egual misura?

I fedeli della parrocchia di Gesù Maria e Giuseppe si scagliano poi contro la parrocchia vicina: “Ci sono parrocchie, come la vicina Nostra Signora delle Nazioni in S. Eugenio Papa – per citarne una tra molte – in cui il sacerdote è lì letteralmente da decenni e, anche a questo giro, non viene toccato da un provvedimento che, invece, una volta messo in atto dovrebbe interessare tutti“. Il riferimento è a don Felice Lupo, parroco appunto di Nostra Signora delle Nazioni in S. Eugenio Papa, che è lì dal lontano 1974: “la vita e le attività della Comunità Parrocchiale, a livello spirituale, culturale, ricreativo e sociale, hanno avuto inizio con la celebrazione della prima S. Messa e dell’investitura del primo ed attuale Parroco, don Felice Lupo, il 29 Giugno 1974si legge nel sito della chiesa a forma di barca che è stata letteralmente costruita da don Lupo.

Identica situazione a Termini Imerese dove i fedeli delle parrocchie della Madonna della Consolazione e  Maria SS. del Carmelo protestano per il trasferimento del loro parroco don Enrico Campino a Palermo nella chiesa di san Giacomo La Marina. “La comunità tutta combatterà questa decisione senza alcun senso – si legge nella nota diffusa dai parrocchiani e dai membri delle confraternite – vogliamo delle risposte, non ci fermeremo a costo di smuovere il mondo e arrivare ai piani alti“. I fedeli termitani lamentano in particolare il fatto che don Campino non abbia compiuto i 9 anni canonici – è stato mandato a Termini solo nel 2019 –  dopo i quali si può disporre un trasferimento e così anche loro si sono armati di buona volontà per raccogliere le firme per una petizione destinata al vescovo di Palermo. Ironia della sorte, o della scelta dell’Arcivescovo, i fedeli di Termini dovranno accogliere come parroco, don Diego Broccolo che viene reclamato a gran voce dai suoi parrocchiani a Palermo.

Ma non sono solo i fedeli a lamentarsi, il Giornale di Sicilia nei giorni scorsi ha raccolto anche una dichiarazione di un sacerdote coinvolto nella rete di trasferimenti: “Il cambio – dice don Francesco Di Pasquale che lascia la parrocchia dell’Arenella a Palermo per quella dell’altra borgata palermitana di Sferracavallo – non deve apparire ai fedeli come una pratica burocratica, che passa sopra le loro teste. Ci deve essere chiarezza, spiegando che il nuovo parroco non sarà necessariamente lì per sempre, sia dopo, al momento del commiato. Mi rendo conto che a causa della crisi di vocazione i parroci sonopochi e a volte è necessario fare degli accorpamenti, come è successo in passato con Santa Chiara e Santa Teresa. Accetto questo avvicendamento ma spero sia una regola che valga per tutti, anche per chi è fermo nella propria parrocchia da oltre 50 anni”. 

La polemica sui cambi di parroci non si è limitata ai mugugni di preti e fedeli ma ha visto aprirsi un dibatto serrato ad alti livelli. Sempre sulle pagine del Giornale di Sicilia hanno preso posizione con un intervento sui cambi di parroci don Cosimo Scordato e don Franco Romano,  due sacerdoti e studiosi di frontiera, che rilevano: “sappiamo che qualcosa è normato dal diritto canonico, ma ci chiediamo: che posto ha la comunità parrocchiale in queste decisioni? Attualmente ci sembra che la comunità abbia solo il compito di «assistere» e, conseguentemente, di accettare supinamente sia che il proprio parroco venga rimosso sia che ne venga assegnato uno nuovo”. Nel loro intervento don Scordato e don Romano auspicano anche un maggior coinvolgimento delle comunità parrocchiali nelle scelte un coinvolgimento che “dovrebbe essere frutto di incontri tra il vescovo e le comunità interessate. È auspicabile che la comunità esprima il proprio gradimento nei confronti del proprio parroco, attraverso periodiche consultazioni, che hanno il compito di migliorare la qualità della relazione comunità-parroco”.

In difesa della linea ufficiale è apparso invece un articolo del giornalista cattolico Roberto Immesi sul sito “Porta di Servizio” che è stato prontamente condiviso dagli account social dell’Arcidiocesi di Palermo dall’eloquente titolo: “perché cambiano i parroci e perché protestare non serve“. Immesi che qualifica le proteste come “copione che si ripete praticamente uguale” ad ogni cambio di parroci chiarisce poi a proposito degli avvicendamenti che “non si tratta di un ‘capriccio’ del vescovo, ma di una precisa disposizione della Conferenza episcopale italiana che ha fissato in nove anni il tempo di permanenza di un sacerdote in una parrocchia (in altri Paesi è addirittura più breve), così da trovare un punto di equilibrio fra la “stabilità” prevista dal Codice di diritto canonico e l’esigenza di effettuare una rotazione”. Nel pezzo di Immesi c’è poi un forte richiamo al tema dell’obbedienza che secondo il giornalista “non è un valore desueto, anzi andrebbe riscoperto sai dal clero che dai laici” e una esortazione: “Dio ci chiama al cambiamento, ma al tempo stesso ci accompagna e ci dà la forza di affrontarlo: la strada non è protestare ma affidarci a lui, anche se non capiamo il suo piano e dove ci condurrà”.

Per polemiche e scontri dialettici ci sarà tempo fino al 15 settembre quando entreranno in vigore nel nuove nomine. Da allora varrà la massima agostiniana per cui “Roma locuta – anzi Palermo – causa finita“.

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