Il faccia a faccia tra l’assessore Daniela Faraoni e la Cgil si sposta dai titoli dei giornali ai banchi della VI Commissione Salute, dove si è tornato a parlare di aborto. L’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg), tutelata in Italia dalla legge 194/78, nelle ultime settimane è stata oggetto di un infuocato dibattito dopo la pubblicazione della relazione del Ministero, con la sigla sindacale che ha accusato l’assessorato di non aver fornito dati precisi e aggiornati. Ma vediamo nel dettaglio.
La polemica sull’Ivg in Sicilia
Il tema non è certamente nuovo. Già lo scorso novembre le questioni relative alla programmazione e ai medici non obiettori erano stata affrontata in un’audizione, tra le mura della VI Commissione, presieduta da Pippo Laccoto. Poi la necessità di nuovi chiarimenti, con la diffusione, a metà marzo, della relazione del Ministero della Salute in cui il quadro siciliano appare poco nitido e parecchio opaco.
Qui la denuncia delle rappresentanti del Coordinamento Donne Cgil Sicilia Gabriella Messina ed Elvira Morana: “La realtà è che continua ad emergere la consapevole inerzia del Governo regionale nel garantire un diritto fondamentale alle donne. Dalla relazione si ricava che il Ministero ha dovuto sopperire alla mancanza di dati con la lettura delle schede di dimissione. Che manca la lettura aggiornata su ben 19 strutture per le quali si è fatto riferimento ai dati del 2021. In 4 strutture il servizio è stato garantito nonostante l’assenza di medici non obiettori ma questo viene solo dichiarato senza che ci siano dati, mentre in una struttura resta alto il carico di lavoro“. A preoccupare è anche un altro dato: i 177 ricorsi all’Ivg da parte delle minorenni “cosa che rende evidente la necessità di migliorare e aumentare i servizi dei Consultori e l’educazione affettiva e l’informazione mirata sugli anticoncezionali nelle scuole. Anche questi sono temi da affrontare con celerità“.
L’assessore Faraoni aveva riposto garantendo che su “Su questo tema non c’è nessuna inerzia da parte del governo regionale che lavora con grande impegno per offrire ai cittadini un servizio sanitario più efficiente. Tutte le aziende sanitarie dell’Isola hanno attivato i percorsi previsti dalla programmazione regionale, con strutture dedicate a cui i consultori familiari fanno riferimento, così come hanno avviato le procedure per l’assunzione di personale medico; le nuove terapie farmacologiche, peraltro, hanno consentito di superare anche difficoltà strutturali legate alla presenza di medici non obiettori. L’organizzazione è funzionante e il territorio regionale garantisce le necessità rappresentate. Quello delle gravidanze delle minori è un problema sociale su cui tutte le istituzioni devono tenere alto il livello di attenzione: noi siamo pronti a fare la nostra parte con la fitta rete dei consultori familiari“.
Il nuovo confronto in Commissione
E giungiamo così ad oggi. Mercoledì il presidente Laccoto ha accolto le due parti. In agenda, all’ordine del giorno, l’audizione sullo stato di attuazione in Sicilia della legge n. 194 del 1978 con particolare riferimento all’offerta del servizio Ivg. Da un lato l’assessore al ramo Daniela Faroni e dall’altro le due rappresentanti Cgil Gabriella Messina ed Elvira Morana. I toni sono apparsi più distesi ed il confronto sarebbe stato costruttivo.
L’esponente della giunta Schifani avrebbe aperto al dialogo, assumendo l’impegno di emanare gli atti di indirizzo a tutte le Asp siciliane e dimostrandosi disponibile ad un atto di ricognizione. L’obiettivo è certamente quello di superare le criticità e fornire una mappatura completa dell’Isola e una fotografia quanto più chiara. Un aggiornamento dei dati necessario per poter procede alla programmazione, essenziale affinché il percorso tutelato per legge nelle strutture pubbliche o convenzionate venga garantito.
Nessun nuovo appuntamento è stato programmato, anche se alcune novità, considerando l’immediato coinvolgimento e scossone alle Asp, potrebbero realizzarsi nelle prossime settimane. Dal canto loro i sindacati auspicano di poter colmare le lacune evidenziate negli appelli già nella prossima relazione ministeriale, contando anche sull’impossibilità da parte della Regione di procrastinare la norma approvata appena un anno fa, sulla quale si è espressa la Corte Costituzionale.
Attenzione anche alla sentenza della Corte Costituzionale
Nel frattempo, infatti, a fine marzo è arrivata anche la sentenza della Corte Costituzionale, che ha chiuso il caso sulla legge siciliana sull’aborto (l. 23/2025).
La norma non vieta l’obiezione di coscienza, ma stabilisce un principio organizzativo, secondo il quale le aziende sanitarie devono garantire la presenza di personale non obiettore, sufficiente per assicurare il servizio Ivg. Non interviene così sulle convinzioni individuali dei medici, ma sull’obbligo del sistema sanitario di funzionare. La legge nasce per colmare un divario, un vero e proprio problema strutturale, in Sicilia, dove il diritto all’aborto appare più come un percorso ad ostacoli, con l’86% di personale sanitario obiettore e con punte che superano il 90% in alcuni territori.
Lo scorso agosto il governo Meloni aveva impugnato la legge regionale, ritenendola incostituzionale in violazione dei principi costituzionali di uguaglianza e libertà di coscienza. Sotto i riflettori l’articolo 2. Secondo la presidenza del Consiglio, la norma avrebbe potuto escludere gli obiettori di coscienza dai concorsi negli ospedali nascondendosi dietro l’obbligo di garantire personale non obiettore. Ma cosa dice davvero la legge n. 23 del 2025? La norma non vieta l’obiezione di coscienza né introduce selezioni ideologiche.
La sentenza, però, ha smentito Roma, non riconoscendo nella norma siciliana alcun principio di incostituzionalità, poiché non fa riferimento a concorsi o assunzioni, ma all’istituzione di aree funzionali dedicate all’interruzione volontaria di gravidanza: non ci saranno concorsi riservati ai non obiettori, bensì resteranno aperti a tutti, e non ci saranno discriminazioni nei confronti di chi sceglie di non praticare l’aborto.



