Ad Agrigento l’acqua c’è, ma non scorre nei rubinetti delle case di campagna perché mancano condotte e allacci e perché la rete idrica è piena di falle con continue perdite. E se fino a poco tempo fa chi poteva faceva ricorso alle autobotti adesso anche questo è un problema. Aica, l’ente gestore del servizio idrico integrato per la provincia di Agrigento, sta provando a mettere un po’ d’ordine per contrastare il fenomeno delle autobotti abusive che portavano l’acqua ovunque senza alcuna regola, in nome dell’emergenza idrica. Ma ora che l’emergenza non c’è più, l’acqua deve essere pagata ad Aica e non più ai privati che dopo aver approvvigionato dovrebbero rendicontare in maniera corretta.
Emblema del caos è Canicattì, dove la situazione è al limite del collasso visto che gli autobottisti privati sono fermi. Il sindaco Vincenzo Corbo parla di numeri allarmanti: “Abbiamo circa 160 richieste da soddisfare”. Interi quartieri del centro storico non vedono acqua da mesi perché il servizio idrico è stato interrotto a causa di falle nella rete.

L’ente gestore pretende tracciabilità totale, ticket per gli utenti e operatori propri per aprire e chiudere i punti di prelievo agli autobottisti privati. Tutte le utenze, quelle mai allacciate e quelle che si sono staccate dalla rete idrica pubblica, dovranno essere censite e regolarizzate. Per quanti vivono in zone dove le condotte idriche non arrivano è stato previsto un abbattimento del 10% sulle bollette, perché Aica non dovrà sostenere costi di manutenzione. L’obiettivo, che in questi giorni sta portando ad una raffica di riunioni e comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica, è uno: legalità e dunque pagare tutti per pagare.
Per evitare disordini sociali e disagi, l’Ati idrico di Agrigento e l’Aica hanno deciso di concedere 6 mesi di regime transitorio, durante il quale gli autobottisti privati potranno continuare ad approvvigionare i privati ed essere pagati direttamente dai cittadini. Ma loro non ci stanno, hanno chiesto di poter continuare ad operare così come fatto durante l’emergenza idrica per un anno e chiedono anche garanzie occupazionali. Dodici Comuni – tra cui Agrigento, Licata, Sciacca e Canicattì – dovrebbero firmare entro domani degli accordi di collaborazione. Consegneranno le loro autobotti ad Aica. Il gestore vuole creare una flotta autonoma. Tra mezzi comunali, interni dell’Aica e della Protezione Civile, si punta ad arrivare a una trentina di autobotti. Questa sarebbe la forza necessaria per coprire le richieste inevase. Il procuratore di Agrigento, Giovanni Di Leo, ha lanciato un monito durissimo: “Nessuna deroga per l’abusivismo, l’acqua non controllata è un reato”. E questo perché è emerso, nel corso dei mesi, che tanti autobottisti si approvvigionavano in punti di rifornimento non controllati. Spesso addirittura in pozzi privati.





