“Oggi la Sicilia ricorda il giudice Rosario Livatino, un uomo che ha sacrificato la propria vita in nome della giustizia, della legalità e della difesa dei valori democratici. Il suo impegno incondizionato nella lotta alla criminalità organizzata e il suo profondo senso di servizio ci insegnano che la giustizia non è solo un compito istituzionale, ma un dovere morale per tutti. In un periodo nel quale la mafia cerca ancora di insinuarsi nei tessuti sociali ed economici della nostra terra, il suo coraggio e la sua intransigenza devono continuare a ispirarci, ricordando che la legalità non può essere negoziata. Per questo motivo, oggi dobbiamo rinnovare il nostro impegno come istituzioni e come cittadini nella battaglia per una Sicilia libera da ogni forma di mafia e corruzione”. Lo afferma il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ricordando il giudice Rosario Livatino ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990.

“Rosario Livatino è stato un giovane magistrato che nel corso della sua breve vita ha saputo fronteggiare la “Stidda”, il malaffare intrecciato con l’attività mafiosa e con certa politica compiacente. La sua morte e la sua successiva beatificazione permangono nella nostra memoria come segno indelebile di un impegno civile, di un esempio che dobbiamo marchiare a fuoco nella nostra mente, in quanto quell’impegno civile e quell’esempio rappresentano la libertà di svolgere il proprio lavoro senza condizionamenti e ammiccamenti nei confronti del potere mafioso e di chi lo sorregge nell’ombra”. Lo dice Raoul Russo, senatore FdI e membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. “Camminava senza scorta, il ‘giudice ragazzino’, nella consapevolezza del rischio che correva, ma nella consapevolezza inossidabile di servire lo Stato al quale si era votato come custode delle leggi. Un senso dell’etica e del dovere pagato col sangue, che tuttavia travalica ogni retorica per stagliarsi come messaggio per i giovani e monito per i trasgressori di quelle leggi difese a dispregio della propria, giovane vita“, aggiunge