“Un bambino ogni 40 presenta un disturbo del neurosviluppo. E’ un dato che impone una riflessione strutturale e non più emergenziale”.
A Palazzo dei Normanni, nella mattina del 18 febbraio 2026, in una sala gremita di persone e con migliaia di collegamenti online, si è svolto un confronto dedicato al Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività e ai disturbi dello spettro autistico, letti in una prospettiva di percorso di vita, dalla nascita al “Dopo di Noi”.
Al centro, la necessità di costruire una cabina di regia regionale capace di mettere in rete sanità, scuola, famiglie e servizi sociali.
“Fino a oggi abbiamo visto tante realtà muoversi come zattere nell’oceano, associazioni, istituzioni, professionisti che lavoravano con impegno ma senza una regia comune – dichiara Carlo Gilistro, pediatra e deputato del Movimento 5 Stelle all’Ars -. Io voglio mettere in rete queste competenze e costruire una cabina di regia virtuosa che coordini interventi, risorse e programmazione. Nessun bambino deve rimanere indietro e nessuna famiglia deve sentirsi sola. Oggi abbiamo l’occasione storica di accendere i riflettori su un fenomeno che cresce e che richiede una visione diversa, non più emergenziale ma strutturale. Dobbiamo investire in ricerca, capire le radici del problema, individuare l’origine di queste condizioni e accompagnare i ragazzi lungo tutto il loro percorso di vita”.
Tra diagnosi e sviluppo neurologico
Accanto alla dimensione istituzionale emerge con forza il piano clinico, che sposta l’attenzione sulla tempestività dell’intervento e sulla capacità di intercettare i segnali già nei primi anni di vita, quando il sistema nervoso conserva la maggiore plasticità e consente margini più ampi di recupero.
“La diagnosi precoce rappresenta il punto di svolta – spiega Antonella Gagliano, professore ordinario all’Università Kore -. Parliamo di condizioni che riguardano lo sviluppo del sistema nervoso centrale e che incidono sulle competenze cognitive, relazionali ed emotive. Se interveniamo presto possiamo ridurre in modo significativo l’impatto sulla vita quotidiana fino quasi ad azzerarlo. Oggi registriamo un aumento dei casi e non possiamo ignorare il ruolo dei fattori genetici, epigenetici e ambientali, dall’inquinamento ai cambiamenti nello stile di vita. Non basta perfezionare gli strumenti diagnostici, dobbiamo intercettare i segnali nei primi mille giorni di vita e accompagnare le famiglie con trattamenti mirati e continui. Solo così evitiamo che queste condizioni producano limitazioni permanenti“.
Emergenze comportamentali e rete dedicata
Se la diagnosi precoce rappresenta il punto di partenza, la vera sfida riguarda l’organizzazione dei servizi e la capacità di costruire percorsi integrati che accompagnino la persona nel tempo. Inoltre, le crisi comportamentali rappresentano uno dei nodi più complessi nella gestione dell’autismo, perché possono mettere in difficoltà i percorsi terapeutici e destabilizzare profondamente le famiglie.

“Le emergenze comportamentali nei disturbi dello spettro autistico costituiscono una criticità clinica importante, spesso legata a difficoltà comunicative che il soggetto non riesce a esprimere in altro modo – sottolinea Luigi Cottone, direttore dell’Unità Operativa Complessa Disturbi dello Spettro Autistico dell’Asp di Palermo -. Per questo l’Istituto Superiore di Sanità ha avviato progettualità finanziate con fondi ministeriali per costituire équipe dedicate, con un coordinamento regionale e nove équipe provinciali organizzate su tre livelli di intervento, nelle strutture residenziali, nei centri ambulatoriali e negli ambienti di vita. Gli interventi psicosociali risultano più appropriati rispetto a un approccio esclusivamente farmacologico. L’obiettivo è raccogliere dati, costruire prassi condivise e arrivare a linee guida operative che orientino stabilmente i servizi”.
Tra continuità terapeutica e vita adulta
Come per l’autismo, anche nel ADHD resta centrale il tema della continuità nel tempo, perché questi disturbi accompagnano la persona lungo tutto l’arco della vita e non possono essere circoscritti alla sola età evolutiva.
“Per questo serve un percorso che non si interrompa con il passaggio all’età adulta – evidenzia Giancarlo Costanza, coordinatore del Gruppo ADHD della SINPIA Sicilia -. Dobbiamo garantire terapie farmacologiche quando necessarie, interventi psicologici e psicoeducativi e un sostegno costante alla famiglia e alla scuola prima e al lavoro poi. Se non accompagniamo queste persone rischiamo derive importanti, dall’abuso di sostanze a condotte che possono compromettere il loro futuro. Esiste un protocollo strutturato che parte dal registro ADHD istituito nel 2007 e che consente di costruire percorsi personalizzati. La chiave resta l’individuazione precoce e una presa in carico integrata”.
Dipendenze
I disturbi del neurosviluppo coinvolgono i meccanismi che regolano attenzione, controllo degli impulsi, pianificazione e gestione delle emozioni e quando queste funzioni non si organizzano in modo armonico la persona può crescere con difficoltà persistenti nella regolazione del comportamento e nella stabilità emotiva. Se il disturbo non viene riconosciuto o trattato in modo adeguato il rischio di sviluppare condotte disfunzionali aumenta nel tempo e in alcuni casi l’uso di sostanze diventa una forma di compensazione, un tentativo di gestire disattenzione, impulsività o irrequietezza interiore con un beneficio percepito nell’immediato ma con conseguenze pesanti nel medio e lungo periodo.
“Stiamo lavorando su un progetto che mette in relazione consumo di cocaina e ADHD negli adulti – osserva Giuseppe Mustile, direttore dell’Uoc Dipendenze Patologiche dell’Asp di Ragusa -. Nella pratica clinica osserviamo che molti pazienti fanno uso di cocaina perché ne ricavano un apparente beneficio, si sentono più concentrati e paradossalmente più calmi. Questo ci dice che una quota significativa di consumatori non ha mai ricevuto una diagnosi corretta in adolescenza. Oggi stimiamo che tra il 35 % e il 40 % dei cocainomani presenti un ADHD non trattato. Con un gruppo di 15 pazienti abbiamo avviato un percorso con metilfenidato e quando ricevono la terapia adeguata sospendono l’uso di cocaina. Questo dimostra quanto sia decisiva una diagnosi tempestiva”.
La Regione
Nel corso dell’incontro sono emerse numerose criticità che rendono evidente la necessità di una governance più strutturata su autismo e Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. Dalla carenza di psichiatri e specialisti dedicati, agli errori terapeutici legati a percorsi non omogenei, fino alla formazione ancora insufficiente e al dialogo fragile tra servizi sanitari, scuola e ambito sociale. A pesare sono anche la mancanza di standardizzazione dei protocolli sul territorio e le differenze tra province, insieme alla questione delle risorse economiche, con fondi spesso frammentati o non pienamente integrati in una programmazione unitaria, soprattutto per quanto riguarda i percorsi dedicati agli adolescenti e agli adulti con Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.
“Stiamo lavorando per rafforzare la rete dei servizi dedicati all’autismo e al Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, integrando i dati epidemiologici e strutturando percorsi specifici sia in età evolutiva sia nell’età adulta – afferma Giacomo Scalzo, dirigente generale del DASOE dell’Assessorato regionale della Salute -. Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività richiede un’attenzione particolare perché spesso resta sottodiagnosticato e frammentato tra servizi diversi. La cabina di regia rappresenta uno strumento operativo, non simbolico, e deve coordinare sanità, scuola e servizi sociali con obiettivi misurabili. Dobbiamo, quindi, investire nella formazione, che non può riguardare soltanto gli operatori sanitari ma anche il personale scolastico e tutti i professionisti coinvolti nei percorsi educativi e sociali. La standardizzazione dei percorsi e la continuità assistenziale rappresentano passaggi indispensabili per evitare frammentazioni e disuguaglianze territoriali. Solo con una governance forte e condivisa possiamo garantire equità e qualità delle cure in tutta la Sicilia”.




