Il turismo a Cefalù continua a mantenere numeri stabili, ma senza quel salto in avanti che, secondo gli operatori del settore, sarebbe stato possibile negli ultimi anni. A dirlo è Salvatore Di Giorgi, presidente di Cefalù Host, che ai microfoni de ilSicilia.it, affronta i temi della stagione turistica, delle prospettive per il 2026 e soprattutto del dibattito sempre più acceso sull’overtourism. Per Di Giorgi la soluzione non è limitare il turismo, ma governarlo meglio, puntando su qualità, destagionalizzazione e una distribuzione più equilibrata dei flussi.
“I numeri dello scorso anno non sono stati male, anzi c’è stato un leggero incremento“, spiega Di Giorgi. “Quest’anno però non sono ancora nelle condizioni di dare dati ufficiali, perché potrei parlare soltanto della mia struttura e non sarebbe significativo. Diciamo che stiamo mantenendo i livelli, ma non vedo un exploit”.
Secondo il presidente di Cefalù Host, il contesto internazionale avrebbe potuto favorire una crescita ancora più marcata del turismo siciliano. “Con le problematiche mondiali che ci sono oggi, molte persone cercano mete più facilmente gestibili e considerate più sicure rispetto ad altre aree del mondo. In funzione di questo, secondo me avremmo dovuto avere un incremento ancora maggiore rispetto a quello registrato negli ultimi periodi“.
Uno dei temi centrali dell’intervista riguarda il fenomeno dell’overtourism, sempre più discusso anche in Sicilia. Per Di Giorgi il problema non è l’espansione del turismo in sé, ma il modo in cui viene gestita.
“È una tematica che affronto da una vita. Non bisogna contenere il turismo, sarebbe una follia, ma indirizzarlo nei giusti canali. Faccio un esempio molto banale: in una bomboniera non possiamo infilare tutto quello che ci capita, possiamo mettere soltanto cose ben selezionate, altrimenti si snatura”.
Da qui la riflessione sul modello turistico di Cefalù. “Se una città come Cefalù fosse pilotata verso un target diverso, forse l’overtourism di cui si parla non esisterebbe. La gente si riverserebbe anche in altri territori che hanno bisogno di turismo e che hanno grandi potenzialità”.
La proposta è quella di puntare su un turismo “più di qualità” e con maggiore capacità di spesa. “Non per fare gli schizzinosi, ma perché bisogna differenziare il turismo e rivolgersi a mercati limitati ma con grandi potenzialità. Così si potrebbe avere anche una permanenza più lunga dei visitatori”.
Il presidente di Cefalù Host sottolinea inoltre le difficoltà economiche di molte strutture, strette tra aumento dei costi e riduzione dei margini. “C’è stato addirittura un decremento delle remunerazioni. Sono costi enormi, ma è solo con la qualità che si riesce ad avere una tranquillità nella gestione dei numeri e dei tempi”.
Infine, l’appello a una visione di lungo periodo. “Solo con numeri distribuiti nel tempo si riesce ad avere una buona qualità e un buon ritorno economico. Altrimenti è la fine“.



