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Il ddl all'Ars

La “primavera siciliana” dell’agriturismo, numeri in crescita e nuove opportunità per il comparto

venerdì 1 Maggio 2026
Ignazio Abbate

L’onda travolgente della nuova primavera dell’agriturismo siciliano non si arresta. I numeri costantemente in crescita, anno dopo anno, non lasciano dubbi sull’importanza strategica, non solo dal punto di vista economico, del comparto. Su queste radici si fonda il disegno di legge avanzato dal gruppo parlamentare della Democrazia Cristiana all’Assemblea regionale. La proposta, a prima firma del presidente della I Commissione Affari Istituzionali, Ignazio Abbate, mira a favorire la diversificazione dei redditi agricoli e a sostenere il mantenimento delle attività imprenditoriali nelle aree rurali e montane.

I dati Istat

Circa due mesi fa è stato il report Istat, “Le aziende agrituristiche in Italia”, a fotografare e descrivere la condizione dell’agriturismo in Sicilia. Un settore che si conferma come uno dei pilastri più resilienti e dinamici dell’intero sistema Paese. Proprio la Sicilia in questo quadro si impone come il caso studio più rilevante e sorprendente del 2024, anno di riferimento dei dati pubblicati e su cui si basa l’ultimo report. In questo scenario di trasformazione geografica, la Sicilia si impone come il caso studio più rilevante e sorprendente del 2024. Mentre la media nazionale delle aziende cresce su ritmi regolari, l’Isola registra performance fuori scala, trainando il dinamismo delle Isole con incrementi straordinari nelle nuove autorizzazioni. La Regione sta rapidamente scalando le gerarchie nazionali, non solo per volume di attività, ma per la capacità di interpretare le nuove esigenze del turista moderno. Il viaggiatore contemporaneo appare meno focalizzato sul semplice soggiorno e sempre più attratto da un’esperienza rurale integrata: un modello che in Sicilia trova la sua massima espressione nell’unione tra la degustazione di prodotti d’eccellenza a chilometro zero, il contatto diretto con pratiche agricole autentiche e la scoperta di territori interni, spesso lontani dai flussi del turismo di massa costiero

Il successo siciliano non è un evento isolato o casuale, ma si inserisce in una tendenza che vede il Sud Italia diventare protagonista di un’offerta “multiservizio”. Il report Istat evidenzia come la capacità di abbinare l’alloggio ad attività complementari, come le fattorie didattiche, l’escursionismo, il trekking e l’osservazione naturalistica, sia diventata la chiave di volta per intercettare una clientela internazionale sempre più esigente. Quest’ultima rappresenta ormai oltre la metà degli agrituristi totali in Italia, con una predilezione specifica per le strutture che sanno raccontare l’identità del territorio. La Sicilia, con il suo immenso patrimonio paesaggistico e la sua biodiversità agricola unica al mondo, si candida a diventare il laboratorio di questa ospitalità rurale, capace di generare valore economico e sociale anche in aree soggette a rischi di spopolamento.

La Sicilia si distingue per velocità e intensità della crescita. I numeri parlano di una metamorfosi profonda, con le nuove autorizzazioni che hanno fatto registrare un incremento del 118,2%. Il segreto risiederebbe in un modello di ospitalità che ha saputo evolversi rapidamente verso il concetto di multifunzionalità integrata. Non si tratta più soltanto di offrire una camera in campagna. La nuova imprenditoria siciliana punta sulla triade vincente: alloggio, ristorazione e degustazione. Una combinazione cresciuta in modo esponenziale nelle Isole, con un incremento del 9,8% nel solo 2024. Questa formula permette alle aziende di trattenere il visitatore più a lungo, trasformando l’agriturismo in un vero hub esperienziale. Altra componente essenziale è l’offerta di altre attività. La Sicilia sta guidando il settore verso il turismo esperienziale puro. Mentre a livello nazionale l’offerta di attività ricreative, sportive e didattiche cresce a ritmi regolari, nelle Isole si osserva una specializzazione mirata: il trekking, l’osservazione naturalistica e le fattorie didattiche sono diventate componenti essenziali dell’offerta. Nel Mezzogiorno, le attività di osservazione naturalistica rappresentano ormai oltre il 51% del dato nazionale e la Sicilia è la principale protagonista di questo trend, sfruttando la sua straordinaria biodiversità e i suoi parchi regionali come estensione naturale dell’azienda agricola (CLICCA QUI).

Il ddl

Il presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate ha sottolineato come “l’obiettivo è sostenere i nostri agricoltori non solo come produttori, ma come veri e propri custodi del territorio e promotori della cultura rurale siciliana“, una proposta con la quale “vogliamo dare una risposta organica e moderna a un settore vitale per l’economia siciliana” sfruttando un “patrimonio edilizio rurale e una biodiversità unici al mondo(CLICCA QUI).

Il disegno di legge mira a sostenere la multifunzionalità dell’impresa agricola e la diversificazione delle attività agricole attraverso la valorizzazione dell’agriturismo, dell’enoturismo e dell’oleoturismo. Altro pilastro su cui poggia la norma è il sostegno alle attività imprenditoriali agricole nelle aree rurali mediante la promozione della cultura rurale e dell’educazione alimentare, incentivando stili di vita sani basati sulla dieta mediterranea.

Un focus particolare è posto sulla “disciplina dell’agriturismo”, con l’autorizzazione alle aziende ad organizzare, anche all’esterno delle strutture, degustazioni ed eventi promozionali di prodotti autoctoni. Attività di ospitalità che dovranno essere organizzate tenendo conto delle varie tipologie di immobili aziendali esistenti sul fondo ed essere compatibile con un’offerta di servizi, distinti da quelli di tipo turistico-alberghieri, che siano espressione delle peculiarità degli ambiti territoriali interessati. Il testo introduce il nulla osta agrituristico regionale e la Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) comunale, garantendo tempi certi, 30 giorni, per l’avvio delle attività. Per la somministrazione di pasti, le aziende dovranno utilizzare almeno l’80% di prodotti regionali, di cui una quota significativa deve provenire direttamente dalla propria azienda. In tal senso, viene così prevista l’istituzione dell’Osservatorio regionale sull’agriturismo presso l’assessorato regionale al ramo.

Non solo agriturismo. La proposta pone l’accento anche su enoturismo e oleoturismo, attività per le quali il personale addetto dovrà essere dotato di specifiche competenze e conoscenze anche relativamente alle caratteristiche del territorio. Gli operatori, dunque, dovranno essere in possesso di standard minimi di qualità previsti per legge.

Tra le novità previste all’interno del ddl anche la previsione di un elenco regionale delle attività multifunzionali, anche con finalità di monitoraggio dei dati, articolato in quattro azioni: agriturismo, enoturismo, oleoturismo e fattorie didattiche. Spazio e attenzione anche alle attività di promozione, predisposte dalla Regione di concerto con le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello regionale, le organizzazioni di rappresentanza degli operatori enoturistici, oleoturistici ed agrituristici, attraverso un programma di durata triennale, aggiornato annualmente, finalizzato alla promozione delle attività di agriturismo, enoturismo e oleoturismo svolte in ambito regionale. In particolare, le attività di promozione, si espleteranno attraverso iniziative quali attività di studio, ricerca, sperimentazione, formazione professionale, organizzazione di manifestazioni e campagne pubblicitarie, realizzazione di materiale informativo ed opuscoli e di applicazioni mobili che consentano la geolocalizzazione delle aziende agrituristiche, vitivinicole e olivicole, nonché di sistemi informatici di presentazione, promozione e commercializzazione dell’agriturismo, dell’enoturismo e dell’oleoturismo esercitati nel territorio regionale.

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