La Regione siciliana non commette alcun abuso nell’arruolamento dei circa 17 mila forestali stagionali, in quanto questi contratti devono essere considerati a termine. E’ quanto ha comunicato la Commissione europea al Dipartimento per gli Affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri in merito alla “procedura d’infrazione sul lavoro a tempo determinato”.
Per la Commissione Ue, secondo la nota visionata dall’Ansa, i contratti dei lavoratori assunti a termine nelle aziende agricole e forestali in Sicilia “non possono essere considerati successivi, se stipulati solo per un numero limitato di mesi all’anno”.
La questione riguarda 11 mila stagionali dello sviluppo rurale, 5 mila lavoratori dell’antincendio che dipendono dal Corpo forestale e 400 dell’Ente di sviluppo agricolo (Esa). Da alcuni giorni davanti alla presidenza della Regione i lavoratori sostano in presidio.
“Dato che vi sono intervalli di diversi mesi tra i contratti o i rapporti di lavoro a tempo determinato conclusi in tale settore, la Commissione ritiene che tali contratti o rapporti non possano essere qualificati come successivi ai sensi dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, anche se rinnovati ogni anno con gli stessi lavoratori – si legge nella nota del Dipartimento Affari per gli Affari europei – La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito in particolare che un lasso di tempo pari a 60 giorni può generalmente essere considerato sufficiente a interrompere qualsiasi rapporto di lavoro esistente e tale da far sì che ogni contratto sottoscritto posteriormente non sia considerato successiva”.

Secondo la Corte di giustizia, segnala la Commissione, “sembra infatti difficile per un datore di lavoro, che abbia esigenze permanenti e durature, aggirare la tutela concessa dall’accordo quadro contro gli abusi facendo decorrere, alla fine di ciascun contratto di lavoro a tempo determinato, un termine di circa due mesi”.
“Alla luce di tale giurisprudenza, per quanto riguarda i lavoratori forestali stagionali non è stato accertato”, secondo la Commissione, “un abuso nell’utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato”.