Terra del mare, del sole, del buon cibo, ma anche dei dissesti. La Sicilia si conferma maglia nera per numero di Comuni in grave crisi finanziaria. È quanto emerge dal referto, approvato con delibera della Sezione delle Autonomie della Corte dei Conti, che ricostruisce le procedure di riequilibrio e dissesto avviate nel 2024 e nel primo semestre 2025.
Il documento, che analizza la ripartizione territoriale e le caratteristiche principali del fenomeno, si sofferma sull’efficacia della normativa prevista dal Testo unico degli Enti locali (Tuel), mettendo in luce le criticità emerse e gli interventi necessari. Un particolare focus viene così condotto su Calabria, Campania e appunto Sicilia. Un fenomeno dilagante in queste tre Regione e più contenuto nel resto del Sud. Nel Centro Italia il numero dei casi è limitato, ad eccezione del Lazio. Al Nord, infine, l’incidenza resta marginale, pur interessando alcune realtà di rilievo come Alessandria, Imperia, Savona, Segrate, Sesto San Giovanni e San Giuliano Milanese.
Ciò che emerge con prepotenza è come nell’Isola la predominanza dei dissesti evidenzi forti criticità della procedura di riequilibrio e come la Regione si mostri incapace di realizzare il risanamento finanziario. Del resto, più volte abbiamo evidenziato le cause, un vero e proprio circolo vizioso per il quale, ad oggi, non esiste una formula adeguata per uscirne (CLICCA QUI).
Ma vediamo nel dettaglio il quadro siciliano.
Oltre il 40% dei Comuni è in crisi finanziaria
Al 31 dicembre 2024 sono state attivate in Sicilia 253 procedure di crisi finanziaria, di cui 131 dichiarazioni di dissesto e 122 richieste di riequilibrio, corrispondenti a 159 Comuni. Il fenomeno ha così interessato una parte consistente della Regione: il 62,7% della popolazione e il 40,7% delle amministrazioni comunali.
Solo nel primo semestre del 2025 sono 6 nuove procedure attivate: 3 riequilibri, che riguardano Acate, Giarratana e Montelepre e 3 dissesti, cioè i Comuni di Modica, Monterosso Almo e Santa Margherita Belice.
Allargando la fotografia il quadro diventa ancor più preoccupante. In 73 Comuni siciliani è stata attivata più di una procedura. Il primo posto va a Palagonia, con 5 procedure: un dissesto risalente nel 1994; una falsa partenza nel 2013, finita in dissesto l’anno successivo, chiuso dopo circa 9 anni nel 2023; nel 2019, in presenza di dissesto, è stata attivata una procedura di riequilibrio, bocciata dalla Sezione regionale, cui è seguita una nuova dichiarazione di dissesto nel 2021, tuttora aperto, che ha “convissuto” con il precedente fino alla sua chiusura. Seguono a 4 procedure: Ispica (dal 2012 e tutt’ora in corso), Santa Venerina (registra un dissesto risalente nel 1993, oggi è ancora aperto), Scordia (ha attivato una procedura di riequilibrio nel 2012, oggi il dissesto è ancora aperto) e Taormina (ha attivato una procedura di riequilibrio nel 2012 e dopo circa tre anni il dissesto è stato chiuso).
Hanno attivato 3 procedure di crisi 11 Comuni (Augusta, Barrafranca, Belmonte Mezzagno, Caccamo, Caltagirone, Chiaramonte Gulfi, Milazzo, Mussomeli, Pozzallo, Scaletta Zanclea, Tortorici), mentre sono 57 i Comuni che hanno attivato 2 procedure.
Come sono strutturate le crisi in Sicilia?
Le tipologie più frequenti di crisi sono quelle relative all’attivazione di riequilibrio finito in dissesto, più spesso spontaneamente, in fase istruttoria e, in qualche caso, a seguito della bocciatura del Piano. Più rari i casi di approvazione del Piano e successiva dichiarazione di dissesto per impossibilità di conseguire gli obiettivi.
Sono 35 i casi di riequilibrio attivati e precipitati, a volte dopo molti anni, in dissesti ancora aperti, mentre sono 13 quelli in cui la procedura di riequilibrio si è conclusa con una dichiarazione di dissesto, successivamente chiuso. Tra i casi più particolari spicca quello di Brolo. Il Comune ha dichiarato due dissesti che per un periodo hanno convissuto e che, attualmente, risultano entrambi chiusi: quello del 2015 chiuso nel 2022 e quello del 2017 chiuso nel 2025 e che dunque al 31 dicembre 2024 risultava ancora aperto.
Nel complesso i 73 Comuni che hanno attivato più di una procedura di crisi hanno mostrato una catena di disfunzioni inarrestabili e che, in molti casi, ha un’origine risalente nel tempo. Un elemento di discontinuità è rappresentato dal Patto per Palermo, che indica un percorso alternativo. Tra i Comuni che hanno attivato procedure di crisi sono ricomprese le tre Città Metropolitane Palermo, Catania e Messina, ma anche altre tre centri con una popolazione superiore a 50mila abitanti: Gela, Bagheria e Modica.
Le procedure di riequilibrio non funzionano
Si giunge così all’analisi delle procedure di riequilibrio. Le conclusioni sono al dir poco disastrose, risultando avere una scarsa efficienza: per ogni Comune che chiude il processo in Sicilia più di 16 non riescono a portarlo avanti e finiscono in dissesto, in alcuni casi dopo un lungo periodo di criticità. Cerchiamo di capire il perché.
Al 31 dicembre 2024 delle 122 procedure di riequilibrio 36 sono ancora attive. Delle rimanenti 86 procedure solo 4 sono giunte a conclusione. Nel primo semestre del 2025 sono state chiuse le procedure di riequilibrio dei Comuni di Campobello di Licata e Tremestieri Etneo. Ma ci sono anche Comuni in cui la procedure chiuse in realtà non sono sinonimo di esaurimento delle criticità. E’ il caso di Giardini Naxos o Motta Camastra, le cui procedure risultano chiuse dal 2024.
Un altro dato che preoccupa è certamente quello relativo alla procedure finite in dissesto. Si tratta di ben 76 Comuni, dei quali 65 interessati. E i restanti? In 8 casi il numero delle procedure attivate prima del dissesto è stato riproposto più volte per revoche o sopravvenute disposizioni legislative, mentre in 3 casi (Ispica, Palagonia e Scordia) si è verificata invece una doppia sequenza di riequilibrio e dissesto.
Il maggior numero di procedure attivate, in totale 45, è finita in dissesto già in fase istruttoria. In 17 casi il Piano è stato respinto dalla Sezione regionale e in 12 casi è stato approvato, senza riuscire a conseguire gli obiettivi. Sono 2, invece, le revoche cui è seguito il dissesto. Il 61,4% delle procedure di riequilibrio attivate in Sicilia è finito direttamente o, tramite riproposizioni, indirettamente, in dissesto.
I numeri “horror” dei dissesti in Sicilia
Delle 131 procedure di dissesto attivate in Sicilia ne restano aperte 73. Le altre 58 sono state chiuse, eccetto la revoca di Tortorici. Di queste 22 sono dichiarate tra il 1989 e il 1999. Numeri che fanno ben comprendere come il problema dei Comuni in dissesto sia ormai ben radicato nel territorio, ormai trasformata in una crisi strutturale.
Tra il 2005 e il 2021 i dissesti chiusi sono stati 35, mentre nel primo semestre del 2025 sono state chiuse 6 procedure di dissesto: Brolo, Floridia, Giarre, Porto Empedocle, San Cataldo, Tortorici.
In 7 Comuni hanno dichiarato più di una volta il dissesto (Barrafranca, Brolo, Caltagirone, Chiaramonte Gulfi, Ispica, Scordia, Tortorici), ma il record, fissato a tre è di Palagonia e Santa Veneria.
Il campanellino d’allarme più grave è però relativo alla durata dei dissesti più recenti chiusi. Sui 35 casi considerati 25 superano il quinquennio e, tra questi, 17 hanno una durata superiore ai 6 anni. Anche in tal senso a conquistare il triste primato è Palagonia, questa volta in compagnia di Lentini, i cui dissesti sono stati chiusi entrambi nel 2023, ma che hanno persino sfiorato i 9 anni.
Procedure di riequilibrio attivate: la fotografia delle province
Secondi dati Ca’ Foscari e Ministero dell’Interno, aggiornati al 31 dicembre 2024, elaborati dalla Corte dei Conti, l’impatto finanziario delle procedure attive, che interessa circa 2,5 milioni abitanti, il 52% della popolazione regionale, è di circa un miliardo (massa passiva). Risultano così interessati 111 Comuni su 391, il 28,4%.
Ma andiamo nel dettaglio delle singole province.
Al primo posto troviamo Messina, con 33 Comuni con procedure di riequilibrio attive: Acquedolci, Barcellona Pozzo di Gotto, Brolo, Capizzi, Capo d’Orlando, Falcone, Ficarra, Forza d’Agrò, Francavilla di Sicilia Galati Mamertino, Graniti, Gualtieri Sicaminò, Itala, Librizzi, Malvagna, Messina, Milazzo, Militello Rosmarino, Moio Alcantara, Monforte San Giorgio, Oliveri, Pace del Mela, Patti, Roccalumera, Roccella Valdemone, San Fratello, Sant’Agata di Militello, Sant’Alessio Siculo, Santa Domenica Vittoria, Spadafora, Terme Vigliatore, Tortorici, Villafranca Tirrena. Di questi, però, Brolo e Tortorici hanno chiuso il dissesto nel primo semestre del 2025.
Segue al secondo posto Catania, con 23 Comuni: Aci Catena, Adrano, Calatabiano, Caltagirone, Castiglione di Sicilia, Catania, Fiumefreddo di Sicilia, Giarre, Linguaglossa, Maniace, Militello in Val di Catania, Milo, Palagonia, Paternò, Pedara, Raddusa, Ramacca, Randazzo, Riposto, Sant’Alfio, Santa Venerina, Scordia, Tremestieri Etneo. Tra questi va evidenziato che Catania ha già chiuso il dissesto a luglio 2025, così come Tremestieri Etneo e Giarre. E’ invece in riequilibrio Paternò.
Ultimo gradino del podio per Palermo, con 17 Comuni: Alia, Aliminusa, Balestrate, Baucina, Belmonte Mezzagno, Caccamo, Campofelice di Roccella, Cefala Diana, Corleone, Ficarazzi, Isole delle Femmine, Palermo, Partinico, Piana degli Albanesi, Trabia, Ustica e Villabate. A questi si aggiunge dal primo semestre del 2025 Montelepre.
A quota 9 Agrigento: Aragona, Bivona, Camastra, Campobello di Licata, Canicattì, Licata, Menfi, Naro e Porto Empedocle. Nel primo semestre del 2025 hanno chiuso il dissesto Porto Empedocle e Campobello di Licata.
Sono 8 invece i Comuni nella provincia di Siracusa: Avola, Buscemi, Canicattini Bagni, Floridia, Noto, Pachino, Rosolini, Solarino. Floridia ha chiuso il dissesto a maggio 2025.
Appaiati a 6 la provincia di Enna (Aidone, Barrafranca, Centuripe, Leonforte, Nissoria, Piazza Armerina), Caltanissetta (Gela, Mazzarino, Niscemi, San Cataldo, che ha chiuso il dissesto nel primo semestre nel 2025, Serradifalco, Sommatino) e Ragusa (Chiaramonte Gulfi, Ispica, Modica, Monterosso Almo, Pozzallo, Scicli). Per quest’ultima, nel primo semestre del 2025 i Comuni di Modica e Monterosso Almo hanno registrato il fallimento della procedura di riequilibrio e hanno dichiarato il dissesto. Inoltre, sono state attivate procedure di riequilibrio dai Comuni di Acate e Giarratana.
Infine, sono 3 i Comuni nella provincia di Trapani con procedure di riequilibrio attive: Campobello di Mazara, Castelvetrano, Petrosino.




