“Lo avrei immediatamente allontanato dal reparto e indirizzato verso un altro lavoro”. Così il professor Renato Venezia, direttore della Ginecologia e Ostetricia del Policlinico di Palermo, commenta il caso del tirocinante di Scienze infermieristiche, che su TikTok ha dichiarato di sentirsi “costretto a vedere tante donnine e non poter consumare”.
Il video è stato cancellato poco dopo la pubblicazione, ma lo “sdegno”, sui social e non solo, è rimasto vivo.
“Fortunatamente sono pochi i tirocinanti e gli specializzandi delle professioni sanitarie che hanno questo tipo di atteggiamento, ma il problema è che non hanno ancora compreso che se sei medico, e soprattutto medico delle donne, devi curare non solo i corpi ma anche le menti. E che violenza non è soltanto fisica, esiste anche quella verbale. E il fatto di esprimere una frase del genere, per giunta sui social, vuol dire che in fondo avrebbe anche voluto farlo“.
Per Venezia il punto non è una battuta di cattivo gusto, ma il tradimento di un rapporto delicatissimo.
“Quando una donna si spoglia per una visita, mette nelle mani del medico non solo il corpo, ma anche la mente e il cuore. È un atto di fiducia totale, che comporta vulnerabilità e pudore. Se tradisci quella fiducia, non sei un medico, sei un fallito“.
“La visita ginecologica è sempre un momento difficile, che crea un evidente squilibrio di potere. La donna è distesa, spesso in imbarazzo, e si affida al professionista sperando di essere trattata con rispetto. Se non hai empatia, se non riesci a colmare quel divario, meglio che tu non faccia questo mestiere. La medicina non è soltanto tecnica, è soprattutto responsabilità verso chi si affida a te”.
Il caso del tirocinante si intreccia con un contesto più ampio, quello della violenza e delle molestie di genere. La legge italiana (art. 609-bis del Codice Penale) definisce violenza sessuale qualsiasi atto imposto con forza, minaccia o abuso di autorità. Ma esiste una zona grigia, più sottile, fatta di parole, allusioni e atteggiamenti che, pur non configurando reato, minano la dignità delle donne e la fiducia nel rapporto con i professionisti sanitari.
“Il nostro codice deontologico parla chiaro: ogni abuso di ruolo è vietato, ogni gesto che offende la dignità del paziente è incompatibile con l’essere medico e, più in generale, con chiunque scelga una professione sanitaria”.
Guardando alla Sicilia, i numeri raccontano un’emergenza che non si può ignorare. Secondo gli ultimi dati ISTAT, nel 2024 le denunce per maltrattamenti in famiglia hanno superato quota 3.000, con una media di otto al giorno. Anche gli accessi ai Pronto Soccorso per violenze sessuali e di genere risultano in crescita, segno che le donne oggi trovano più forza a denunciare rispetto al passato.
I dati del 2025 sono ancora in fase di elaborazione presso il Centro regionale di riferimento per la violenza sessuale e di genere della Sicilia occidentale, ma da gennaio a oggi risultano già circa 37 casi. L’Unità operativa complessa di Ginecologia del Policlinico sottolinea che ben 12 si sono concentrati nel solo periodo estivo. Nel 2024 i casi complessivi erano stati 54.
“Ed è un dato positivo perché significa che cresce la consapevolezza – osserva Venezia –. Non credo che ci siano più violenze di ieri, ma oggi c’è meno paura di parlarne. Questo vuol dire che la società si sta muovendo, anche se molto resta da fare”.
Accanto al tema della violenza di genere, emerge un altro fronte critico: le malattie sessualmente trasmesse (MST). L’Istituto Superiore di Sanità conferma un forte aumento negli ultimi anni. Nel 2022, i casi di gonorrea sono passati da 820 a circa 1.200 (+50 %), mentre quelli di sifilide sono saliti da 580 a 700 (+20%). Anche la clamidia è in crescita: dai circa 800 casi del 2019 a 993 nel 2022 (+25%). Il trend è in crescita su tutti i fronti.
Il coinvolgimento dei giovani è particolarmente allarmante: la prevalenza di clamidia tra le ragazze under 25 è del 7%, contro appena l’1% sopra i 40 anni. In tre casi su quattro l’infezione è asintomatica, quindi spesso non diagnosticata.
Sul fronte della prevenzione, la copertura vaccinale anti-HPV resta lontana dalla soglia raccomandata del 95%. In alcune regioni, tra cui la Sicilia, appena il 40% degli adolescenti risulta vaccinato, un dato che rende difficile garantire una protezione adeguata.
“I dati mostrano che la promiscuità cresce mentre la prevenzione resta indietro. La sifilide, ad esempio, è in netto aumento, e lo stesso vale per gonorrea e clamidia. L’HPV rimane un problema enorme. I tumori del collo dell’utero si sono ridotti drasticamente, ma solo nelle aree dove la vaccinazione è stata davvero diffusa. Io credo che sia indispensabile estendere la vaccinazione anche ai ragazzi, perché non è un tema che riguarda soltanto le donne, ma un vero problema di salute pubblica”.
Il caso, inizialmente rimbalzato sui social senza dettagli precisi, si è poi rivelato riguardare un tirocinante del Policlinico “G. Rodolico – San Marco” di Catania, prima rimosso dal reparto e infine espulso dall’Università etnea con decisione del Rettore. Una vicenda che apre inevitabilmente una riflessione che va ben oltre una battuta di cattivo gusto. È lo specchio di una cultura in cui il sesso è diventato merce, esibito e banalizzato, dove i social hanno reso normale ciò che dovrebbe restare intimo. In questo contesto i giovani crescono senza più riferimenti solidi di pudore e rispetto, confondendo il linguaggio della cura con quello del desiderio.
“I giovani crescono vedendo corpi ovunque, senza più il senso del pudore e del rispetto. Così certe frasi finiscono per sembrare normali, ma non lo sono. La società di oggi ha smarrito valori fondamentali e li ha sostituiti con l’apparenza, ma la Sanità non può permetterselo. La formazione non deve riguardare soltanto la tecnica, deve includere etica, linguaggio e la capacità di rispettare chi si affida a noi. Essere un professionista della salute significa avere principi solidi, perché senza valori non si cura davvero nessuno. Una donna, ma in realtà qualsiasi paziente, quando entra in ambulatorio non porta soltanto il proprio corpo, porta la sua fiducia – sottolinea e conclude Venezia –. E chi tradisce quella fiducia non può restare in questa professione“.