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Da Catania con furore. Un fiume di denaro verso la Cina con lo “smurfing”

mercoledì 8 Febbraio 2017

Il tesoro del Dragone cinese è transitato dalle strade di Catania. Oltre 212 milioni di euro sarebbero stati trasferiti dalla Sicilia alla Cina con metodi non legali. Per questo, militari della Guardia di finanza di Catania hanno sottoposto a sequestro preventivo disponibilità finanziarie per oltre 5,7 milioni di euro e le apparecchiature informatiche di un ‘Money Transfer’ appartenenti a due coniugi cinesi residenti a Catania, che dal 2010 al 2014 avrebbero movimentato verso la Cina circa 212 milioni di euro provenienti da cittadini di nazionalità cinese in violazione della normativa antiriciclaggio ed esercitando abusivamente l’attività di agente finanziario. L’operazione è stata denominata ‘Chine Money’. Le transazioni, previa riscossione di una provvigione pari al 2,7% (circa 5,8 milioni di euro) da parte di Lin Yuqin e Zhang Jiantong, avvenivano con il cosiddetto metodo dello “smurfing“, cioè frazionando l’importo che occorreva trasferire in singole operazioni inferiori alla soglia consentita per legge in modo tale da aggirare gli obblighi imposti dalla normativa antiriciclaggio. Ai due coniugi sono stati sequestrati 18 rapporti bancari tra conti correnti, conti deposito e cassette di sicurezza. I militari hanno eseguito un decreto emesso dal Gip del Tribunale di Catania su richiesta della Procura etnea. Il decreto di sequestro colpisce il profitto del reato di esercizio professionale abusivo nei confronti del pubblico dell’attività di agente finanziario, uno dei delitti per i quali i coniugi Lin Yuqin e Zhang Jiantong sono indagati.

Gli indagati sono in tutto 60. Ventisette sono indagati a vario titolo per associazione a delinquere a carattere trasnazionale finalizzata al riciclaggio e alle violazioni agli obblighi antiriciclaggio e per esercizio di attività abusiva di agente in attività finanziaria. Tra di essi i due coniugi cinesi ed intermediari finanziari che hanno operato il trasferimento in banche cinesi, responsabili e impiegati delle agenzie di “Money Transfer” che hanno curato la raccolta di denaro nella comunità cinese e frazionato gli importi e alterato i dati identificativi dei mittenti prima dell’inserimento telematico. Altre 33 persone, tutte cinesi, sono indagate per infedele o omessa dichiarazione dei redditi. Il reato si realizzava attraverso sette agenzie di “Money Transfer” di Catania, due intestate formalmente ai due coniugi e cinque intestate a prestanome sia italiani che cinesi, che dalle indagini sono risultati rispondere alle volontà di Lin Yuqin e Zhang Jiantong. Le indagini sono nate da un iniziale approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette che mettevano in luce gli anomali trasferimenti di enormi flussi finanziari da Catania verso la Cina. Le indagini sono state rese difficili dall’interpretazione di conversazioni avvenute in differenti dialetti cinesi. La maggior parte dei mittenti delle somme di denaro risultava inesistente per effetto delle alterazioni di codici fiscali e di documenti di riconoscimento, mentre alcuni di coloro che venivano identificati risultavano imputati per contrabbando, ricettazione o contraffazione. Tra di loro due titolari di attività commerciali che hanno dichiarato al Fisco volumi d’affari anche nettamente inferiori rispetto al denaro inviato in Cina.

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