Dalle crisi internazionali all’economia, dalle questioni interne alla maggioranza alle riforme. Sono alcuni dei temi principali della conferenza stampa della premier Giorgia Meloni, svolta venerdì 9 gennaio nella consueta conferenza stampa di fine anno, ormai diventata “di inizio anno”, come ha sottolineato la stessa leader di Fratelli d’Italia.
Crescita e sicurezza i focus del 2026 secondo la premier, che tra le varie cose è stata sollecitata anche sui suoi rapporti con il Colle e su un suo possibile futuro proprio al Quirinale.
Ma rivediamo in breve cosa ha detto Meloni.
Il Quirinale
“Mi basta e mi appassiona quello che sto facendo. Se lo farò ancora” nella prossima legislatura “dipenderà dal voto degli italiani”, ha detto Meloni, che ha spiegato di non ambire a “salire di livello”. “Mi faccio bastare il livello mio”, ha concluso. E ha scherzato: “Non so perché non mi proponente mai di andare a lavorare con Fiorello a pagamento”, cosa che “io vorrei fare”.
“I miei rapporti con il Quirinale e in particolare con il presidente della Repubblica sono ottimi”, ha spiegato. “Io e il presidente della Repubblica non siamo sempre d’accordo, l’ha dichiarato anche lui, però se c’è una cosa che ha fatto la differenza è che il presidente della Repubblica quando si tratta di difendere l’interesse nazionale c’è”. Ribadendo la sintonia con Sergio Mattarella ha poi sottolineato: “Cerchiamo sempre soluzioni e le abbiamo sempre trovate”. In totale la premier ha risposto a circa 40 domande. Sul fronte interno, “se vogliamo garantire sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione: governo, forze di polizia e magistratura” ha detto la premier citando alcuni casi di cronaca degli ultimi giorni e sottolineando che “spesso le toghe rendono vano il lavoro delle forze dell’ordine e del Parlamento”. In un altro passaggio ha ribadito che a suo dire dalle toghe vengono fate “scelte che mettono a rischio sicurezza, chiediamone conto”.
Sicurezza, giustizia e riforma elettorale
“Noi abbiamo lavorato moltissimo sulla sicurezza, chiaramente gli anni di lassismo non sono facili da cancellare”, ha detto la premier. Detto ciò, “i risultati per me non sono sufficienti”, dunque “questo è l’anno in cui si cambia passo e si fa ancora di più”. Quanto ai provvedimenti varati dal governo sulla violenza minorile “non bastano, il fenomeno delle gang giovanili e i cosiddetti ‘maranza’ continuano a imperversare, perciò stiamo lavorando a un altro provvedimento specifico sul tema che verrà presentato nei prossimi Consigli dei ministri”.
In merito al referendum sulla giustizia, “a norma di legge dobbiamo dare la data entro il 17 di gennaio, lo farà il prossimo Consiglio dei ministri: il 22 e 23 marzo è la data più probabile e mi sentirei di confermarla”. Sulla riforma della legge elettorale “ci sono interlocuzioni con le opposizioni anche se non necessariamente al mio livello. Se ne sta occupando il Parlamento” e “spero in un’interlocuzione positiva e che non ci siano chiusure pregiudiziali” ma “se c’è chiusura, deciderà il Parlamento a maggioranza’, ha detto la premier.
Il fronte internazionale
Passando al fronte internazionale, “io non credo nell’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei” e “che non converrebbe a nessuno”, ha detto rispetto Meloni alle azioni di Trump. Entro la fine del mese il ministero degli Esteri “presenterà una strategia italiana sull’Artico”. Con il presidente Usa “su tante cose non sono d’accordo” e quando succede “lo dico a lui”. “All’Italia cosa si sta chiedendo? Di prendere le distanze dagli Usa? Questa è geopolitica e quando in geopolitica si prendono posizioni poi si è conseguenti”, ha detto Meloni, ricordando il discorso del presidente Mattarella e le “direttrici” da lui indicate: “l’Ue e l’alleanza atlantica. Io cerco luci e non ombre nei rapporti con gli alleati”.
A proposito dell’Ucraina, secondo Meloni, “non c’è un opzione sul campo oggi con un ombrello delle Nazioni Unite e quello di cui si parla è una forza multinazionale nell’ambito della coalizione dei volenterosi per rafforzare la difesa ucraina. La ragione per cui non ritengo necessario l’invio di soldati è perché il principale strumento per le garanzie di pace è l’articolo 5 della Nato, quella è la principale forma di garanzia per l’Ucraina”. “Non condivido il riferimento al veto putiniano di Salvini, è una lettura che considero un po’ di parte” ha detto Meloni rispondendo a una domanda sull’ipotesi di invio di truppe italiane in Ucraina.
Secondo la premier “Salvini ha fatto una riflessione sui rapporti” della Russia “con l’Italia, come Macron l’ha fatto sull’Europa. In questo caso penso che Macron abbia ragione, credo che sia il momento in cui anche l’Ue parli con la Russia”. La maggioranza “è solida ma non siamo una caserma” ha detto, spiegando di non vedere il “rischio di fibrillazioni, il dibattito c’è e ci sarà. Sono fiera dei vicepremier’.
Quanto alla questione mediorientale “non è sparita dai radar”, i carabinieri “sono pronti a formare le forze di sicurezza palestinesi” e l’Italia sarà “la prima nazione Ue a contribuire alla sicurezza nella Striscia”.




