Condividi
I dati dell'Osservatorio fio.PSD

Dalle metropoli alle periferie siciliane: la morte che non fa notizia dei “senza dimora”

lunedì 12 Gennaio 2026

Non fanno rumore, non occupano titoli di apertura, raramente diventano notizia. Eppure, nel 2025, in Italia, 414 persone senza dimora sono morte vivendo in strada.

 

Una al giorno, più di una in alcuni mesi. Non è un’emergenza improvvisa, non è una tragedia stagionale: è una presenza costante, silenziosa, che attraversa l’intero Paese, dalle grandi città alle province, dai parchi urbani alle periferie dimenticate.

 

Il report dell’Osservatorio fio.PSD parla di numeri, ma dietro ogni cifra c’è una storia interrotta: uomini nella stragrande maggioranza dei casi, spesso stranieri, spesso giovani rispetto all’età media di morte della popolazione italiana.

Persone che muoiono per un malore, una caduta, un incidente, un’aggressione, eventi che in altre condizioni non sarebbero fatali. È la strada, con la sua esposizione continua, a trasformare la fragilità in destino.

L’Osservatorio fio.PSD è lo sguardo attento e umano alle Persone Senza Dimora e alla grave emarginazione adulta e ne fanno parte diversi esponenti del mondo del terzo settore, professionisti del sociale, formatori, esperti e ricercatori della Segreteria Nazionale e del Comitato Scientifico della Federazione.

L’Osservatorio collabora con l’European Journal of Homelessness, Caritas Italiana, l’IREF, Secondo Welfare e IRS-Welforum.

Anche la Sicilia compare in questa geografia della morte: meno decessi rispetto al Nord, ma una marginalità più dispersa, meno visibile, frammentata tra capoluoghi e province, dove l’assenza di servizi e la distanza dalle reti di supporto rendono più difficile sopravvivere.

Questo articolo attraversa i dati come si attraversano i luoghi: lentamente, con attenzione, provando a restituire umanità a ciò che troppo spesso viene ridotto a statistica. Perché dietro la “strage invisibile” ci sono vite che hanno abitato le nostre stesse città, spesso a pochi metri di distanza, senza essere viste.

 

Morire in strada in Italia, un giorno alla volta

 

C’è un tempo in cui la morte delle persone senza dimora diventa notizia: quando arriva il gelo, quando una coperta non basta, quando il freddo uccide. Ma il 2025 racconta un’altra verità. Si muore anche d’estate, si muore in primavera, si muore in autunno. Si muore sempre.

Nel corso dell’anno, in Italia, 414 persone senza dimora hanno perso la vita vivendo in strada.

Di questi, sono 226 i decessi che si sono verificati nei mesi invernali e primaverili, che si confermano come i periodi più duri per chi non dispone di un alloggio adeguato. L’andamento delle morti, mostra una media mensile compresa tra 21 e 44 decessi.

I dati indicano un lieve calo nei mesi autunnali (settembre–ottobre), ma l’elemento più significativo resta la regolarità con cui questi decessi avvengono.

Una regolarità che inquieta: mese dopo mese, senza pause, senza veri picchi che possano essere archiviati come “emergenza”. La strada non concede tregua, e non fa differenza tra stagioni.

 

Chi erano

Nove su dieci erano uomini. Più della metà non aveva cittadinanza italiana. Molti venivano da lontano – Nord Africa, Europa dell’Est, Asia meridionale – altri erano italiani, in una quota che cresce rispetto agli anni precedenti. L’età media alla morte è poco superiore ai 46 anni.

Rispetto alla nazionalità, emerge una significativa prevalenza di persone straniere provenienti da paesi extraeuropei (45%), in particolare dal Marocco (10%) e dalla Tunisia (3,5%). Evidente rispetto agli anni scorsi un aumento delle vittime provenienti dagli stati Indo asiatici (Bangladesh, India e Pakistan) con il 5% di vittime.

I cittadini stranieri di nazionalità europea, pari al 11,5%, provengono principalmente dalla Romania (7,5%). La quota di italiani deceduti pari complessivamente al 29% è in aumento rispetto allo scorso anno (27%).

Un dato che pesa come una condanna, se confrontato con gli oltre 80 anni di aspettativa di vita della popolazione generale.

La strada accorcia il tempo. Consuma il corpo, isola, rende ogni problema sanitario più grave, ogni ritardo nelle cure potenzialmente fatale. Non serve una malattia rara: basta un malore, una caduta, una febbre non curata.

 

Dove sono morti e le cause: quando la strada uccide

 

Molti sono morti in luoghi che attraversiamo ogni giorno: strade, parchi, aree pubbliche. Altri in baracche, capannoni abbandonati, ripari di fortuna costruiti con quello che c’era.

Alcuni sono morti in carcere, altri in prossimità di stazioni, corsi d’acqua, automobili usate come rifugio.

Sono spazi di passaggio per chi ha una casa. Spazi di permanenza forzata per chi non ce l’ha.

Nel 42% dei casi la morte è arrivata per malattia o malore. Nel 40% per eventi traumatici: incidenti, aggressioni, suicidi.

Le cause dei decessi tra le persone senza dimora riflettono una condizione di estrema vulnerabilità, in cui fattori
personali, sociali e ambientali si intrecciano aggravando situazioni spesso già precarie.

Ma soprattutto quello che appare evidente è che la strada amplifica gli effetti causati da un malore generico, una caduta, una malattia lieve o un incidente, così come del “freddo” o del “caldo”, rendendo fatali dei meri eventi naturali.

La strada amplifica tutto. Trasforma un evento ordinario in qualcosa di irreversibile. Dove manca un tetto, manca anche la possibilità di riposare, curarsi, chiedere aiuto in tempo.

 

FOCUS SICILIA: la marginalità che si disperde

In Sicilia i decessi registrati nel 2025 sono 17. Un numero che potrebbe sembrare contenuto, ma che va letto dentro un contesto diverso. Qui la marginalità estrema è meno concentrata, più frammentata. Vive nei capoluoghi, ma anche nelle province, nei piccoli centri, lungo le coste e nelle periferie interne.

L’assenza di una rete capillare di servizi, le distanze, la difficoltà di intercettare chi vive ai margini rendono la strada ancora più isolante. Le ondate di calore estive, l’umidità, la precarietà sanitaria aggravano condizioni già fragili. In Sicilia si muore meno in strada rispetto ad altre regioni, ma spesso si muore più soli.

 

Dalle metropoli alle province: i dati italiani

Roma e Milano guidano la classifica dei decessi. È lì che si concentrano i servizi, ma anche le persone senza dimora. Eppure, la maggior parte delle morti non avviene nelle grandi città. Avviene nelle province, nei comuni medi e piccoli, nei territori meno attrezzati.

Nel 2025 sono 235 i comuni italiani coinvolti. Una diffusione capillare che racconta un fenomeno ormai strutturale, non più confinabile ai grandi centri urbani.

Il Nord concentra oltre la metà dei decessi, con la Lombardia in testa. Seguono Lazio, Veneto, Toscana, Campania. Ma il dato più rilevante non è solo dove si muore di più, bensì il fatto che si muore ovunque.

A fronte del 40,5% di decessi che avviene nelle 14 città metropolitane, la grande maggioranza delle morti si verifica in territori di provincia, talvolta anche molto piccoli. Il dato mette dunque in luce la necessità di sviluppare interventi capillari, capaci di raggiungere anche le realtà territoriali meno servite, dove il fenomeno spesso rimane meno visibile.

FONTE DATI: La strage invisibile 2025

 

OLTRE L’EMERGENZA: cosa ci indica questo report?

I dati presentati in questo report restituiscono un quadro chiaro e profondamente allarmante: la morte
delle persone senza dimora in Italia non è un evento eccezionale né circoscritto a specifiche emergenze
stagionali, ma un fenomeno strutturale, continuo e diffuso su tutto il territorio nazionale.

Confermano una crisi che si protrae nel tempo e che colpisce in modo sistematico le persone più fragili, spesso in giovane età, con un’aspettativa di vita drammaticamente inferiore rispetto a quella della popolazione generale.

Le morti non riguardano esclusivamente le grandi città, ma interessano sempre più frequentemente province, piccoli comuni e aree interne, evidenziando la necessità di un sistema di intervento più capillare, accessibile e diffuso, capace di raggiungere anche i territori meno visibili e meno attrezzati.

Piano per l’emergenza freddo a Palermo

Se da un lato gli interventi emergenziali – come i Piani per l’emergenza freddo – si confermano strumenti indispensabili e salvavita, dall’altro appare evidente che non sono sufficienti a contrastare una “strage invisibile” che si consuma tutto l’anno.

Si stanno sviluppando in modo sempre più capillare molteplici programmi a
supporto delle persone che vivono in condizioni di grave emarginazione al fine di superare una logica esclusivamente emergenziale e investire in politiche strutturali e continuative di prevenzione, accesso alla salute, presa in carico integrata e, soprattutto, soluzioni abitative stabili e dignitose.

Resta il tema della continuità dei servizi, del riconoscimento della residenza, del reperimento di immobili per un reale accompagnamento all’autonomia abitativa e della programmazione di servizi adeguati ai bisogni delle persone.

Sono numeri che diventano fondamentali per stimolare una riflessione collettiva e rafforzare l’impegno verso
azioni capaci di intercettare precocemente il disagio, intervenendo prima che le condizioni di vita in strada
diventino irreversibili.

È necessario andare incontro alle persone, raggiungerle nei luoghi in cui vivono, costruire
relazioni di fiducia e offrire risposte concrete.

Housing First

La strada deve diventare il punto di partenza per un lavoro di prossimità capace di attivare percorsi di tutela e di uscita dalla marginalità, attraverso un’azione coordinata tra servizi sociali, sanitari e comunità locali.

Partire dalla strada per arrivare alla casa rimane l’orizzonte imprescindibile.

Il modello Housing First continua a rappresentare l’approccio più promettente per contrastare la grave marginalità adulta: garantire un alloggio stabile, sicuro e dignitoso significa offrire alle persone uno spazio da cui poter ricostruire legami, promuovere autonomia e restituire senso e valore alla vita.

 

QUALI POTREBBERO ESSERE LE RISPOSTE PER LE CITTÀ SICILIANE?

 

I numeri della “strage invisibile” non sono solo statistiche macroscopiche, ma segnali di un fallimento collettivo nel prevenire la marginalità estrema e proteggere chi vive ai margini.

In Sicilia, la criticità assume connotati specifici: la marginalità si disperde tra capoluoghi e zone periferiche, dove i servizi sociali sono spesso meno strutturati e meno accessibili.

Davanti a questi dati, le risposte messe in campo o richieste da associazioni, amministrazioni e reti cittadine da tempo indicano un percorso possibile, pur tra difficoltà ancora aperte:

 

  • Rafforzare le Unità di Strada e l’assistenza socio-sanitaria mobile

Le Unità di Strada – team multidisciplinari che vanno direttamente nei luoghi dove le persone senza dimora vivono e trascorrono le giornate – sono riconosciute come elemento essenziale per creare contatti di fiducia e garantire assistenza immediata e personalizzata.

Palermo, ilSicilia.it con gli “Angeli della Notte”: il viaggio tra gli “invisibili” CLICCA PER IL VIDEO

A Palermo, ad esempio, il Comune ha avviato un piano di emergenza freddo attivo 24 ore su 24, che affida proprio alle Unità di Strada il compito di rintracciare persone in difficoltà, favorirne l’accesso ai dormitori e garantire continuità assistenziale nelle ore più critiche della notte con un sistema di “staffette” tra squadre operative.

Parallelamente, iniziative come quella di INTERSOS a Palermo illustrano modelli di assistenza mobile socio-sanitaria che raggiungono persone in condizioni di esclusione sociale o sanitaria anche in aree periferiche o difficili da raggiungere. Queste unità offrono screening medico, assistenza legale e orientamento verso servizi istituzionali, favorendo un primo punto di accesso al sistema di tutela dei diritti.

Palermo, predisposto piano comunale per l’emergenza freddo. Calabrò: “Garantiamo servizio continuativo in aiuto delle persone senza dimora”

 

  • Sostenere l’accesso ai servizi di base e alla dignità quotidiana

Al di là dell’accesso a un tetto temporaneo, iniziative come il nuovo servizio di lavanderia per persone senza fissa dimora a Catania, promosso dalla Community of Sant’Egidio con il supporto di partner internazionali e offerto gratuitamente, rappresentano interventi concreti per restituire dignità quotidiana a chi non ha una casa dove prendersi cura di sé.

Servizi di questo tipo – oltre a rispondere a bisogni materiali – favoriscono strumenti di inclusione e percorsi di emancipazione sociale.

 

  • Potenziare strutture di accoglienza stabili e accessibili

In molte città siciliane persistono carenze strutturali sull’offerta di dormitori pubblici e servizi di accoglienza.

A Catania, reti di associazioni e sindacati hanno denunciato pubblicamente l’assenza di dormitori comunali in grado di accogliere le persone senza fissa dimora, chiedendo alle istituzioni di destinare spazi dismessi, come l’ex Ospedale Ferrarotto, a strutture dedicate di accoglienza.

Questa carenza strutturale evidenzia l’urgenza di una programmazione stabile degli spazi e dei servizi non solo per l’emergenza freddo ma per tutto l’anno, con possibilità di permanenza più lunga e percorsi di inclusione sociale e abitativa.

 

  • Attivare tavoli di coordinamento territoriale tra istituzioni, associazioni e reti cittadine

Un altro elemento indicato dalle istituzioni locali riguarda la creazione di tavoli tecnici permanenti tra amministrazioni comunali, servizi sociali, forze dell’ordine e associazioni del terzo settore.

A Palermo, un tavolo tecnico ha riunito operatori di Caritas, enti locali e rappresentanti istituzionali con l’obiettivo di mappare i servizi esistenti, censire le persone senza dimora e costruire percorsi personalizzati di inclusione che vadano oltre la semplice distribuzione di beni materiali.

Palermo, tavolo permanente dedicato all’emergenza delle persone senza dimora. Calabrò: “Rafforzerà la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti per trovare soluzioni”

Tale coordinamento mira a trasformare le risorse disponibili in opportunità concrete di supporto e inclusione integrata.

 

  • Allineare interventi locali con le politiche nazionali di tutela sanitaria

Sul fronte nazionale, una legge recentemente approvata dal Parlamento italiano garantisce progressivamente il diritto all’assistenza sanitaria alle persone senza dimora, anche a chi non è iscritto nei registri anagrafici, colmando un vuoto legislativo che impediva l’accesso alle cure.

Per le città siciliane questo tipo di tutela è cruciale: l’accesso alla sanità – già difficile per chi vive in condizioni di marginalità estrema – può essere facilitato dal rapporto con le Unità di Strada e dalle organizzazioni di settore, per integrare la presa in carico sanitaria con percorsi di reinserimento.

Palermo, ilSicilia.it con gli “Angeli della Notte”: il volontariato in pandemia e Biagio Conte CLICCA PER IL VIDEO

Queste proposte, frutto di iniziative reali, richieste collettive, programmi istituzionali e reti di supporto attive sul territorio siciliano, offrono un quadro di possibili risposte coordinate e orientate alla dignità delle persone.

In un fenomeno che non si arresta mai e che tocca ogni stagione dell’anno, una risposta efficace richiede non solo interventi di emergenza, ma reti di protezione sociale integrate, servizi continuativi e un vero dialogo istituzionale tra cittadini, associazioni e amministrazioni.

I piani di emergenza salvano vite. Ma non bastano. Il report lo dice con chiarezza: servono politiche strutturali, continuità nei servizi, accesso alla sanità, soluzioni abitative stabili. Servono interventi che non inizino quando il freddo arriva, ma quando la persona è ancora viva, ancora raggiungibile.

La strada non può essere il punto di arrivo. Deve diventare il punto da cui ripartire.

Questa non è una contabilità di morti. È il racconto di una presenza costante di persone che nelle nostre città  meritano attenzione, visibilità e politiche locali efficaci. Persone che abbiamo incrociato, evitato, dimenticato.

Rendere visibile la strage invisibile significa restituire dignità a chi è morto senza casa, e responsabilità a chi vive dentro una società che ha imparato a non vedere.

 

 

Questo articolo fa parte delle categorie:
Condividi
ilSiciliaNews24

Dc, Ignazio Abbate a tutto campo: “Più forti di prima, ci saremo oggi e domani” CLICCA PER IL VIDEO

Tanti sono gli scenari possibili che potrebbero prendere forma nel corso dei prossimi mesi, soprattutto in vista di queste importanti sfide elettorali.

La Buona Salute

La Buona Salute 63° puntata: Ortopedia oncologica

La 63^ puntata de La Buona Salute è dedicata all’oncologia ortopedica. Abbiamo visitato l’Ospedale Giglio di Cefalù, oggi punto di riferimento nazionale

Oltre il Castello

Castelli di Sicilia: 19 ‘mini guide’ per la sfida del turismo di prossimità CLICCA PER IL VIDEO

Vi abbiamo accompagnato tra le stanze di 19 splendidi Castelli di Sicilia alla scoperta delle bellezze dei territori siciliani. Un viaggio indimenticabile attraverso la storia, la cultura, l’enogastronomia e l’economia locale, raccontata dai protagonisti di queste realtà straordinarie.

ilSicilia.it