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La protesta

“Difendere le Egadi significa tutelare la nostra storia e il nostro futuro”: la battaglia di Maria Guccione contro il parco eolico offshore Med Wind

mercoledì 4 Febbraio 2026

Nel tratto di Mediterraneo che separa la costa trapanese dalle Isole Egadi si gioca una partita decisiva che va ben oltre il destino di un singolo impianto industriale. Si tratta di uno scontro emblematico tra due visioni della transizione energetica, da un lato la spinta verso grandi infrastrutture rinnovabili, dall’altro la difesa di territori fragili, identitari e ad altissimo valore ambientale.

Al centro della contesa c’è il progetto Med Wind, promosso dalla società Renexia, controllata dal gruppo Toto, che intende costruire un mega impianto eolico offshore a circa 46 km da Marettimo. Si tratterebbe dell’impianto eolico offshore più grande d’Europa, suddiviso in quattro parchi, Tramontana, Scirocco, Grecale e Maestrale, per una superficie complessiva di circa 945 km², un’area enorme, pari a tre volte l’isola di Malta o a 132.000 campi da calcio. Un’impianto che prevede l’installazione di centinaia di aerogeneratori di ultima generazione, ciascuno con altezze che superano i trecento metri considerando torre e rotore. Le turbine sarebbero distribuite su una superficie marina molto estesa, con fondazioni fisse o strutture galleggianti ancorate al fondale, in un’area caratterizzata da intensi venti ma anche da un’elevata complessità ambientale.

La produzione energetica stimata è elevatissima, tale da alimentare una quota significativa del fabbisogno nazionale. Ed è proprio questo uno dei nodi del dibattito, l’energia generata non sarebbe destinata prioritariamente alle comunità locali, ma immessa nella rete nazionale, mentre l’impatto resterebbe interamente a carico del territorio.

L’opera prevede, quindi, l’installazione di 190 turbine alte fino a 327,5 metri, con rotori del diametro di 295 metri, che dominerebbero l’orizzonte del Canale di Sicilia.

“Immaginate 190 pale eoliche che devastano l’orizzonte, in quello che sta per diventare il paesaggio di ‘Itaca’ e il set cinematografico a cielo aperto dell’Odissea di Christopher Nolan. Le Egadi rischiano di perdere forse il loro bene più prezioso, l’unicità del paesaggio, fonte di sviluppo, turismo e lavoro”.

Queste le parole di Maria Guccione, uno dei volti storici dell’isola di Favignana e anima del comitato cittadino nato contro il progetto, di cui Diego Gandolfo è il coordinatore.

Ho 89 anni e questa sarà probabilmente la mia ultima battaglia. Non so se, come allora, Davide riuscirà a sconfiggere Golia, ma voglio avere la coscienza a posto per aver fatto tutto ciò che potevo“, spiega Maria Guccione. “Questa lotta non è per me, ma per la mia terra, per i suoi figli e per i bambini che meritano un mondo integro“.

La nascita della protesta

La reazione delle Egadi non si è fatta attendere. Nei mesi scorsi è nato un comitato cittadino, promosso da residenti, pescatori, operatori turistici e sostenuto da associazioni ambientaliste storiche.

Memorie tecniche, osservazioni formali e documenti di contestazione sono stati trasmessi al Ministero dell’Ambiente, alla Capitaneria di Porto e agli enti coinvolti nel procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale. Non una protesta di principio, tengono a sottolineare i promotori, ma una richiesta di ripensamento radicale del progetto.

Il comitato e i suoi sostenitori ribadiscono una posizione fondamentale. 

Noi non siamo contro l’energia eolica, che è fondamentale per la transizione energetica. Noi siamo contro un impianto dalle dimensioni mostruose e dal forte impatto ambientale“.

Gli esperti segnalano come il progetto possa compromettere irreversibilmente la rotta di milioni di uccelli migratori, di cetacei e di tonni, oltre a creare gravi problemi al traffico navale, costretto a concentrare le rotte in uno spazio ristretto e pericoloso. L’impianto impatterebbe anche sul paesaggio visibile dalle Egadi, sulla biodiversità marina, sulle correnti, sulla salute umana, e aggraverebbe la presenza di microplastiche. Le attività di pesca e il turismo, vitali per l’economia locale, sarebbero gravemente compromessi.

Il parco eolico metterebbe quindi a repentaglio l’ecosistema di valore eccezionale, confinante con la più grande Area Marina Protetta d’Europa. Le operazioni di installazione provocherebbero rumori subacquei e vibrazioni che danneggerebbero l’udito e i comportamenti dei cetacei e di molte specie ittiche, mentre l’esercizio delle turbine genererebbe un rumore di fondo industriale costante, trasformando il “sacro silenzio degli abissi” in un frastuono.

L’area comprende il Banco degli Skerki, “una vera nursery per la fauna marina”, ricca di merluzzi, gamberetti, gamberoni, scampi e pesci San Pietro, risorsa preziosa per la pesca locale e la ristorazione a chilometro zero.

“Le microplastiche prodotte dalle pale, gli effetti elettromagnetici, gli infrasuoni e gli infrarossi sono dannosi per tutta la fauna marina i pesci o si abituano, restando in un’area inaccessibile ai pescatori, oppure scappano, ma si allontanano dove? Di certo questo metterà a rischio la nostra marineria”.

Un cambiamento che non può essere liquidato come marginale, perché il paesaggio, in questo caso, è anche economia, cultura e identità collettiva.

Nessun beneficio diretto alle Egadi

Le Egadi non sono semplicemente un arcipelago, sono un simbolo della Sicilia occidentale, una meta turistica fondata sulla percezione di un ambiente integro, su orizzonti liberi da infrastrutture invasive, su un rapporto diretto e antico tra comunità e mare.

La beffa finale è che nessun watt di energia prodotto dal parco sarà destinato alle isole Egadi. L’energia verrà convogliata tramite un cavidotto in Sicilia, per essere immessa nella rete nazionale, mentre le Egadi continueranno a dipendere da centrali elettriche a gasolio, altamente inquinanti e costose.

“Quali sono allora i benefici per le comunità locali? Cosa guadagnano i pescatori, il turismo, l’ambiente siciliano? Assolutamente nulla”, sottolinea Maria Guccione.

Il progetto sostiene di creare posti di lavoro, ma il comitato parla chiaro. “Non intendiamo svendere il nostro patrimonio più prezioso per qualche posto di lavoro e promesse vaghe. I posti di lavoro persi a causa del danno alla pesca, al turismo e alla sicurezza navale sarebbero molto più numerosi”.

Per questo è nato un comitato promosso da cittadini, associazioni ambientaliste, pescatori e amministratori locali, affiancato da associazioni come Italia Nostra, Amici della Terra, il WWF, l’oasi delle saline, AGC che rappresenta le categorie di pesca, quindi rappresenta Mazzara, Castellammare, Marsala, Favignana, “queste adesioni ci danno coraggio e forza“. E’ grazie a queste adesioni che si sono raccolte, fino a questo momento, 1.161 firme contro il progetto.

Il comitato chiede alle istituzioni di bloccare immediatamente il progetto e di favorire la realizzazione di impianti eolici sostenibili, rispettosi del territorio e delle comunità.

I Comuni della fascia costiera della provincia di Trapani, a partire da Favignana, hanno espresso pareri negativi, ma il comitato denuncia l’assenza di un vero diritto di veto da parte delle comunità locali e chiede un intervento diretto da parte del presidente della Repubblica, del presidente della Regione Siciliana, della Capitaneria di Porto di Trapani e del Ministero della Transizione Ecologica.

Maria Guccione, che da decenni si batte per la salvaguardia delle Egadi, ricorda con forza.Difendere le Egadi significa dire no a chi vuole trasformare un patrimonio millenario di bellezza e cultura in una distesa di bulloni e turbine. Il mare va difeso nella sua interezza per onorare il passato e proteggere il futuro”.

Gli esperti del comitato, come l’esperto di archeologia subacquea Pippo Cappellano e il campione di pesca subacquea Nicola Riolo, confermano i rischi ambientali, paesaggistici e socioeconomici di un progetto che minaccia la biodiversità marina, la sicurezza della navigazione e l’economia locale basata su pesca e turismo.

Maria Guccione è netta: “Non è una questione di energia pulita o sostenibile, ma di rispetto per il territorio. La politica deve fare un passo avanti e ascoltare chi vive e ama queste terre.”

Energia pulita sì, ma con rispetto. Il caso Egadi è emblematico di un dibattito nazionale, la transizione energetica deve coniugare la produzione di energia rinnovabile con la tutela dei territori e la partecipazione delle comunità locali.

Gli investimenti in energia pulita sono fondamentali, conclude Maria Guccione, ma non devono calpestare i diritti delle comunità né depredare i territori con progetti mastodontici e insostenibili“.

L’iter autorizzativo non è concluso. Le osservazioni presentate dovranno essere valutate, e il confronto resta aperto. Ma una cosa è certa, qualunque sarà l’esito finale, il progetto del parco eolico al largo delle Egadi ha già prodotto un effetto tangibile, riportando al centro del dibattito pubblico una domanda cruciale: chi decide il futuro dei territori e a quale prezzo?

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