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La dinamica

Emergenza-urgenza tra Mascali e Riposto: il nodo 118 dopo la riapertura del Pronto Soccorso

giovedì 15 Gennaio 2026
foto d'archivio

“È l’ora della protesta collettiva. Mascali, così come Riposto, deve avere i propri servizi essenziali. Il 118 non riguarda solo un Comune, ma un intero comprensorio che non può essere lasciato al proprio destino”.
Il grido d’allarme lanciato dal sindaco di Mascali, Luigi Messina, riporta al centro il tema della tenuta dell’emergenza-urgenza nel distretto jonico-etneo, dopo la decisione di sopprimere il medico di bordo nella postazione del 118 di viale Immacolata e la rimodulazione delle ambulanze aggiuntive attivate negli anni scorsi anche nel vicino Comune di Riposto.

Una scelta che, dal punto di vista dei territori, viene letta come un depotenziamento del soccorso pre-ospedaliero proprio mentre le esigenze sanitarie crescono. Ma è veramente così?
Mascali conta circa 14 mila residenti e, nei mesi estivi, in particolare lungo il litorale di Fondachello, la popolazione aumenta in modo significativo per effetto della presenza turistica. Una dinamica che interessa anche Riposto, con la chiusura della postazione del 118 da gennaio 2026, e più in generale l’intero asse costiero, con un impatto diretto sul numero e sulla tipologia degli interventi di emergenza.

Dopo la riapertura del PS

La rimodulazione delle ambulanze e del personale si è avviata dopo la riapertura del Pronto soccorso di Giarre, che aveva reso necessarie negli anni precedenti misure straordinarie di supporto al soccorso territoriale.

Proprio in quegli anni, l’assessorato regionale della Salute aveva autorizzato l’attivazione di ambulanze aggiuntive e il potenziamento di alcune postazioni territoriali come misura compensativa a tutela della sicurezza della popolazione. Con il ritorno alla piena operatività del presidio ospedaliero, la rete è stata progressivamente riallineata all’assetto ordinario.

Secondo le linee di indirizzo nazionali sul sistema di emergenza-urgenza, la dotazione dei mezzi di soccorso non può essere valutata esclusivamente sulla base del numero dei residenti, ma deve tenere conto di fattori correttivi come la stagionalità, l’estensione territoriale, i tempi di percorrenza verso il Pronto soccorso e la densità dei flussi turistici. In termini generali, gli standard indicano una copertura media di un mezzo di soccorso avanzato ogni 50-60 mila abitanti, con possibilità di rafforzamento in aree costiere o ad alta pressione stagionale.

Applicando questi criteri al comprensorio Mascali, Riposto e Giarre, emerge come la presenza di un Pronto soccorso attivo rappresenti un elemento centrale di riequilibrio della rete, ma non esaurisca completamente il tema della risposta territoriale, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso e nelle fasce orarie più critiche. Il nodo non riguarda tanto il numero assoluto delle ambulanze, quanto la capacità del sistema di garantire tempi di intervento adeguati e risposte proporzionate alla complessità degli eventi.

Emergenza-urgenza e Sistema sanitario

Dal punto di vista operativo, la centrale del 118 di Catania chiarisce i limiti e le responsabilità del proprio ruolo.

“La rimodulazione del medico di bordo rientra in scelte organizzative che fanno capo all’Asp e non dipendono direttamente dalla centrale operativa del 118. Il nostro compito è valutare la gravità dell’evento e indirizzare il mezzo più adeguato tra quelli disponibili, all’interno delle risorse che vengono messe a disposizione sul territorio. A chiarirlo è Isabella Bartoli, direttore della centrale della macro area Catania–Ragusa–Siracusa.

“I medici afferiscono alle Asp, le ambulanze e gli autisti soccorritori al circuito SEUS, i rianimatori alle Aziende ospedaliere – sottolinea -. La centrale operativa coordina questi elementi con l’obiettivo di garantire la massima tempestività possibile, anche in una fase segnata da una carenza diffusa di personale e mezzi”.

Una dinamica che va ben oltre il contesto locale e si ripete in molte aree d’Italia, dove la pressione crescente sull’emergenza-urgenza si scontra con una carenza di personale ormai strutturale, legata a pensionamenti, turn over insufficiente, carichi di lavoro elevati e alla scarsa attrattività del settore. Una condizione che rende sempre più complessa la gestione delle centrali operative e impone scelte di priorità spesso difficili.

Daniela Faraoni, assessore regionale alla Salute

In questo scenario la Regione Siciliana porta avanti la revisione della rete ospedaliera, un piano approvato dalla Giunta regionale e dalla Commissione Salute dell’Ars e in attesa delle valutazioni e delle integrazioni richieste dal Ministero della Salute per l’autorizzazione finale.

La proposta di nuova rete punta a ridefinire ruoli e funzioni degli ospedali secondo livelli di complessità assistenziale, rafforzando i presidi di base e i collegamenti con l’emergenza pre-ospedaliera, in linea con le indicazioni nazionali sulla gestione delle patologie tempo-dipendenti. Un assetto che resta al centro del confronto istituzionale.

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