Il capitano ritrova i colori rosanero. Fabrizio Miccoli torna a Palermo avvolto e travolto dal calore dei suoi tifosi in occasione della presentazione del libro “Gloria e peccato di un campione”, scritto a quattro mani da Lorenzo Avola e Carolina Orlandi ed edito da 66thand2nd. Dall’ascesa calcistica alle vicende giudiziarie fino alla rinascita e il percorso intrapreso dopo la condanna e il periodo detentivo: l’ex calciatore salentino si è aperto e raccontato a tutto tondo, tra romantici ricordi e rimpianti.
Sbarcato nel capoluogo siciliano nell’estate del 2007, Miccoli è stato protagonista di stagioni ad altissimi livelli in serie A. Una carriera macchiata e inevitabilmente segnata dalle vicende giudiziarie. Fatale si è rivelata la conversazione intercettata con Mauro Lauricella, figlio del boss palermitano Salvatore, nella quale l’ex bomber pronunciò parole offensive nei confronti del giudice Giovanni Falcone. La scelta della Fondazione Falcone non arriva così a caso.
“L’ultima conferenza stampa la ricordo bene. Era anche il mio compleanno. Ero in viaggio in Grecia con la famiglia e quando presi il telefono vidi i messaggi. Ho chiesto subito scusa, ma non avevo capito effettivamente cosa era successo. Poi organizziamo quella conferenza dopo una settimana“. L’incontro con Maria Falcone? “Lei è stata fantastica. Avevo un po’ di paura, ma ero concentrato e lo dovevo alla mia famiglia, soprattutto a mia moglie e ai miei figli. È stata molto accogliente“.
“Quando le cose vanno bene – ha aggiunto – hai tanti amici. Quando giocavo avevo 20mila amici, ora ne ho 3. C’è chi mi è stato vicino come Cosmi, D’Aversa, Balzaretti o Carrozzieri“.
“Prigioniero” del calcio? “Si, ma come tutti quelli che si dedicano al calcio al 100%. Però ci sono anche tante altre cose belle, soprattutto qui a Palermo. Mi sentivo come Maradona a Napoli“.
Miccoli ha poi ricordato uno dei momenti più alti della carriera: la finale di Coppa Italia contro l’Inter a Roma: “Lì finì tutto. Rimasi solo io praticamente. Il calcio è anche questo. Si aprono cicli che poi finiscono. Non ho rimpianti. L’unico forse è quella partita. È stato emozionante portare 40-50mila tifosi palermitani a Roma. È stato il punto più alto insieme alla partita contro la Sampdoria“.
Chi è rimasto nel cuore? “Al primo posto la curva nord e tutti i tifosi. Poi Balzaretti che mi è stato sempre stato vicino. Infine due talenti che sono rimasto stupito subito appena li ho visti: Ilicic e Dybala“.
Ma cosa fa oggi il campione che illuminò e fece sognare il Renzo Barbera e tutta Palermo? “Oggi ho un’accademia di calcio, in realtà da un po’ di anni. Da quest’anno mi sono buttato sul calcio femminile. Tre anni fa ho fatto una squadra femminile che disputata il campionato di eccellenza pugliese. Mi sono appassionato e quest’anno mi sono posto l’obiettivo di vincere il campionato. Ho vinto campionato e la coppa. Se va bene il prossimo anno affronteremo il Palermo femminile e lo ospiteremo“.
Miccoli ha poi svelato in anteprima un evento che promette faville, dal fortissimo sapore amarcord: “Il 26 settembre faremo una partita al Barbera. Un mio addio al calcio, dove mi piacerebbe ospitare la squadra del 2010. Spero che vengano in tanti. Inviterò diversi artisti e il ricavato andrà alla Fondazione Falcone“.
Un passaggio inevitabile riguarda la Nazionale azzurra, che per la terza volta consecutiva non disputerà i Mondiali: “Non lo so perché non si sia qualificata, ma servono cambi all’interno della Federazione e valorizzare i settori giovanili, non solo con le chiacchiere“.



